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| Giacomo Lubrano Sonetti IntraText CT - Lettura del testo |
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XXIII VANITÀ NEL COLORITO VARIO DELLE SETE
Non sazio di rapir lane a gli armenti, a le Tigri, a Pantere orridi velli, Barbare piume a Messicani augelli, sviscera il Lusso ancor Vermini spenti.
Mostran filate l’arie, orditi i vènti le sete in sottilissimi capelli; che quanto velan men, tanto più belli stima il guardo profan suoi ornamenti.
Tiranna Vanità di che ti pregi? Le pompe al fragil corpo offri in tributo, e lasci l’alme ignude in mezzo a’ fregi.
Confonderti ben puoi, ché un vil rifiuto di escrementizio Verme ammanta i Regi; e più Cesari veste un picciol bruto.
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