abban-conse | consi-immer | immob-penet | penit-simul | sinch-xanto
grassetto = Testo principale
Atto, Scena grigio = Testo di commento
1006 1, 6| ma quest’anima grande, immobil tanto~alla varia Fortuna,
1007 5, 4| ingiusta.~Torni spontanea e immobilmente attenda,~che la giudichi
1008 3, 6| termina al fine,~dove un immoto e denso~aer si ferma, e
1009 5, 1| giacer tra brune spoglie~l’impallidita e tacita fanciulla,~un certo
1010 4, 6| al primiero~moto vivace, impaludarsi in una~squallida fossa,
1011 4, 1| alla patria, ed a domar impara~da me gli affetti. Il padre~
1012 2, 7| mano~il mal uso Tonante~imparava ad aprir le aeree nubi,~
1013 1, 4| a cui successe,~di fama impari e di bellezze, Itome.~Così
1014 5, 1| della figlia, e intenta~ad impedir che non s’uccida Amfia.~ ~
1015 3, 5| reclamerà natura,~comanderalle imperioso amore,~che della forza si
1016 5, 1| Amfia. Narra, se lice~tanto impetrar dal duolo,~narra come seguì
1017 4, 4| ch’a’ piedi suoi prostrata~impetrasse perdon di quella colpa,~
1018 1, 1| così tosto cessa~tempesta impetuosa ove flagella~le terga a
1019 3, 1| sazia per noi la morte, impiega tutta~la cupidigia dell’
1020 1, 4| oppresse~con insidia notturna~l’implacabil nemico: a cui successe,~
1021 2, 1| dèi pavento~non placati o implacabili. Io pur vidi~segni orrendi
1022 1, 4| Aristodemo;~Licisco infuriato~implora in suo soccorso uomini e
1023 3, 3| elegge? Amore~maggior di Febo impon che teco io vegna.~Tu liberi
1024 3, 2| Ofioneo, che drizzi l’ara, e imponga~di sacrifizio tal degno
1025 2, 2| eccelsa,~ben che fretta importante~al Senato mi spinga, a te
1026 1, 4| cure~della Messenia, ed importanti sono~in questo giorno i
1027 1, 1| publico segno~d’allegrezza importuna~si deve concitar l’odio
1028 5, 4| tempio di Giuno, e impaziente~importunava i fastiditi dèi,~la bellissima
1029 3, 3| tentarmi. Ah, non si cerchi~con importuni intempestivi affanni~di
1030 5, 4| favor degli dèi vittima impropria,~dalla cieca Fortuna eletta
1031 3, 5| cederemo a Fortuna? e al primo impulso~della sua mano al precipizio
1032 5, 1| E tante colpe sono~anco impunite? Ed ozioso Giove~o irresoluto
1033 1, 4| maggior, ma tacque.~Così restò impunito:~o che fosse destino~della
1034 3, 1| solo~dolor che non mi sia~imputato a fiacchezza.~ ~CORO~È sublime
1035 2, 2| fuga.~Noi pochi e stanchi, inabili ad impresa~e difficile e
1036 2, 2| fuggitive terga,~rapidamente l’incalzammo. Arena,~accusata dall’abito
1037 5, 8| verso l’arido suol fuma l’incenso.~Piena Itome è di pianto,
1038 2, 1| gran donna?~ ~AMFIA~Dell’incerte~vie di fortuna e dell’ingegno
1039 2, 1| infausti augurii.~Non danno incerti segni~su caso certo i dèi.
