abban-conse | consi-immer | immob-penet | penit-simul | sinch-xanto
grassetto = Testo principale
Atto, Scena grigio = Testo di commento
1 3, 3| corpo, io seco resto;~se l’abbandoni, io l’abbandono. Ah, cessa,~
2 3, 3| resto;~se l’abbandoni, io l’abbandono. Ah, cessa,~Merope, di tentarmi.
3 5, 8| commise anco il secondo.~S’abbandonò su quella stessa spada,~
4 5, 4| o stanca~un’altra volta abbandonolla; e mentre~ver la selva confusa~
5 2, 1| NUTRICE~Parlò in Delfo abbastanza.~ ~AMFIA~ Io non l’intendo.~ ~
6 3, 4| orribil fosse:~né cercasse d’abbattermi l’ardire~crudelmente ingegnosa,
7 3, 2| sangue mio~l’indegno foco; abbatterò gli altari,~sacrilego, profano,
8 5, 8| le mura al pian d’Itome, abbatti~i tetti nostri, e giaccia~
9 1, 2| sopraggiunge e ignoto~all’anima abbattuta dal dolore:~così nel discacciar
10 1, 4| giacendo miserabili ruine~d’abbattuti edifizii, onde l’orrore~
11 | abbia
12 3, 4| incontrar ciò che natura abborre.~Venisse almen tutta la
13 5, 8| Messenia, e ’l nome nostro abborri,~stendi le mura al pian
14 3, 5| nostra ignobiltà di mezzo~ad abborrir la conducesse il fine,~quanto
15 5, 1| che se l’approva Itome,~l’abborriscan li dèi.~ ~NUTRICE~ Prima
16 5, 3| Mi soffre il cielo, o m’abborrisce? Un regno~mi promette la
17 1, 4| confuso popolo mi traggo,~abborrisco l’aspetto~delle cose turbate,
18 5, 1| li dèi.~ ~NUTRICE~ Prima abborrito~sia l’inganno funesto! A
19 2, 5| o lo vorran. Le violenze abborro.~Libera io do la figlia
20 1, 5| tutelari patrii numi e Giove~abitator di questo nobil monte~difendano
21 2, 2| incalzammo. Arena,~accusata dall’abito e dal crine,~prima fuggìa:
22 5, 1| nobile ch’era e gloriosa,~abominevol farla.~Della pietà materna
23 2, 5| Determinato è questo~funesto, abominevole pensiero!~Tua mente il concepì!
24 1, 6| mio.~ ~NUTRICE~Par che tu abusi~il favor degli dèi, che
25 4, 5| romor vario cresce,~e come accader suole~in gelosa materia,
26 1, 4| fierissimo rivale.~Stava accampato lo spartano a fronte~dell’
27 5, 4| fredda mi porse e in fiochi accenti:~- Padre, - mi disse, -
28 3, 6| dono.~Così caldo vapor d’accesa estate~strugge i prati ridenti
29 5, 1| dall’orror del misfatto,~accese il volgo mobile e capace~
30 5, 8| tigre funesta il guardo acceso~fieramente in me volse,~
31 2, 1| o non ben scelta, o non accetta, o forse~cura d’alcun di
32 5, 1| al primiero~giudizio? E accetterà per buon l’effetto~di rea
33 4, 6| Paletronia incude,~e coperte d’acciar le membra ignude,~tollerò
34 4, 6| vendetta,~che ’l rigor dell’acciaro~domato da Vulcano~volse
35 2, 5| di duello scettro a che m’acclama Itome.~ ~AMFIA~Vorran questa
36 1, 5| e pria ch’eletto~viene acclamato. Ma si tratta prima~di dar
37 3, 3| Tu le memorie mie~pietoso accogli, e vivi.~Un cener poco,
38 1, 3| cener nostro una sol’urna accolga.~Ma d’onde solo viene,~e
39 2, 2| padre~e la figlia seguace, accolti e forse~istigati alla fuga.~
40 3, 2| mortal vaso~il caro nome accompagnato torni,~e giudichi Fortuna
41 1, 1| io più d’ogn’altro forse~accompagno dolente~il sangue degli
42 5, 4| Arena, Arena un servo.~Ci accompagnò la sorte insino all’ampie~
43 4, 6| il domator Lapita,~che ad accortar la vita~così fra l’armi
44 4, 3| anima scarca.~L’ora fatal s’accosta: e tu per breve~spazio tacendo
45 4, 3| crini sparsi; e tale a me s’accosti.~Giovanetta real, scelta
46 4, 6| stesso indovin pur dianzi accrebbe~co’ rimproveri acerbi,~vieni,
47 5, 1| Policare innocente!~Tu giaci, e accresci il pianto nostro e aggravi~
48 1, 4| edifizii, onde l’orrore~viene accresciuto alle deserte ville,~Andania
49 1, 4| s’affanna,~altrettanto s’accusa.~Ma che parla colui, che
50 2, 2| rapidamente l’incalzammo. Arena,~accusata dall’abito e dal crine,~
51 5, 5| altrui. Due madri sono~oggi accusate. Ambe han levato a’ dèi~
52 1, 5| morte de’ re, vittime umane, accuse,~fuga, timor, contrasto~
53 4, 1| ribelli amor, che la natura~m’accusi padre, effemminando il maschio~
54 4, 4| Messenia, udisti~la nuova acerba, onde ritorna Itome,~perdute
55 1, 4| infelice lor patria innocente~acerbe, miserabili sventure.~Da
56 4, 6| accrebbe~co’ rimproveri acerbi,~vieni, e m’occupa omai.
