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Giacomo Lubrano
Sonetti

IntraText CT - Lettura del testo

  • CXXXV
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CXXXV

SU L’ISTESSA

 

Sacrilegii del Caso o di Natura,

sdegno fatale o temerario esempio,

sacre a Giesù precipitò le mura

d’un pensil Paradiso in cima al Tempio?

 

Non no; de l’Uom l’irriverenza impura

fe’ di mole sì eccelsa orrido scempio,

ché a mover Terra e Ciel, se al mal s’indura

basta ogni colpa, è Archimede ogni empio.

 

Napoli guarda ben tra sassi infranto

un Panteon di glorie; e ponga fine

a le licenze tue perenne il pianto.

 

Se segui ad irritar l’ire divine,

morto per sempre a le Sirene il canto,

nome sordo sarai sol di rovine.

 




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