1040 3, 6| custode dell’abisso,~ed inchinare il tribunal temuto~de’ rigorosi
1041 3, 1| CORO~O d’Alcide e d’Epito inclita prole,~l’indole generosa~
1042 2, 7| umane esposte~all’arbitrio incostante di Fortuna?~Quaggiù tutto
1043 4, 6| vile onor di Paletronia incude,~e coperte d’acciar le membra
1044 1, 2| sia volto sol dalle sonore incudi;~e si perda non pur l’uso,
1045 4, 6| sia pur Cleone,~a cui le indegne figlie~non levano di man
1046 4, 1| troppo cieco amore~trova indegni pretesti.~ ~POLICARE~Io
1047 1, 2| non esce il sole,~ma nell’indico Gange~mezzo sommerso ancor,
1048 4, 4| a forza toglie~la figlia indietro inutilmente offerta.~ ~OFIONEO~
1049 1, 4| d’esito ancora~quasi che indifferente,~quando per nostra colpa~
1050 3, 3| o mi tolleri o rifiuti,~indivisibilmente a tergo al fianco~io ti
1051 4, 3| sovrumana forza~ammirabil indizii. O voi ministri,~la vergine
1052 4, 6| guerra.~Fu allor che ’l primo indomito destriero~l’ignoto freno
1053 2, 7| i fulmini Vulcano,~e con indotta mano~il mal uso Tonante~
1054 3, 2| POLICARE~ Or vanne, e trova~l’indovino crudele: avida attenda~di
1055 5, 1| odi un effetto~insigne, industre! Uccisa abbiam la figlia~
1056 4, 2| Cangerà nome~la colpa, e fatta industriosa frode~meriterà poi lode.~
1057 3, 3| nudrir un muto~e vano amor d’inefficaci affetti.~Non so chi ti condanni
1058 3, 6| involontarie navi.~Necessità d’inesorabil Fato~qui tragge ogni mortal.
1059 5, 4| tuoi.~ ~ARISTODEMO~Favole inette,~egizi sogni: il padre~qual
1060 4, 6| sola malizia de’ congiunti,~inevitabil peste. Era sicuro~dall’invidia
1061 5, 4| Scoprila, al fine,~dall’infami latebre esca a sua voglia.~
1062 3, 3| tra poco,~gelida amante ed infeconda moglie,~a ragion non ti
1063 4, 5| mia. Spero, e pur temo~l’infedeltà della fortuna. Spero~che
1064 5, 6| ambo tue figlie,~o padre infelicissimo, periro:~l’una per tua cagion,
1065 2, 3| titoli degli avi, e sull’inferme~basi d’alta fortuna il fasto
1066 4, 6| alle rapine - della mano infesta;~e di funesta - voce di
1067 2, 7| Oh qual feroce~spirito infiamma il volto! Oh quanti il volto~
1068 1, 2| nell’oro il veleno a mensa infida~di sanguigno tiranno;~e
1069 5, 5| esposta ne’ boschi! O boschi infidi~del nemico Taigeto! O in
1070 4, 6| Fortuna,~dividendo dagl’infimi i supremi,~avvilì gli uni
1071 4, 6| sorte avversa,~o maligna influenza,~ma la sola malizia de’
1072 4, 4| Che furor, che superbia infruttuosa,~che violenza è questa?~ ~
1073 1, 4| Respira Aristodemo;~Licisco infuriato~implora in suo soccorso
1074 4, 5| ostinata perir, di nuovo pure~l’ingannerò. Torni pur mia: non temo.~ ~
1075 3, 4| abbattermi l’ardire~crudelmente ingegnosa, e di levarmi~quel che del
1076 3, 5| noi, se posta in uso~dell’ingegnoso Amore~non è l’arte e l’ardir.
1077 1, 3| lassù: ne si potea~senz’ingiuria dell’une offender l’altre.~
1078 5, 4| cacciata fu con violenza ingiusta.~Torni spontanea e immobilmente
1079 5, 4| ribelle,~che m’ha chiamato ingiustamente Itome;~ma quel pio sfortunato,~
1080 5, 8| errore,~quello spazio funesto ingombri tutto.~ ~TISI~Ah, spettacolo
1081 5, 6| e non ha chiuse ancora~l’ingorde fauci Averno. Odi, io ti
1082 4, 6| fatto angusto~all’umana ingordigia il mondo vasto,~sdegnò i
1083 3, 1| tutta~la cupidigia dell’ingordo Abisso.~ ~CORO~O d’Alcide
1084 4, 1| chiarissimo d’Epito;~ma l’ingrato tradì le mie speranze,~e
1085 5, 4| custodirla,~l’espose a morte iniquamente: allora~io negai d’esser
1086 5, 4| trova, o ch’io,~vecchio iniquo, infedel, t’espongo all’
1087 | innanzi
1088 1, 7| vi porge il coro nostro inno votivo,~d’alloro cinti e
1089 2, 6| sua: né ignobil forse~né inoperosa. All’anima preclara~liberatrice
1090 1, 4| le vergini all’altare,~né inorridita erga la Grecia il volto,~
1091 5, 1| strade del sole~efferato ed inospito paese?~ ~TISI~A ragion ti
1092 1, 5| primiera,~e partì con la figlia inosservato~per la città confusa ed
1093 1, 4| gli dèi con empia colpa, insanguinando~nel volgo inerme ed ingannato
1094 4, 6| O di Polluce - imitator insano,~e tu profano - Castore
1095 4, 6| sentito, ed alle pigre mani~Insegna un non so che di violento,~
1096 3, 6| quell’opra, a cui concorse~insegnandola a Delfo?~fugge di vederla?
