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CONCLUSIONE
Dio ha
stretto forse le nostre file, ha dilatato il nostro cuore. Ha aperto gli
orizzonti della fraternità universale. Ci chiama a trasformare la globalizzazione in solidarietà, la convivenza planetaria in
dimensioni di gesti di amore e di fraternità
Tutto a partire di un
rinnovato impegno nella solidarietà della spiritualità cristiana e della vita
consacrata, comune a tutti, ma anche nello scambio dei doni spirituali e
materiali, regola d’oro della vita di comunione nella Chiesa ( cfr. Lumen gentium n. 13),
per essere edificati in Cristo e nella pienezza dei doni dello Spirito che nessuno
ha, ma insieme li possediamo se ce li doniamo.
Ciò risponde ad una estensione del principio della NMI n. 43 della
spiritualità di comunione, in quanto è possibile, ed è possibile, dalla Chiesa
alla fraternità universale, iniziando dai nostri Istituti:
-aspetto
teologico e teologale dell’altro, degli altri, dei diversi carismi come
riflesso della Trinità che è in me ma che è pure nell’altro come appartenente
ad un carisma ecclesiale;
-senso
di appartenenza reciproca e di aiuto concreto nella
dimensione dell’amicizia nell’unico corpo di Cristo; e quindi condivisione di
gioie e dolori, e problemi
-
visione del positivo nell’altro per accoglierlo e
valorizzarlo come dono di Dio, un dono per me, oltre che per la famiglia
religiosa che lo ha direttamente ricevuto;
-
fare spazio agli altri, anche come famiglie, carismi,
istituzioni, opere, respingendo gelosie, diffidenze, competizioni, sleali
concorrenze che non giovano alla comunione e alla testimonianza e indeboliscono
a lungo andare le opere e le loro motivazioni apostoliche per il Regno di Dio.
-
Forse è questo
un compito nuovo per il nostro tempo da vivere e testimoniare con intensità,
per precedere anche nell’amore fattivo della fraternità tutte le altre
vocazioni della Chiesa.
Vorrei finire con un bel
testo medievale di un canonico regolare del sec. XI che parla ancora della
comunione fra i carismi:
“Ama nell’altro ciò che tu
stesso non hai, affinché l’altro possa amare in te ciò che egli non ha, perché il
bene compiuto dall’uno sia anche bene dell’altro, e siano uniti nell’amore
coloro che sono divisi dalle occupazioni…Se ti avviene di non poter raggiungere
ciò che un’altro possiede, è amando che lo
possiederai”.
Un invito che viene da
lontano ma oggi appare urgente e provvidenziale per
vivere nella comunione della reciprocità, arricchire le nostre povertà con il
dono di tutti, fortificare le nostre fragilità con l’aiuto di tutti. Per
costruire insieme nella Chiesa una spiritualità apostolica e missionaria di
comunione, presenza nel mondo del battito di amore
(comunione e missione) della santa Trinità.
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