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Federico Della Valle
La Reina di Scozia

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  • ATTO TERZO
    • SCENA SECONDA
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SCENA SECONDA

 

REINA, CAMERIERA e CORO.

 

REINA

Spero, lassa, o non spero?

O che creder debb’io de la novella

dolcissima bramata,

dolce e bramata inseme,

quanto fra i duri mali

ai miseri mortali

dolce e cara è la speme?

La qual da lunge or si dimostra al core

ed ei voglioso la vagheggia e mira,

ma non sa l’arte il petto

di darle in sé ricetto.

La lunghezza del male

toglie la fede al bene,

che frettoloso viene!

 

CAMERIERA

 Quasi lieve rugiada matutina,

ch’invisibil ci bagna,

vien quel ch’il Ciel destina,

e più volte ne sentiam gli effetti,

pria che vederne i segni.

Ma se segno veggiam di bene o male,

esser più certo a noi debbe il successo,

quanto è più certo il tuono,

poi che s’è visto il lampo.

 

REINA

Ma sovente balena,

e taciturno poi

il ciel si rasserena.

Così, spesso anco suole

apparirci l’aurora,

e poi non segue il sole.

 

CORO

È cosa sì comune la speranza,

che non v’è stato umano,

o misero o felice, o vile o altero,

a cui ella si tolga.

Anzi pur soavissima e benigna,

per l’aria nubilosa o ver serena

dei vari avenimenti

volando, a l’alme s’offerisce e porge,

e di se stessa è donatrice larga,

ov’ha chi la riceva.

E se la speme ha luogo

fra le cose ch’han titolo di bene,

di bene anco si priva

chi di speme si priva,

e al danno congiunge anco l’errore;

s’è pur error privarsi

d’un ben, ch’a noi vuol darsi

senza fatica o prezzo,

d’un ben, che mai non nuoce

e può sempre giovarci.

 

REINA

Volar può la speranza,

come tu dici, ed offerirsi altrui;

ma nulla è ch’ella s’offerisca e voli,

se non v’è chi la veggia.

Né può vederla il misero fra i mali,

ché la somma dei mali

l’imagine dei beni anco confonde

e ’nvolve in cieco velo

a l’infelice il cielo.

 

CAMERIERA

 A me par, se la speme

è aspettazion di bene,

più si conviene a l’infelice, quanto,

alternandosi il giro

ne lo stato mortale,

il male al ben succede,

e il ben succede al male.

Quinci potrebbe dirsi

che la speme del misero esser debbe

del felice la tema.

 

REINA

Vuoi tu dunque ch’io speri?

 

CAMERIERA

 Anzi ’l vuol la ragione!

Né tu potrai negar, o mia rena,

ch’a grande alma real non si sconvegna

lasciar il corpienamente ai mali,

che ’n sé non abbia loco almeno al bene

che da speranza viene.

Se la novella è vera,

la ragion dice: spera;

se sarà falsa poi,

l’aver sperato invano,

che può nuocer a noi?

Ma non vaglia ragion, vagliano i prieghi

di queste serve tue:

consolaci, ti prego,

con la vista bramata

di fronte consolata!

Tu nostro sol, tu nostra speme sei:

se ’n te la luce e la speranza è sgombra,

noi solamente siamo

disperazione e ombra.

 

REINA

Speri l’alma al voler de l’altrui voglia,

s’al mio voler non puote! Io spero, o donne;

e vuostimar che la girevol ruota,

fissa già lungamente

col chiodo del mio danno,

or dal fondo si mova in vêr la cima,

se non per trarmi al seggio

de la fortuna prima,

ov’io nacqui, ov’io fui,

almen perch’io trar possa

l’aria, ond’han nodrimento e spirto e vita,

sotto libero cielo.

 

CORO

Ciò ti conceda il Cielo;

ch’a conseguir il resto

fia duce ed arme il dritto.

 

REINA

Oh, se fia mai ch’io giunga

a riveder i campi

de la mia patria amata,

del regno, ove già lungo, antico rivo

del sangue mio ben glorioso corse

fra scettri e fra corone;

ove ’l cenere giace

di tant’ossa onorate,

ond’ebber carne queste carni stanche,

che dirò? Che farò? Qual sarà il core?

Quai saranno i pensieri?

Vedran questi occhi gli occhi

di tante amate genti a sé rivolti

e la letizia mia

partita in mille fronti, in mille cori.

Onorerò onorata,

più gradirò servita;

perdonerò, tornerò il seggio a molti

de la prima fortuna;

ascolterò, risponderò, donando

or grazie ed or mercedi:

ahi, opre lungamente tralasciate,

come in lieve speranza

or fra dolci ed acerbe

a l’alma mi tornate!

 

CORO

Di colà viene uomo straniero in vista

e ’n autorevol passo.

Forse altre volte l’ho veduto, o pure

m’inganna il debil occhio:

faccia Dio ch’egli venga amica stella,

messaggiera de l’alba, anzi del sole

de la libertà nostra!

 

REINA

Il riconosco,

e fu già un tempo conoscenza acerba;

non so quel ch’or sarà: quel volto ancora

m’affligge in rivederlo!

 

CORO

Egli è Beel, il consigliero, amico

de la nostra nemica.

Forse per sodisfar passata offesa

di disprezzo e d’orgoglio, ha preso il carco

d’esser ministro a cortese opra e cara.

 

REINA

Anima bassa e vile

mal può farsi gentile.

Tacciam, ch’egli s’appressa. O pur è meglio

ch’io men rientri. Il cor troppo si scuote,

s’addolora, s’adira.

 




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