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Federico Della Valle
La Reina di Scozia

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  • ATTO PRIMO
    • SCENA SECONDA
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SCENA SECONDA

 

CORO, CAMERIERA.

 

CAMERIERA

 Ma voi, figlie, che fate,

che tutte uscite Resta dunque sola

la reina là entro?

 

CORO

Ella c’impose

il venircen qui fuori, a l’aria, al cielo,

che sì raro veggiam; e s’è rinchiusa

sola là, ne la stanza più riposta,

dove orar suole.

 

CAMERIERA

Impetrino i suoi prieghi

pace a l’alma affannata. Or qui vi lascio,

e darò un giro sin dove è permesso

dal capitan custode

che ’l prigioniero piè scorra ed arrivi:

fra poco qui ritorno. Voi quest’ora

datavi a respirar, spendete, prego,

lodando Dio e pregando, e accompagni

la lingua il vostro affetto: umil affetto

e devoto conviensi a gran sciagura,

ch’alfin si piega il Cielo.

 

CORO

Non fu stanca giamai

né la lingua né ’l cuore

ad opra sì devuta,

in tanto di miserie acerbo orrore.

Immutabile, immota,

in luminoso velo

di candida caligine s’asside

l’alta Mente, onde pende

quanto stassi e s’aggira,

e de l’eternità l’antico stile

in diamante durissimo la legge

impresse, onde si regge

quel che là su risplende

e quel che qua giù spira:

ma se prega e sospira

aggiunta a pura voglia anima umìle,

la voce il Ciel percuote

e imperiosa scuote

il gran decreto, che si volve e piega,

ov’è chi chiama e prega.

Tal legge a sé prescrisse

Potenza alta, infinita,

ch’essendo invitta contra quanto ha vita,

in dar ad un sospir di sé vittoria

si compiace e si gloria.

Odi, o Pietade immensa,

antiche prigioniere,

a cui Tu sola per rifugio resti;

d’infelice reina,

o gran Re, miserere!

E s’a lei scettro desti,

o forte, o giusto, o pio,

libertà non le tolga

imperio ingiusto e rio

d’empio voler maligno.

O pietoso, o benigno,

soccorri ai nostri danni,

e di guerra crudel fra tanti affanni

sia la vittoria mia;

il merto a te si dia!

Ma di là vien a lungo passo e lieve

un de’ nostri nemici:

misera me, non venga

autor di nuove cure

a le nostre sciagure!

 





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