57 5, 1| ragion ti lamenti,~nutrice; acerbo è il caso;~ma v’ha gran
58 4, 6| libertà, fu sotto ad alte mura~acqua di nobil rio~condannata
59 4, 3| cure terrene, e i sensi acqueta.~E s’altro lasci in terra,~
60 1, 5| partì dolente e disse~d’acquetarsi col Fato,~e di cedere a’
61 1, 7| fiamme sacre, in ciel s’acqueti il vento,~e al canto nostro
62 1, 1| esser di padre veramente acquista.~Ma l’infelice frode~men
63 2, 7| splendea l’Orsa,~né la Pleiade acquosa o ’l Cane estivo.~Tizio
64 5, 4| strada col sangue. Intanto addietro~erravano gli arcieri~lungi
65 1, 2| odo~senza tremar la scusa~addotta da colui, ch’altri deride:~
66 5, 2| Messenia?~ ~CORO~Aristodemo adduce~per sua difesa l’altrui
67 2, 4| errando la dona. In lei s’adempia~la richiesta di Febo. Ogn’
68 3, 1| patria. In ciò le parti adempio~d’uomo libero e greco. Il
69 4, 3| Messenia, io non ho tutti~adempiti i miei voti. Ogn’altra cura,~
70 5, 7| me stesso?~Vengo, figlie adirate, ombre dolenti,~vengo a
71 1, 3| un vivo raggio in questi~adorati begli occhi,~meditavasi
72 4, 6| tiranno illustre,~carnefice adorato, e vinse il crudo~ingegno
73 1, 4| le vittime e gl’incensi,~adorò riverente~la deità mentita;~
74 3, 4| grande non piace? O petto, aduna~tutte le forze tue. Virtù
75 2, 7| Tonante~imparava ad aprir le aeree nubi,~e nelle querce sol,
76 1, 4| che ’l suo dolor? Quanto s’affanna,~altrettanto s’accusa.~Ma
77 3, 3| con importuni intempestivi affanni~di pregustar la già vicina
78 5, 3| nostri~stancano la fortuna,~affaticano il cielo, apron l’inferno.~
79 1, 7| procellosi fiati,~stenda le terga affaticate il mare.~Pace spirin le
80 2, 6| d’Averno.~ ~AMFIA~E chi l’afferma?~ ~TISI~ Ofioneo. Di Febo~
81 4, 1| è un zelo soverchio, un’affettata~religione il darla.~Dimmi,
82 5, 8| CORO~Dolce cosa agli afflitti~è l’aver ne’ lamenti~un
83 1, 2| sul margo e quasi il margo affonda.~ ~AMFIA~Necessaria altrettanto~
84 3, 6| onda il sol cadente!~Forse affretta quell’opra, a cui concorse~
85 1, 2| altro produr deve la terra, affretti~i mostri e le sventure,~
86 2, 7| del ciel con certo moto aggiri,~perché dispor con ansiosa
87 5, 7| che quest’altro~lutto s’aggiunga a’ gravi nostri danni.~Osservatelo,
88 5, 8| SOLDATO~Morte a morte s’aggiunge, e lutto a lutto.~A crudeltà
89 5, 8| rivali; alla ruina~l’invidia aggiunta. Più crudel ministro~dell’
90 4, 1| sì ch’io sperai~d’aver aggiunto un degno fregio al sangue~
91 3, 4| che di miseria tal resti aggravata~la morte della vittima?
92 4, 6| rapine,~e da turbine eterno~agitate vediam l’umane cose.~Quindi
93 1, 1| serba l’onda i tumulti,~né l’agitato mar si fida ancora~di rimettersi
94 2, 3| umano.~Già così non paventa~agreste madre, e non aspetta il
95 5, 5| valor, di fortezza in uomo alberga,~moribondo fra morti al
96 1, 6| sempre è bella virtù dovunque alberghi;~ma quest’anima grande,
97 | alcuna
98 4, 3| cui Cerbero fugga e tema Aletto.~Sia lasciata in silenzio,
99 1, 7| ariete d’oro.~ Sull’ampio Alfeo gli omeri forti e ’l seno~
100 1, 3| MEROPE~E con quella del rogo alfin s’unisca.~ ~POLICARE~E ’
101 1, 7| gente.~Passin con l’ombra algente~della vergine offerta al
102 1, 3| a te dell’amor mio sull’ali.~ ~ ~
103 1, 1| né con publico segno~d’allegrezza importuna~si deve concitar
104 1, 7| chieda.~ ~ARISTODEMO~Ite, allentate i freni,~sollecitate ai
105 4, 6| confini,~e col ferro omicida~allontanò i vicini.~Fu allor, fu allora
106 4, 3| fortuna,~ma non il fato: allontanossi poco~morte da me, né la
107 3, 6| tramontato lume.~Darà il cipresso allori,~darà il fato d’un sol vita
108 4, 6| la libertà, fu sotto ad alte mura~acqua di nobil rio~
109 4, 2| potrei:~conosco ben l’anima altera e schiva;~ma vieta Ofioneo
110 1, 6| alcun de’ tuo’ riguardi alteri.~ ~MEROPE~Generoso è Policare,
111 3, 4| obbedienza. Ha teco~da conferir alti pensieri.~ ~MEROPE~Il padre~
112 4, 5| genitor, ma temo~il genio altier dell’ingannata figlia,~se
113 | altrettante
114 1, 2| gli umili campi,~già dell’alveo natio fatto maggiore,~cerca
115 2, 1| altro già prostrato bue~alza dal suol le sanguinose membra,~
116 1, 7| castigate il ribelle;~ma voi, ch’alzaste altari~al domator di Cillaro,
117 5, 4| e belle,~con una troppo amabile innocenza~al nostro affetto
118 5, 5| l’ire vostre, o Messenii. Amai la mia~figlia più che l’
119 3, 3| basse, e non l’eccelse anime amanti.~Ma non è questo il talamo
120 5, 1| confessar con penitenza amara~l’infelice delitto. Aristodemo~
121 1, 6| fortune,~cose o scordate o non amare almeno~nel pensier di lasciarle.~
122 3, 3| ch’io viva, e m’uccidi~con amari rimproveri. Ma senti.~Ampia
123 3, 3| piango le cose umanamente amate.~Se tu resti col corpo,
124 5, 5| vittime dovute; ambe hanno amato~con troppo affetto i figli,
125 5, 4| arcieri~lungi da noi pel bosco ambiguo denso:~onde non più seguito,
126 2, 7| Nacquer odii e timori,~ambiziosi amori~quindi, e nacque Fortuna.