1097 2, 7| discacciato Saturno,~non insegnava ad usurparsi i regni~lo
1098 1, 4| tolte le note e riverite insegne,~di cui sogliono ornarsi~
1099 1, 4| ch’ultima oppresse~con insidia notturna~l’implacabil nemico:
1100 5, 1| pietà materna odi un effetto~insigne, industre! Uccisa abbiam
1101 5, 4| Ci accompagnò la sorte insino all’ampie~radici del Taigeto;~
1102 3, 3| avanti~il testimon d’una insolente colpa.~Resta, e più fortunata~
1103 1, 2| begli occhi viene~questa insolita luce. Oggi respira~natura
1104 1, 5| Nunzio di che?~ ~MESSO~ D’insoliti accidenti.~ ~POLICARE~Eletto
1105 1, 6| o Nutrice,~di severo o d’insolito, che possa~meritar questa
1106 2, 4| darsi? Ofioneo protesta,~insta, minaccia, e chiede un cambio
1107 5, 6| nuova il re tartareo chiede,~instano i numi offesi, il ciel minaccia~
1108 1, 6| col rogo, e non arriva~a insuperbir fra i morti.~ ~MEROPE~Il
1109 3, 3| si cerchi~con importuni intempestivi affanni~di pregustar la
1110 1, 4| la mente del Ciel da Febo intenda~uom pio dei nostri. A tanto
1111 2, 1| chi del Cielo~gli arcani intende e può saper le vie?~ ~NUTRICE~
1112 2, 1| abbastanza.~ ~AMFIA~ Io non l’intendo.~ ~NUTRICE~Febo s’espresse
1113 1, 1| a’ tuoi pianti~il Ciel s’intenerì. Respiro, Amfia.~Uscì dall’
1114 5, 4| innocente, e molto~costui m’intenerisce. Or questo flutto~dove si
1115 5, 1| sommersa della figlia, e intenta~ad impedir che non s’uccida
1116 1, 7| vento,~e al canto nostro intento~senza timor de’ procellosi
1117 1, 1| sicuro testimon di questa~interessata scusa. E chi non vede~ch’
1118 3, 2| vita. Ofioneo pavento,~gl’interessati Epitidi, il possente~stimolo
1119 5, 4| E, presomi per man, d’interna cella~ne’ penetrali occulti
1120 1, 4| celesti arcani~vede altamente, interprete del fato,~e degli dèi, propone~
1121 5, 4| ciò che tolsi riporto. Intese Sparta~il caso mio: mi ridonò
1122 2, 4| del mio sangue un regno intiero.~Ritornate, o da noi partiti
1123 1, 2| amor. Ma quasi fiume~che intumidì per nuova pioggia, e sorse~
1124 2, 4| maggior dell’uso~l’animo ferve intumidito e volge~pensieri eccelsi.
1125 5, 8| non son queste~lagrime inusitate!~Cosa antica è fra noi pianto
1126 3, 2| querele, empie rampogne,~inutili minacce!~Chiaman quest’ire,
1127 4, 1| illegittime rapine.~Nozze invalide, infauste,~rapite al padre,
1128 2, 7| Cancro~Cerere imbiondi, ora s’invecchi e tempri~le forze sue men
1129 1, 4| arde la guerra~per odio già invecchiato,~e di radici sì profonde
1130 5, 6| tolto! In questo solo~t’invidian le città, che assorbe il
1131 3, 3| vorrai,~s’io per te muoro, invidiar la lode~al mio seguace amor?
