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Federico Della Valle
La Reina di Scozia

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  • ATTO QUINTO
    • SCENA SECONDA
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SCENA SECONDA

 

MAZZIERO, REINA, C. di COMBERLANDA,

MAGGIORDUOMO, C. di PEMBROCIA e CORO.

 

MAZZIERO

 Traetevi in disparte:

lascisi aperto il varco

a chi viene, a chi segue.

 

CORO

Lascia ch’io m’avvicini

ad aiutar la mia reina, o almeno

a toccarla, a vederla, ohimiei, ohimiei!

Reina, ove ne vai?

 

REINA

Io me ne vo a la vita,

figlie, e anzi ch’io vada,

ritorno a rivedervi:

questa grazia m’è data in sul partire.

Fortunata, se come

vi veggon volentieri questi occhi miei,

così vi vedessi anco in altro stato!

Questo a me toglie il Cielo;

ma a voi non torrà forse il rivedervi,

ove pria me vedeste:

quest’ultima speranza al cor mi resta.

Rimanetevi in pace,

e se ’l mio mal vi duole,

raddolcite il dolore

con la libertà vostra;

con quella libertade,

che voi non eravate

per aver meco mai.

Questa fie la mercé che dar vi debbo

di tanta servitù, di tanti mali

meco passati e corsi.

I fratei vostri, i padri

avran di voi più aventurosa cura,

ch’aver non ha potuto

una vostra reina!

Perdonate, mie figlie,

i disagi sofferti,

le fatiche, gli affanni,

per donna, che sì mal può darne il merto!

Altra era la mia voglia e la speranza:

a Dio piace altrimente.

 

CORO

O Dio, pietoso Dio,

lasciala solo in vita

e raddoppia in me i mali!

 

REINA

Volgete pure i preghi

a chiedermi la pace,

sì poco avuta in terra

e nulla meritata

dov’io la spero, in Cielo.

E fra i preghi anco vostra cura sia

(questa è la grazia estrema

ch’io vi dimando, amiche e figlie care)

che quest’ossa, da voi amate un tempo

e amate, credo, ancora,

abbian con opra pia la sepoltura

da le man vostre; a me fie l’opra cara

anco ne l’ossa estinte.

Traetele con voi,

dove vi trarrà benigna cura

del Signor nostro e Dio.

La cameriera mia,

ch’io lascio non so come,

sia vostra guida e scorta:

onoratela, prego, e ubidite

ai suoi consigli. Ella è benigna e saggia,

e v’ama quasi madre:

amatela anco voi

e rimirate in lei che con voi resta,

me, già vostra reina,

che v’abbandono e lascio.

Ricordevoli siate

ch’io fui vostra padrona per natura,

ma per affetto madre

e per sorte compagna

di sventure e d’affanni.

 

CORO

Ahimiei, ahimiei!

Per me risponda il pianto,

se non può la parola.

Ohimé, ohimé, ohimé!

 

C. di COMBERLANDA

 Assai s’è detto; vanne!

Che più qui si ritarda?

 

REINA

Amico, io vado;

ma chi le membra aita,

sì che il piè infermo vada? I’ più non posso.

 

MAGGIORDUOMO

 Ahi, reina, ahi padrona!

 

REINA

Dopo sì lungo strazio ancor ti duoli?

Che hai, fedel? Che senti?

Porgimil braccio, e sia

questa l’opera estrema

de la tua servitù cara e amata,

ma mal guiderdonata.

 

C. di PEMBROCIA

 Porgile il braccio, aiuta

la debil tua padrona.

 

MAGGIORDUOMO

 Ahi, ufficio crudele

di sventurato servo,

sventurato e fedele!

Io, dunque, ti conduco, o mia reina,

ti conduco a la morte!

 

REINA

Vieni, caro, vien meco.

Nulla più potrai far, che caro sia,

se non questo ch’or fai.

Sempre m’accompagnasti

nel corso de la vita o buona o ria;

accompagnami or anco

nel passo de la morte,

e movi con il piè la lingua meco,

e pregarmi virtute e sofferenza,

in così orribil varco.

 

MAGGIORDUOMO

 Ahi, che ’l petto si serra,

ned altro posso, ohimé, se non dolermi!

Lagrime e pianto, ohimé,

sono, ahi, sono miei prieghi!

 

CORO

Ella sen va, sorelle,

e seco van questi occhi e questo core,

che con gli occhi la segue.

Ancor la veggio, ancora;

ancor la testa miro,

ancor ne veggio il velo...

Ahi, ch’ella mi s’è ascosa,

ahi, ahi, sparito è ’l sole!

 




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