127 5, 6| difenda.~Due vergini infelici, ambo tue figlie,~o padre infelicissimo,
128 3, 6| stanza del merto opaca, amena.~Di pena orma non lassa~
129 3, 3| tu mi tenti, o tu non m’ami.~Testificar saprò ben io
130 1, 7| giorno ah ceda~l’ombrosa Amicla alla sassosa Itome;~lascia
131 1, 4| Messenia irritasse~i due numi amiclei. Però, con degno~silenzio
132 1, 7| Cillaro, al feroce~lottator amicleo, fanciulle, intanto~spargete
133 4, 1| la pietà di qualche nume amico,~o sia questa la via, ch’
134 2, 4| Ov’è la dura~virtù, che ammira il vincitor d’Eurota~nel
135 4, 3| omai di sovrumana forza~ammirabil indizii. O voi ministri,~
136 5, 5| un’ignota~voce notturna m’ammonì nel sonno,~voce di qualche
137 5, 5| negato a’ dèi lambite,~ad ammorzar nel sangue mio la sete,~
138 2, 5| del genio mio s’offende.~Amo, qual deve uom forte,~più
139 5, 1| lontan da quella,~che tanto amò, lasciar le membra in terra.~ ~
140 1, 2| l’aurette molli~fiati d’amomo e nardo,~ch’oggi felice
141 4, 1| POLICARE~Signor, se grave è l’amorosa colpa,~grave anco è dirla.
142 4, 1| sono ancora~profane sì per amoroso fallo,~che non osi guardar
143 3, 3| amari rimproveri. Ma senti.~Ampia e nota è la via che mena
144 3, 3| aver letto infecondo,~e con amplessi vani e freddi baci,~sterili,
145 | anch’
146 1, 4| ricopre.~Né pensier temerario, ancorch’i segni~vegga d’ira celeste,~
147 1, 4| accresciuto alle deserte ville,~Andania furo, Steniclero, Amfia,~
148 4, 5| mondo, io non mi scosto. Andiamo.~ ~ ~
149 2, 3| al grande~rischio mortale andranno~le tenere bambine, in cui
150 3, 3| le opache~ombre d’Eliso andrò narrando i casi;~e dell’
151 3, 6| via che, su ’l principio angusta,~vassi poi dilatando ed
152 1, 4| ma non so qual furor gli animi spinse~di Panormo e Gonippo,~
153 2, 7| forze sue men vigoroso l’anno,~e lasciar senza alcuna~
154 2, 2| luogo appoggia~i tronchi annosi e stanchi~alle vicine vigorose
155 5, 4| omai geloso,~omai timido ed ansio. Ella ridente,~sciolte,
156 2, 7| aggiri,~perché dispor con ansiosa cura~l’eteree vie così,
157 4, 3| avvenga,~che il sangue mio l’antiche colpe lavi,~e ristori la
158 2, 7| rozzi,~a cui davano gli antri albergo e l’ombre,~facil
159 5, 1| figlia.~Col ferro stesso aperse~il seno virginal. L’utero
160 2, 1| alma ritrosa.~Nella vittima aperta~più crudeli minacce apparver
161 5, 1| funesta bugia: mostrò le aperte~membra caste innocenti,
162 1, 6| la vita,~che bella non m’appar com’io sperai,~e men lieta,
163 1, 6| un pensiero,~in cui tutta apparia, quant’è, la morte.~ ~NUTRICE~
164 1, 3| notturna splende,~ch’all’apparir dell’alba~pallida langue
165 1, 6| questo solo acquisto~bella t’apparirà, com’è, la vita.~ ~MEROPE~
166 1, 6| goduto,~pria che ’l male apparisse? Io pur son quella~Merope
167 1, 4| di Sparta.~Non così tosto apparve~la sacrilega coppia, ancorché
168 2, 1| aperta~più crudeli minacce apparver poi.~S’ascose il cor nel
169 4, 1| dar, né deggio. Al re m’appello,~se manca il padre. A’ dèi,
170 1, 7| tempesta in mar feroce~ad appianar scendete,~auree stelle di
171 5, 8| matrone sbigottite esclama~appiè de’ numi sordi, e bagna
172 5, 4| innocenza~al nostro affetto applause. E fu quest’atto,~ch’affatto
173 3, 3| sacro Ofioneo, tra mille applausi~d’un popolo salvato, e vuoi
174 2, 5| con tal prezzo~compra l’applauso delle genti e ’l trono.~
175 2, 2| querce, in più d’un luogo appoggia~i tronchi annosi e stanchi~
176 5, 8| ciò che vedesti. Io già m’appongo~al ver. S’uccise Aristodemo.~ ~
177 4, 3| morte. Hanno i più forti~che apprender dal tu’ esempio. Egual ti
178 5, 5| da te scelta Amfia,~io l’approvai. Nacque frattanto Arena~
179 5, 1| Messenia il peccato, ed approvando~per sacrifizio l’omicidio
180 4, 5| sciolta. O che tu possa~farle approvar la frode, o tu la deggia~
181 5, 1| suo pensiero,~che vittima approvata~la vergine cadesse; e con
182 4, 6| Sia pena o sia misfatto:~l’approveranno, o fuggiran li dèi.~Che
183 4, 6| o fuggiran li dèi.~Che approvino, che fuggano: sia fatto!~ ~
184 2, 7| uso Tonante~imparava ad aprir le aeree nubi,~e nelle querce
185 4, 2| accidenti tra noi padre fecondo~aprirà nuove strade. Amor darammi~
186 3, 3| ultimo onor, più caro~dell’arabe fragranze;~e co’ teneri
187 4, 6| tolto è l’uffizio all’ozioso aratro!~E se non placa - i dèi
188 1, 7| pirenee cadono in fiumi,~arbitro delle cose il tutto abbatte,~
189 4, 3| del Tartaro ignoto~nell’arcane latebre altra si cela~più
190 5, 6| presunto errore.~L’una uccise l’arcier, l’altra il tuo sdegno,~
191 5, 4| volte, alfine~traboccò dall’arcion nelle mie braccia,~e con
192 5, 4| colpo,~o Messenii, si vanta? Arco famoso,~che liberò la patria
193 3, 2| sacrifizio ampio teatro;~arda la man di Giove~questa patria
194 1, 4| Fra Messenii e Spartani arde la guerra~per odio già invecchiato,~
195 1, 4| pur anco. Or questa guerra ardea~sul fior degli anni miei