1132 1, 3| Fortuna~de’ più begli astri invidiarti i doni,~ed eclissar negli
1133 2, 5| ritentarla.~ ~ARISTODEMO~Invidiata è questa~sorte dagli astri
1134 5, 5| albergo rapida mi tolsi,~e con inviolabil giuramento~di conservarmi
1135 5, 8| lugubre.~Non inesperto volgo~invita a lamentarsi oggi Fortuna.~ ~
1136 2, 5| or quali sono~gli dèi che inviti a ritornarsi a noi?~Qual
1137 3, 6| rapido reflusso~rapite son le involontarie navi.~Necessità d’inesorabil
1138 5, 1| l’aria, e d’atra nube~m’involve sì, ch’agli occhi miei rapite~
1139 1, 7| Alcide.~ Egli v’ornò dell’iperboreo olivo~prima le chiome bionde,~
1140 1, 2| Nessun foco più scagli~l’irata man di Giove;~portino Borea
1141 5, 1| spietata Colco,~o la gelida Ircania? o la feroce~Scizia più
1142 2, 1| ritenne, o un aspetto,~ma qual iride curva apre confuso~il sen
1143 5, 1| impunite? Ed ozioso Giove~o irresoluto le sopporta? Forse~il desio
1144 5, 1| della tema e dal dolore~irrigidito riassume il primo~uffizio
1145 4, 1| Panormo, un Gonippo~per irritar gli dèi.~ ~POLICARE~ Più
1146 1, 4| qual delitto~di Messenia irritasse~i due numi amiclei. Però,
1147 2, 2| ombroso,~che negra d’elci, irta di pini, opaca~di vecchie
1148 5, 3| occhi miei squallide ed irte~momentanee offerì l’egro
1149 5, 1| funesto~qual pe’ getuli campi irto leone,~che di recente oltraggio~
1150 5, 5| padre.~Vissi, ma in quell’istante~dal patrio albergo rapida
1151 | istesso
1152 2, 2| seguace, accolti e forse~istigati alla fuga.~Noi pochi e stanchi,
1153 | ita
1154 | ivi
1155 1, 2| non fido~il segreto alle labbra del cor mio~senza provata
1156 3, 6| fugace,~e di breve stagion labile dono.~Così caldo vapor d’
1157 2, 6| patria? E tu le mani~e i lacci porgerai? Sì, sì conferma~
1158 3, 3| ferro mancasse o tosco o laccio,~non possa solo uccidermi
1159 3, 2| ire, e queste~vendette, i Lacedemoni spietati.~Contro l’usurpator
1160 5, 8| stanza,~dove trafisse e lacerò la figlia;~e qual tigre
1161 3, 3| lamenti; e sol di due~picciole lagrimette il cener bagna,~ultimo onor,
1162 1, 4| limitar della vita,~men lagrimosa perdita e men grave,~credesi
1163 5, 5| sangue suo negato a’ dèi lambite,~ad ammorzar nel sangue
1164 5, 8| inesperto volgo~invita a lamentarsi oggi Fortuna.~ ~SOLDATO~
1165 4, 6| e di funesta - voce di lamento~Eco risuona.~ ~~
1166 4, 5| nelle pupille,~che, come lampo suol di ciel turbato,~del
1167 1, 2| tinga Sparta~di porpora le lane;~Ibla fiorisca a voi, Lesbo
1168 1, 3| apparir dell’alba~pallida langue e perde~il suo lume col
1169 1, 6| distruggevasi Amfia,~Policare languia,~sospirava il gran padre,
1170 4, 6| tollerò prima il domator Lapita,~che ad accortar la vita~
1171 5, 2| bellicoso augello~placide e larghe rote~formi, ed applauda;
1172 5, 3| la mia figlia è sola;~due larve io vidi: o nulla vidi peggio~
1173 3, 3| deporrà l’orgoglio,~e non ti lascerà libero il calle?~Né sarò
1174 4, 5| guarderò cautamente,~né lascerò, pria che disposta a dirsi~
1175 4, 3| sensi acqueta.~E s’altro lasci in terra,~che la tua nobil
1176 4, 3| esecutor dell’ultimo desio~lascialo in pace.~ ~MEROPE~Padre,
1177 1, 4| vivamente il danno,~e che lascian di sé lutto solenne.~Trema
1178 5, 4| i fior d’ostro vivace,~e lasciando la vita a poco a poco~sulla
1179 2, 1| AMFIA~Nulla più di speranza~lasciano al mio timor gl’infausti
1180 2, 3| cerca,~ma non la teme; e per lasciare il nome~sopra un marmo loquace,~
1181 3, 5| NUTRICE~Vie più l’offendi~a lasciarla perir.~ ~POLICARE~Che più
1182 1, 6| amare almeno~nel pensier di lasciarle.~Sol Policare mio,~perdita
1183 1, 2| Resta, ch’io vo’ partendo~lasciarvi affatto in libertà quel
1184 5, 5| reggia de’ Messenii,~tu mi lasciasti sconsolata e grave~il sen
1185 4, 3| fugga e tema Aletto.~Sia lasciata in silenzio, e al sacerdote~
1186 5, 4| agli altari involata,~e lasciatale in pena~di sua viltà. Tu
1187 5, 1| sacrifizio l’omicidio enorme,~si lasciò lusingar da un suo pensiero,~
