Atto, Scena
1 1, 1| oscuro e crudo~rotasti, o sol, quel dì che l’empio lido,~
2 1, 1| sètte,~e che femina imbelle,~sol fra la pace avezza a tesser
3 1, 1| bontade immensa;~né spiri sol di libertà la speme,~ma
4 1, 1| la rocca~il soldato, che sol, fra tanti e tanti~che fanno
5 1, 1| mai placida spiri~aura, né sol risplenda~ned acqua sorga
6 2, 1| si dice; ma chi ’l dice~sol fra le labra parla: la paura~
7 3, 1| d’opra terrena~chi per sé sol l’ha in Cielo. —~Con sì
8 3, 1| noi, che sconsolate e sole~sol possiamo obliar le cure
9 3, 2| fronte consolata!~Tu nostro sol, tu nostra speme sei:~se ’
10 3, 3| sacri uffici,~tanto fie sol, quanto fie voglia e legge~
11 3, 3| con quella libertà, che sol mi lascia~la tua reina,
12 3, 3| mendicità. Fui mandat’io~sol per udir quel che s’è udito
13 4, 1| sospiri.~Ma ciò sia nulla, e sol mi si conceda~versar acque
14 4, 3| l’error, e sia la pena~di sol una. Ma ’l fallo si divide~
15 4, 3| Chi nacque re commandi e sol soggiaccia~a le leggi e
16 4, 3| altrui poter e di se stesso~sol può quel ch’altri vuole.~ ~
17 4, 3| C. di COMBERLANDA~ Questo sol, che tu miri~precipitando
18 4, 3| e ferir e occidere è un sol punto,~e ’n un punto confonde~
19 5, 3| di quanto avemmo un tempo~sol ci resta il dolore.~ ~CAMERIERA~
20 5, 4| Ahi, che non visto male~è sol metà di male!~ ~CORO~Dolor
21 5, 4| saprai, e chi m’occida;~da me sol sappi questo,~ch’io moro
22 5, 4| La cameriera mia, cui sol rimane~imagine di vita,~
23 5, 4| MAGGIORDUOMO~ Indi con sol duo passi s’è accostata~
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