196 1, 3| e sempre~i’ n’arsi, e n’arderò.~ ~MEROPE~Ma non potrebbe~
197 5, 8| se di foco spartano Itome ardesse,~se violasse il vincitor
198 1, 4| cose ascolto. Io, quando ardì Panormo~fingersi Dio, da
199 2, 4| volge~pensieri eccelsi. Non ardisce ancora~confessarsi a se
200 4, 1| è temprato il tuo seno? Ardito ha tanto~Merope? Od è menzogna~
201 2, 1| qual ombra ti minaccia? Ardono i fochi~sacri di Giuno,
202 4, 4| nella cui mente il sacro ardore~entra di Febo, e da cui
203 5, 8| e contro l’uso~verso l’arido suol fuma l’incenso.~Piena
204 1, 7| alloro~le sacre fronti e l’ariete d’oro.~ Sull’ampio Alfeo
205 2, 3| e timoroso passa~fra gli armati custodi. Oh fortunato~chi
206 2, 7| dipintone il Cielo.~Non s’armava Orion, né splendea l’Orsa,~
207 1, 4| superbo Spartan pasce gli armenti.~E quest’Amfia, di cui s’
208 5, 1| procella,~repentina ricopre~e l’armento e ’l pastor. Ma fortunato~
209 4, 6| vediam l’umane cose.~Quindi armiamo al Tonante~di folgori la
210 4, 6| virtù. La rabbia umana~s’armò contro sé stessa,~e per
211 3, 6| il cane,~pio Radamanto ed arrendevol Dite.~Virtù che sprezza
212 2, 4| di pubblico lutto a Stige arrivi.~Olà, Messenii: manca~Arena,
213 1, 4| perdenti.~Ruinò le cittadi, arse le ville,~desolò le campagne:
214 1, 3| bel volto, e sempre~i’ n’arsi, e n’arderò.~ ~MEROPE~Ma
215 1, 6| proprio lutto~mirar col ciglio asciutto!~Or che torni a te stessa,
216 5, 5| oda Messenia; Aristodemo, ascolta.~Se l’uccider le vergini
217 1, 2| senza provata fé di chi m’ascolti,~oh come volentier t’incontro,
218 4, 3| vergine, tu merti~che t’ascoltin li dèi. La stirpe, gli anni,~
219 1, 4| fine.~ ~POLICARE~Gran cose ascolto. Io, quando ardì Panormo~
220 4, 1| pretesti.~ ~POLICARE~Io non t’ascondo~i furti miei: dover mi sforza,
221 5, 4| Ma di chi nacque?~E come ascosa fu?~ ~LICISCO~Di me non
222 2, 1| minacce apparver poi.~S’ascose il cor nel sangue,~né sorgea
223 1, 4| tempio~lassù di Giove ad aspetarne il fine.~ ~POLICARE~Gran
224 5, 6| prima~quei funerali, ch’aspettar non devi~dallo spietato
225 3, 2| ma non già solo.~Non s’aspetti che segua~la colpa; pria
226 2, 5| sì, Merope nostra. Io d’aspra fune~le stringerò le molli
227 4, 1| e da cui spinsi~l’audace assalitor con queste braccia~non vile
228 4, 1| pallido incontra inaspettato assalto.~ ~ARISTODEMO~Ma deluder
229 1, 4| virtù. La miglior parte~non assentì con la maggior, ma tacque.~
230 2, 7| la rota eterna, e Tantalo assetato~non sospirava ancor l’onda
231 5, 4| dalle guarde~di Sparta assicurato,~mi ricovrai con la ferita
232 1, 4| giorno sacro~e ’l sacrifizio assicurava il campo;~ma non so qual
233 3, 5| vergine, e non dovrà fuggir l’assolta?~Forse che non eletta~perisce
234 3, 6| di pria s’alla seconda~s’assomigliasse la sua prima vita.~Più che
235 5, 6| t’invidian le città, che assorbe il mare,~o divora il terren,
236 4, 1| petto, or che più viene astretta~a mostrarsi virtù.~ ~POLICARE~
237 1, 4| sfavillò tra le stelle~il bell’astro Ledeo? Stanchi alla fine,~
238 3, 6| coronate le tempie, e d’atre bende.~Mostrin l’orrida
239 4, 3| difesa le Furie, e le più atroci~custodie dell’Abisso,~se
240 3, 4| Perfida Itome,~che ’l misfatto atrocissimo sopporti!~ ~ ~
241 5, 8| lutto.~A crudeltà di colpa~atrocità di pena. O numi, o quale~
242 3, 2| padre?~ ~CORO~Ella è sol atta al sacrifizio, a cui~non
243 3, 5| è Fortuna~di favorirla e attende~chi la provochi. Al fine~
244 3, 3| vedrai,~Merope, Averno. Attenderò sul lido~la tua venuta,
245 5, 8| gregge inerme~la servitù attendesse~o dalla sorte o dalla voglia
246 1, 6| gloriosa era la morte~per atterrirmi. Orsù, fur mali, e torna~
247 1, 4| Aristodemo. La Messenia pende~attonita dal caso,~ch’oggi a favor
248 5, 1| le porte,~fugò i ministri attoniti: col proprio~furor le Furie
249 5, 3| giudizio al volo~de’ vani augelli? Ed infelice, io pendo~dal
250 5, 2| campi dell’aria il bellicoso augello~placide e larghe rote~formi,
251 5, 2| resta,~che ricevendo sta gli auguri in parte~remota ed alta,
252 1, 7| feroce~ad appianar scendete,~auree stelle di pace a’ naviganti.~
253 5, 4| ne’ penetrali occulti in aureo letto~mi fe’ veder una bambina:
254 1, 2| spirino intorno a me l’aurette molli~fiati d’amomo e nardo,~
255 1, 2| lieto Imeneo con fortunati auspizii.~Dal periglio di morte~oggi
256 4, 5| in gelosa materia, ove d’austera~religion si tratti, anco
257 4, 5| turbato,~del volto rischiarò l’austere nubi,~e d’una lusinghevole
258 1, 2| Giove;~portino Borea ed Austro~i suo’ turbini altrove.~
259 | avanti
260 4, 1| alla fatale~ruina guidi l’avanzata Itome,~Merope è tua. Son
261 4, 4| sacrifizio. Il sangue forse~avanzato al furor della spartana~
262 2, 6| vinci te stessa, i pochi avanzi~e preziosi del messenio
263 | avermi
264 | avesti
265 2, 6| AMFIA.~ ~TISI~Non basta all’avid’Orco~picciolo sacrifizio.
