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| Federico Della Valle La Reina di Scozia IntraText CT - Lettura del testo |
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SCENA PRIMA
Signor, io so che là su regni e vivi, volvi le cose umane, e premi e pene libri con lance a le nostr’opre eguale. sì bassa e vil, che, col terren congiunta, pur quasi fango si calpesta e preme. l’altiera testa, e vuole, e chiama, e impetra, e dice, e impera, e volge il dritto e ’l torto l’ingiusto e l’empio; e come di sua voglia fa de la vita e de la voglia altrui. Che poss’io dir, se non che i tuoi giudìci e le leggi, con cui l’opre governi, e stolta cade, se poggiarvi tenta? Muore Maria di Scozia e Isabella d’Inghilterra l’occide!
di genti miserissime e meschine: Anzi le restan solo i danni e i mali,
Ma che dicon? Che fanno colà entro?
Dato le han poco spazio ancor di vita: ed ella, poiché dentro venne seguita da la cruda schiera, che qui veduto avrete, essendo giunta a la più interna stanza, rivolgendo gli occhi placida e umìle a quei che seco venian a par, ch’autorità maggiore hanno in quest’opra, ha detto: — Qui finisca, amici, prego, il vostro venir meco, questo poco di vita che m’è data. Apparecchiate voi quel che conviensi per la morte mia, ch’io farò l’apparecchio per l’altra vita. Ciò dato mi sia per grazia, se volete, — Ciò — detto ha l’un di lor — dato ti sia; ma sia breve lo spazio a l’opera che chiedi. — Ella con gli occhi gravi e tranquilli ha consentito e, dentro entrata, spinto ha l’uscio per serrarsi, ma n’è stata sospinta; e quindi queta ritiratasi a dentro, il volto tinto me, che l’era vicino, ha rimirato. de le lacrime sorte a l’aspra vista, al misero spettacolo; ma scorse son allor per le guance con così larga riga, ch’ella, accorta del mio pianto, serena, ha detto: — Che hai? o la mia libertade? —
e altro volea dir; ma ’l duol m’ha tronca ha soggiunt’ella allora, ed è d’util maggiore. — Non ha potuto dir queste parole senza rossor negli occhi, e la nascente Quinci, lasciato me, volgendo il guardo a la croce, ch’è appesa a capo al letto, vêr lei s’è mossa con le braccia aperte e al giunger le ha dato un bacio ardente, figgendo al piè la bocca, ove gran pezza s’è ferma. E poi, se stessa abbandonando, caduta ginocchion, con gli occhi fissi in lei, alti singulti, alti sospiri ha dato, e quinci declinando il capo, sì che quasi a toccar giungea la terra, a più poter con la man destra il petto s’è percosso più volte e ripercosso,
Plachino l’ira tua questi sospiri,
Alfin, volendo levarsi, grave dal dolor e forse da quella debiltà, che già contratta ha lungamente, è ricaduta sopra la man sinistra, e con lei dato ha in terra, e ’n cader s’è rivolta. Io, ciò veggendo, son corso ad aiutarla, e me seguito ha ’l conte di Pembrocia, il qual l’ha presa sotto l’un de le braccia, io sotto l’altro, e ’n sollevarla, a noi volgendo il volto, placidissima ha detto: — Il mal e gli anni vi dànno or questo peso, peso grave d’inutil donna. Iddio merto vi dia di quest’ultimo ufficio in util mio! — Sorta, bacia la croce e riverente dal chiodo la discioglie, ove pendea, e strettalasi al petto: — Amici, andiamo: — dice — ecco la guida, a quel poco viaggio, che mi resta, a cui son pronta. Ma se puote ancora misera peccatrice aver mercede di poc’ore di vita, si conceda qualche spazio maggiore, il qual si spenda in ufficio pietoso. Un re, figliolo di madre sventurata, riceva da sua madre, anzi che mora, almen gli avisi del camin estremo. ch’esser potran da voi vedute e lette, Nulla è questo a chi dona, a chi dimanda è molto. — In dubbio han posto i conti la richiesta; pur, al fine han permesso che scriva, e io la lascio La lascio a forza; poich’a forza m’hanno
E dove resta
La meschina caduta è di dolore in grave ambascia. Or riman sovra un letto e a lei sopra Ma già di là discende la famiglia dei conti, e dietro lor mira i ministri
aspettando che segue, ohimé, ohimé! mirala in mezzo a duo ministri crudi Ahi, che la croce ha sovra ’l petto affissa! il debil piè cadente; ma la fronte nulla scopre di doglia o di paura. deh, qual dolor deve assalirla, lassa, in veder care serve abbandonate, e sé sul passo de la morte, ohimé!
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