1188 4, 1| e profanò le nozze~con lascive, illegittime rapine.~Nozze
1189 3, 6| Udir conviene~da tre gole i latrati~del feroce custode dell’
1190 3, 6| Erebo, alla Notte;~e nuovo latte, e vino antico e Sangue,~
1191 4, 3| sangue mio l’antiche colpe lavi,~e ristori la patria, io
1192 2, 5| la patria.~ ~AMFIA~Dansi lecitamente.~ ~ARISTODEMO~Non è lecito
1193 1, 7| spirin le chiare~sante faci ledee: miri benigno,~e pace canti
1194 1, 4| le stelle~il bell’astro Ledeo? Stanchi alla fine,~e superbi
1195 4, 3| prezzo al debito eguale o di leggera~pena si soddisfaccia, io
1196 1, 2| né riconosce ancora~per legittimo lume~il raggio del piacer,
1197 2, 2| avvantaggio di spazio, o lena forte~de’ lor destrieri,
1198 3, 6| felice andrà pei campi,~che lento bagna e taciturno Lete~da
1199 5, 1| qual pe’ getuli campi irto leone,~che di recente oltraggio~
1200 1, 2| lane;~Ibla fiorisca a voi, Lesbo vendemmi,~Gargara mieta;
1201 4, 6| cui le indegne figlie~non levano di man lo scettro offerto.~
1202 1, 4| gente~l’ire tarde del ciel, levar le sacre~tutele avite ad
1203 3, 4| crudelmente ingegnosa, e di levarmi~quel che del sesso ad onta
1204 5, 5| oggi accusate. Ambe han levato a’ dèi~le vittime dovute;
1205 2, 5| infelici,~certo di man mi leverà la scure.~Aristodemo, Aristodemo,
1206 5, 7| un sacrilego, un empio io levo al vostro~demerito col cielo,
1207 5, 4| patria e ’l crudo onore~levò della ferita al sacerdote!~
1208 3, 1| opre mai fecero gli avi.~Liberatore e padre~te chiama la tua
1209 5, 4| vanta? Arco famoso,~che liberò la patria e ’l crudo onore~
1210 1, 7| Tessaglia i premi.~Corse su i lidi estremi~attonito il Pelasgo,
1211 3, 3| Merope, Averno. Attenderò sul lido~la tua venuta, e varcheremo
1212 5, 8| in atro~sangue il don di Lieo. La fiamma sacra~volontaria
1213 1, 7| rigido Fato e ’l re deluso,~lieti portaste alla Tessaglia
1214 1, 2| Piovetemi sul crin rose e ligustri,~spirino intorno a me l’
1215 1, 1| ove flagella~le terga a Lilibeo Noto o Volturno;~ma, benché
1216 2, 7| legge,~che mi porge e mi limita il dolore!~Che approvi le
1217 1, 4| incapace, e sul primiero~limitar della vita,~men lagrimosa
1218 4, 5| fama~per la città con cento lingue, e spande~garrula il fatto.
1219 1, 7| mar, bacia, non urta il lito.~ Tali ah venite a noi;
1220 4, 3| un luogo~fra gli eroi più lodati,~che per la patria lor morendo
1221 4, 2| fondamenti validi e robusti~d’una lodevol macchina d’inganno!~Se tanto
1222 4, 2| acciò più pura vada~e più lontana da terreni affetti~alla
1223 5, 1| più tosto? o s’altro è più lontano~dalle strade del sole~efferato
1224 2, 3| lasciare il nome~sopra un marmo loquace,~ambizioso il proprio mal
1225 1, 4| dell’opra,~ma profani, ma lordi~d’infausto sangue di tradite
1226 1, 2| pur l’uso, ma il nome~di lorica e di spada.~Nessun foco
1227 1, 7| in quei primi contrasti~lottar con meraviglia il Greco
1228 1, 7| domator di Cillaro, al feroce~lottator amicleo, fanciulle, intanto~
1229 4, 3| Padre, due giorni sono~ch’io lotto con la morte, e non m’arriva~
1230 1, 2| occhi viene~questa insolita luce. Oggi respira~natura in
1231 5, 8| antica è fra noi pianto lugubre.~Non inesperto volgo~invita
1232 2, 2| vergogna~in noi rimase; e dopo lunga e vana~diligente ricerca,
1233 1, 5| orribile.~ ~MESSO~Licisco,~che lungamente ha protestato invano~d’esser
1234 2, 5| questa vita omai stancata~da lunghi mali. Aristodemo, ah troppo~
1235 5, 4| addietro~erravano gli arcieri~lungi da noi pel bosco ambiguo
1236 1, 6| distinti i casi,~distinti i luoghi, e per grand’atto fassi~
1237 5, 1| omicidio enorme,~si lasciò lusingar da un suo pensiero,~che
1238 1, 5| Messenia e per le dolci mie~lusingate speranze?~ ~ ~
1239 2, 7| pietoso~consolator dolci lusinghe, e vane!~Disposto il padre
1240 3, 3| sepolto mondo~precederò. Lusingherotti il Cane,~difenderò i tuoi
1241 4, 5| l’austere nubi,~e d’una lusinghevole speranza~empì l’anima mia.