266 3, 1| sola~degli Epitidi chiude~l’avide fauci alla spietata Erinni,~
267 2, 6| patria? Un dar in preda~all’avido spartan, che vincer puossi~
268 1, 4| ciel, levar le sacre~tutele avite ad una patria, e tutte~ribellarle
269 5, 7| in sé. Non mi consegni~ad avoltoio, a rota, a doglio, a sasso:~
270 | avrà
271 | avran
272 | avrò
273 2, 2| giovanetto servo. Alfine, o fosse~avvantaggio di spazio, o lena forte~
274 4, 3| padre mia vita, e quando avvenga,~che il sangue mio l’antiche
275 4, 6| montone~contro le mura, e che avventò fra’ merli~la balista feroce
276 1, 1| al regno.~ ~AMFIA~Lagrime avventurose,~figlie del mio dolor, lagrime
277 4, 6| nemico furor, già sorte avversa,~o maligna influenza,~ma
278 2, 5| questa~sorte dagli astri avversi. Ha figlie Dami~e n’ha Cleone,
279 | avverso
280 1, 4| uso lungo senza orror s’avvezza~il fier bifolco a violar
281 4, 6| dividendo dagl’infimi i supremi,~avvilì gli uni e in superbì negli
282 4, 1| A te non lice,~giovane, avvilir gli atti~della nostra virtù.
283 2, 5| obbligo necessario. A che avvilirlo,~con inutile pianto? Ornar
284 2, 2| grande,~torniam dolenti ad avvisarne Itome.~ ~AMFIA~Ecco certi
285 3, 2| appunto,~ed io fra poco avviseronne il sacro~Ofioneo, che drizzi
286 2, 2| lo scopersi appunto~che, avvistosi di noi, verso la selva~a
287 1, 4| fingersi Dio, da molli fasce avvolto~innocente vivea. Sentito
288 2, 7| piè, come suole~agitata baccante. O dèi, prendete~cura o
289 3, 3| con amplessi vani e freddi baci,~sterili, e senza suon nudrir
290 1, 7| primiero sito~tornato il mar, bacia, non urta il lito.~ Tali
291 2, 5| Ah, questa cruda~destra baciata indarno,~e bagnata di lagrime
292 2, 3| che pianto amaro~han da bagnare il sen le donne illustri~
293 2, 5| destra baciata indarno,~e bagnata di lagrime infelici,~certo
294 1, 2| scorre e fugge~come fugge il balen per nube estiva,~e quante
295 1, 3| discende~quel raggio, che balena~nelle tue vivacissime pupille,~
296 4, 5| Una sua grave~dolcezza balenò nelle pupille,~che, come
297 4, 6| che avventò fra’ merli~la balista feroce aste pennute.~Fu
298 5, 1| innocente sangue,~che da barbara man versato in terra~chiami
299 3, 3| ci può. Separa morte~le basse, e non l’eccelse anime amanti.~
300 3, 2| né contamina il don con bassi affetti.~ ~POLICARE~E lo
301 1, 2| ch’avanza al tuo, potrà bastante~luogo trovar nel mio, senza
302 5, 1| tiranno!~ ~NUTRICE~Ciò non bastò al crudele.~Punì prima il
303 1, 2| mio, senza che stilla~ne bea mal nota o peregrina fede.~ ~
304 5, 4| dalle fasce le man tenere e belle,~con una troppo amabile
305 5, 2| sereni~campi dell’aria il bellicoso augello~placide e larghe
306 5, 4| importunava i fastiditi dèi,~la bellissima allor sacra ministra~a me
307 1, 7| diffidi,~troppo molle pensier? Béndati, e segui~l’ordine del destino,~
308 1, 1| non è quella, che paga~i benefizii al donator celeste;~né con
309 1, 7| chiare~sante faci ledee: miri benigno,~e pace canti in fra le
310 | bensì
311 1, 2| tumide l’erbe, e non si beva~più nell’oro il veleno a
312 2, 7| albergo e l’ombre,~facil bevanda il rio, cibi non compri~
313 5, 5| figlia. Un solo pianto~non beverà il suo tumulo. Più grande~
314 5, 8| nobil sangue d’Epito. Assai bevuto~n’ha l’Erinni spietata;~
315 1, 4| perduta~dell’ossa nostre non biancheggia? E quanto~del cener nostro
316 4, 1| più volte~dalla tua stessa bocca~che ’l re comanda agli altri,
317 3, 3| quando~s’ha da morir. Sol tua bontà conceda,~ch’io generoso
318 1, 2| irata man di Giove;~portino Borea ed Austro~i suo’ turbini
319 2, 2| verso la selva~a tutta briglia il corridor spingea.~Noi
320 4, 6| squallida fossa, onda negletta e bruna;~allor fu che cozzò ferreo
321 5, 1| Cocito;~e trovata giacer tra brune spoglie~l’impallidita e
322 4, 3| OFIONEO~Ministri, il bruno manto~porgete alla fanciulla,
323 2, 1| un altro già prostrato bue~alza dal suol le sanguinose
324 | buon
325 5, 4| Arena alla sua patria, donde~cacciata fu con violenza ingiusta.~
326 5, 1| porta dove~rapito a noi cade sommerso il giorno?~ ~TISI~
327 3, 6| tuffarsi nell’onda il sol cadente!~Forse affretta quell’opra,
328 5, 5| moribondo fra morti al fin cadesti.~Te pianse il genitor, la
329 3, 3| obbligo seco o l’odio. Io cado offerta~dal padre, e confermata~
330 1, 7| fiato estivo~le nevi pirenee cadono in fiumi,~arbitro delle
331 4, 1| difender la scusa. In me cadranno~i fulmini di Giove, e l’
332 3, 3| perdo eternamente, e le cadute~misere mie speranze.~ ~MEROPE~
333 1, 6| di lui ti cale,~di te ti caglia, e mostra~che ti piaccia
334 4, 1| riman, qual chi di serpe~calcata in mezzo all’erbe~pallido
335 3, 6| stagion labile dono.~Così caldo vapor d’accesa estate~strugge
336 1, 6| farnel degno. Or se di lui ti cale,~di te ti caglia, e mostra~
337 1, 2| muore sepolto~in questa mia caliginosa nebbia~di cure sospettose.
338 2, 7| sapevano i venti~turbar le calme all’Oceano, intatto~anco
339 2, 2| opra stessa~non picciolo calor, primo scopersi~Licisco
340 2, 5| Natura i suo’ doni, e non calpesti~le leggi; e furioso~non
341 3, 6| stimolate son l’ombre al cammino~come talor da rapido reflusso~
342 1, 4| arse le ville,~desolò le campagne: invitto in loro~il braccio,
343 1, 4| sacrifizio assicurava il campo;~ma non so qual furor gli
344 2, 7| al bosco,~ora il fervido Cancro~Cerere imbiondi, ora s’invecchi
345 1, 2| POLICARE~O giorno per me candido e sereno,~che mi dona la
346 4, 2| questo mezzo~di tua severità. Cangerà nome~la colpa, e fatta industriosa
347 1, 2| Arena;~e’ non è tolto, ma cangiato il lutto~al sangue degli
348 5, 4| ch’io stringo, infausta canna~trafitta il fianco inerme,
349 2, 3| fortunato~chi fra povere canne occulto vive~sicuramente!
350 2, 5| molli braccia al tergo;~io canterò l’orrendo voto. O Dio!~Vuoi
351 1, 7| ledee: miri benigno,~e pace canti in fra le stelle il Cigno.~
352 1, 4| notte oscura».~Così Pitio cantò. Questo è l’oracolo;~io
353 3, 2| venerando le vesti e ’l crin canuto,~dimmi (ch’a te non è celato
354 5, 7| aspetto.~Sommergete nel caos, che prima diede~origine
355 1, 2| contento.~ ~POLICARE~Non mi cape nel seno~l’immensa gioia (
356 5, 7| Mostri,~e renda il tetro carcere dell’ombre~a queste luci
357 5, 5| sarai solo a seppellir le care~ceneri della figlia. Un
358 1, 4| l’ombra.~Già venti volte caricò di neve~Taigeto il giogo,
359 4, 6| l’onor, tiranno illustre,~carnefice adorato, e vinse il crudo~
360 1, 3| tosto svanirà. Neve del Caspe~così notturna splende,~ch’
361 5, 5| giuramento~di conservarmi casta,~mi dedicai sacerdotessa
362 5, 3| salute~della sua Patria, il castigar in lei~un presunto delitto~
363 1, 7| vieta Licisco, e si difende,~castigate il ribelle;~ma voi, ch’alzaste
364 3, 5| salvi, e poi mi tocchi~sul Caucaso gelato~di dar vece a Prometeo,
365 2, 5| pretendo~di salirvi così. Più cauta, Amfia;~la dignità del genio
366 4, 5| Io la fanciulla~guarderò cautamente,~né lascerò, pria che disposta
367 1, 7| veloce~de’ venti fugge alle caverne usate.~Pigra e innocente
368 5, 4| danno mio, le umane~misere cecità, lo stato incerto~della
369 1, 7| Leda.~In questo giorno ah ceda~l’ombrosa Amicla alla sassosa
370 1, 5| acquetarsi col Fato,~e di cedere a’ dèi, ma, scaltro, aggiunse~
371 3, 5| e l’ardir. Così vilmente~cederemo a Fortuna? e al primo impulso~
372 2, 5| delle ragioni; e prima~che cederle ad alcuno,~cederò questa
373 2, 5| prima~che cederle ad alcuno,~cederò questa vita omai stancata~
374 5, 5| Dio mal obbedito,~ch’io la celassi alla sua patria, al padre.~
375 5, 4| e quanto torni! Ov’hai celata~la vittima agli dèi? Scoprila,
376 3, 2| canuto,~dimmi (ch’a te non è celato forse)~qual vittima s’elegge,
377 4, 1| senza dèi quelle nozze,~che celebrai col testimon d’amore.~Non
378 5, 6| pianger puoi~la tua caduta, e celebrarti prima~quei funerali, ch’
379 1, 4| dell’esercito nostro, e celebrava~de’ due figli di Leda e
380 1, 4| ch’entro alla notte de’ celesti arcani~vede altamente, interprete
381 5, 4| presomi per man, d’interna cella~ne’ penetrali occulti in
382 4, 3| generoso, e degnamente~al tuo cenere avanza.~Depositar prometto~
383 5, 3| giudizio dell’uom del cielo il cenno.~Ma che vuol dir colui~che
384 5, 4| morrai.~ ~LICISCO~In cupo centro in tenebrosa stanza,~là
385 5, 4| Questa bambina~è tua: più non cercar: l’alto segreto~sia da te
386 5, 4| o Messenii,~la vittima cercata. Ecco eseguito~il furor
387 1, 7| Taigeto ombroso~dopo l’armi cercate alto riposo.~ O quali atra
388 2, 2| fermarlo. Entrammo dopo,~ma fu cercato e minacciato invano~per
389 5, 1| pastor. Ma fortunato~se cercava punir la propria colpa,~
390 3, 3| di tentarmi. Ah, non si cerchi~con importuni intempestivi
391 5, 1| prima il delitto, e poi cercollo~nelle viscere intatte della
392 | certi
393 2, 1| croco,~così la fiamma ora cerulea e mista~di bionde note,
394 1, 4| i dèi, mancò la sorte, e cesse~Messenia sfortunata~allo
395 5, 5| questi lutti; e attendi cheta dove~voglia portarmi la
396 3, 2| rampogne,~inutili minacce!~Chiaman quest’ire, e queste~vendette,
397 3, 4| e per gli arcieri~mi fa chiamar? Dove le serve sono?~E dov’
398 5, 4| pio sfortunato,~che de’ chiamarmi giustamente in breve.~Licisco
399 1, 4| questo giorno i casi. Odo chiamarsi~nel picciol tempio d’Ercole
400 5, 4| ignote. Or m’oda Itome,~e sia chiamata Erasitea frattanto,~quella
401 5, 1| barbara man versato in terra~chiami vendetta in ciel? Messenia
402 5, 4| sacerdotessa illustre.~ ~CORO~Chiamisi. O Dio! che scoprirà Licisco?~ ~
403 1, 4| stupefatto il popolo d’Eurota~chiamò Castore l’un, l’altro Polluce,~
404 5, 6| augurii, avvisi infausti. Or chiana~la maggior tua virtù, che ’
405 3, 5| giovane ed amante,~e di chiara prosapia, odi i mie’ detti.~
406 1, 7| il mare.~Pace spirin le chiare~sante faci ledee: miri benigno,~
407 4, 1| un degno fregio al sangue~chiarissimo d’Epito;~ma l’ingrato tradì
408 4, 1| gli dèi.~ ~POLICARE~ Più chiaro dunque~s’ha da parlar? Si
409 1, 7| fuggito Licisco,~qualor tu ’l chieda.~ ~ARISTODEMO~Ite, allentate
410 1, 4| fochi, il dì festivo;~l’opra chiedea la fede~dello stesso nemico,
411 4, 1| tolto~allor a’ dèi, che non chiedean fanciulle~alla casa d’Epito,
412 3, 6| natura~erra l’uomo e non Dio. Chiedesi eguale~l’obbedienza umana~
413 5, 5| a te stesso; e quando~mi chiedesti del parto, il parto io dissi~
414 3, 1| più non possedo.~Ma non chiedono più. L’anima mia~esposta
415 1, 4| erga la Grecia il volto,~e chiegga qual sacrilego misfatto~
416 1, 7| tra noi risuona il nome;~chieggon pace i Messenii~ai figli
417 2, 5| uccide~la figliuola non chiesta, anzi dal Cielo~preservata
418 3, 5| inutilmente; e forse il prezzo~chiesto per la messenica salute~
419 3, 6| dopo morte è sicura. Idre e Chimere~vede, ma non paventa anima
420 3, 6| guida la stessa via facile e china;~e stimolate son l’ombre
421 5, 7| volgersi l’orbe d’Ission, chinarsi~Tantalo all’onda: e sia
422 1, 4| ha scosso~il verno dalla chioma;~e pur dura la guerra. Ofioneo,~
423 1, 7| iperboreo olivo~prima le chiome bionde,~e consacrò le gare
424 1, 6| Allor che ’l nome tuo l’urna chiudea~e che tua nobil vita~dall’
425 2, 6| funeral di Merope fortuna?~Chiuderò gli occhi a lei, raccorrò
426 5, 6| non è placato: e non ha chiuse ancora~l’ingorde fauci Averno.
427 2, 7| temute, il mar tacea,~stava chiuso l’Inferno, e l’uomo in pace.~
428 2, 7| ombre,~facil bevanda il rio, cibi non compri~il pino, il sorbo,
429 5, 4| vittima impropria,~dalla cieca Fortuna eletta in fallo;~
430 4, 1| ov’io permetta~che tu sì ciecamente~gli dèi, la patria, e la
431 3, 3| insieme,~per le tenebre cieche e per l’ignote~vie del sepolto
432 3, 2| fianco~ambi crudi, ambi ciechi, Amore e Morte?~ ~ ~
433 1, 6| proprio lutto~mirar col ciglio asciutto!~Or che torni a
434 1, 7| canti in fra le stelle il Cigno.~ De’ Castori tra noi risuona
435 2, 1| drizzossi~né con fulgida cima,~ma incerta, ottusa e fiacca,~
436 2, 5| tolga Dio che ’l regal manto cinga~il sangue della figlia~al
437 2, 3| degli dèi? Pur vive Arena~cinta dal muro forse e dalle spade~
438 1, 7| nostro inno votivo,~d’alloro cinti e di palladia fronde.~O
439 4, 2| frattanto~vo’ che Merope è mia; citar in prova~la nutrice ed Amfia.
440 1, 2| vieni!~ ~AMFIA~Vieni e tu, Citerea!~ ~POLICARE~Merope torni~
441 1, 4| crederci perdenti.~Ruinò le cittadi, arse le ville,~desolò le
442 per | SOLDATO~MESSO~CORO mobile di cittadini messenii~CORO stabile di
443 1, 7| così risplenda~pacifica e clemente~oggi a Messenia la tindarea
444 1, 2| A te non fili~più brevi Cloto o men sereni i giorni.~Per
445 5, 1| questa Itome? O la spietata Colco,~o la gelida Ircania? o
446 | collo
447 | coloro
448 4, 3| improvvisa né orribile, né sono~colta senza difese.~Allor che
449 3, 5| petto:~reclamerà natura,~comanderalle imperioso amore,~che della
450 1, 4| sorte primiera.~Si perdé combattendo, e ’l vincitore~vinse col
451 4, 6| ARISTODEMO.~ ~ARISTODEMO~Così comincia il regno. Ecco la prima~
452 4, 3| nome mio nell’urna~a morir cominciai.~M’assolse la fortuna,~ma
453 1, 7| intanto~spargete incensi e cominciate il canto.~ ~CORO~Mentre
454 2, 6| si ritorna?~ ~TISI~Tanto commercio non abbiam col cielo,~ch’
455 4, 4| non ricusa morir. Pur or commisi~la sua cura a ministri,
456 5, 1| dolore,~e la tema del popolo, commosso~dall’orror del misfatto,~
457 5, 5| ERASITEA~Vengo, Licisco, vengo~compagna nell’uffizio e nel dolore.~
458 3, 2| mia~stella nemica? E due compagni al fianco~ambi crudi, ambi
459 3, 5| amore,~che della forza si compiaccia e viva.~S’opri, il rischio
460 2, 5| padre, e con tal prezzo~compra l’applauso delle genti e ’
461 1, 2| vendemmi,~Gargara mieta; io sol comprendo in una~Merope fortunata
462 3, 3| mi piace~per te, che sei compreso~nella Messenia liberata
463 3, 3| da morir. Sol tua bontà conceda,~ch’io generoso men (per
464 2, 5| abominevole pensiero!~Tua mente il concepì! l’anima fiera~senza orror
465 1, 2| degne~qui sparger vo’ le concepite preci.~Rotin gli astri innocenti
466 4, 1| preghiere d’Amfia~Merope fu concessa a valoroso~e nobil garzon,
467 4, 1| altrui. Merope è mia;~me la concesse il padre,~non me la tolga
468 5, 4| con la sua morte, e fia concesso il rogo~a questa sventurata~
469 3, 3| pur ti plachi il Cielo,~ti concilii Fortuna. Io fra le opache~
470 5, 4| rimasi; e quel bel volto~conciliossi tutti~gli affetti miei.
471 1, 1| allegrezza importuna~si deve concitar l’odio del volgo,~e stancar
472 5, 1| Amfia.~ ~TISI~Aristodemo concitò la plebe~contro di lui,
473 4, 2| riceva~un triplicato testimon concorde.~Trabocca intanto il dì:
474 1, 4| con l’aste in mano~volser concordi il passo~da’ nostri padiglioni
475 5, 7| questo alla salute vostra~io concorro, o Messenii. Il mio crudele~
476 3, 6| affretta quell’opra, a cui concorse~insegnandola a Delfo?~fugge
477 3, 5| di mezzo~ad abborrir la conducesse il fine,~quanto sarìa Policare
478 3, 4| pronta obbedienza. Ha teco~da conferir alti pensieri.~ ~MEROPE~
479 3, 3| cado offerta~dal padre, e confermata~dal sacro Ofioneo, tra mille
480 5, 2| parte~remota ed alta, onde confermi l’opra,~se la conferma il
481 4, 1| la salvò dalla Fortuna,~confermò le mie nozze,~ed è un zelo
482 5, 1| lei. Parte sarà di pena~il confessar con penitenza amara~l’infelice
483 4, 1| dover mi sforza, e dritto~a confessarli, acciò costei non cada~senza
484 2, 4| eccelsi. Non ardisce ancora~confessarsi a se stesso. Ah, non ha
485 2, 1| distingue alcuno~terminato confin tra l’ostro e ’l croco,~
486 2, 7| Quaggiù tutto disordina o confonde~il caso cieco, e con occulto
487 1, 2| nome?~ ~AMFIA~Oh quanto di conforto,~Policare, mi porgi! Or
488 3, 3| lo sposo. Altri che morte~congiunger non ci può. Separa morte~
489 4, 6| ma la sola malizia de’ congiunti,~inevitabil peste. Era sicuro~
490 4, 2| nutrice ed Amfia. La mia congiura~guidi e protegga amor. Tu
491 4, 1| infauste,~rapite al padre, ai coniugali dèi,~senza i quali t’unisti.
492 5, 4| sua mi fece~padre: tal mi conobbi; omai geloso,~omai timido
493 5, 8| punir sé stesso~troppo ben conosciuto il luogo avea~dove ferir
494 4, 4| e quella stanza~a Dite consacrata, io consegnai~a custodie
495 4, 3| stagno fatal dai giuramenti~consacrato di Giove;~se del Tartaro
496 1, 7| prima le chiome bionde,~e consacrò le gare illustri a Giove.~
497 4, 4| stanza~a Dite consacrata, io consegnai~a custodie terribili d’Abisso:~
498 1, 4| deve il padre~d’Arena, o consegnarla.~ ~POLICARE~E se trovasse~
499 4, 3| da sé ti consacra. Io ti consegno~alla tua stessa mente, in
500 5, 2| che non sia lieto e non consenta il cielo.~ ~CORO~Così voglian
501 5, 2| la patria.~ ~TISI~A ciò consente Itome?~ ~CORO~Approva, e
502 1, 4| santi~numi del ciel, no ’l consentite!~ ~TISI~Alfine~padre sarà
503 5, 5| inviolabil giuramento~di conservarmi casta,~mi dedicai sacerdotessa
504 1, 2| della sorte, anzi del cielo~conservata è la vita. Or qual può darsi~
505 4, 3| pregalo insieme,~che lo conservi; e conservar no ’l puote,~
|