1242 5, 5| e mi lascia~tra questi lutti; e attendi cheta dove~voglia
1243 4, 6| mi toglie il diadema, e macchia il nostro~onor eternamente;
1244 5, 1| crude ed esecrande mura~macchiate del più orribile misfatto,~
1245 4, 2| e robusti~d’una lodevol macchina d’inganno!~Se tanto io feci,
1246 5, 7| m’oda rotar di Sisifo il macigno,~volgersi l’orbe d’Ission,
1247 4, 6| del cor la destra~fatta maestra - ’n flagellar l’ignudo~
1248 | maggiori
1249 3, 6| andremo~tutti dell’Orco alla magion capace.~Scote a tutti egualmente~
1250 3, 3| me la fede.~Tu con atto magnanimo non temi~la morte per la
1251 4, 6| furor, già sorte avversa,~o maligna influenza,~ma la sola malizia
1252 4, 6| maligna influenza,~ma la sola malizia de’ congiunti,~inevitabil
1253 3, 3| amasti? e tale~che se ferro mancasse o tosco o laccio,~non possa
1254 5, 4| Padre, - mi disse, - io manco: - e, vacillando~una e due
1255 1, 4| nostra colpa~perdemmo i dèi, mancò la sorte, e cesse~Messenia
1256 1, 7| destrier più rapidi, che mandi~Argo o Tessaglia, e voleran
1257 5, 4| un fievolissimo sospiro~mandò l’anima bella ed innocente~
1258 2, 7| Furie e ’l Cane~quasi che mansueti,~e ne’ principii suoi rozzo
1259 2, 7| Nettuno,~re inesperto de’ mari,~pacifico reggea flutti
1260 5, 8| indarno~d’amaro pianto le marmoree basi.~Co’ stimoli dell’uno~
1261 4, 1| accusi padre, effemminando il maschio~vigor del petto, or che
1262 5, 1| abominevol farla.~Della pietà materna odi un effetto~insigne,
1263 2, 7| Merope infelice~le lagrime materne? Ah, non fia tolto~il sangue:
1264 5, 1| vendicatrice. O dall’affetto~cieco materno mal guidato amante,~Policare
1265 5, 8| ove la turba mesta~delle matrone sbigottite esclama~appiè
1266 1, 4| Una fanciulla epitida, matura~scelga la sorte, e s’offerisca
1267 5, 5| e grave~il sen di quasi maturata prole;~e per la patria tua
1268 1, 3| questi~adorati begli occhi,~meditavasi dunque onta sì grande~dall’
1269 4, 6| le pesti del crin crolli Megera;~quant’è, quanto sa farsi
1270 4, 3| silenzio, e al sacerdote~menata poi nel cupo orror profondo~
1271 5, 4| tua patria? O quanto parti~mendace, e quanto torni! Ov’hai
1272 1, 4| Cleone, Aristodemo e Dami,~mendicando suffragi,~contendono del
1273 4, 1| arte con arte.~Policare, tu menti, e la menzogna~arte è d’
1274 5, 4| Fuggimmo occultamente. Ella mentia~sesso co’ panni. Una fanciulla
1275 1, 2| padre tenero, e non guarda~a mentir della figlia~perché gli
1276 1, 4| adorò riverente~la deità mentita;~e l’augure, non ch’altri,
1277 | mercé
1278 3, 1| sempre del merto tuo minor mercede.~ ~ARISTODEMO~S’avvisi Ofioneo,
1279 1, 4| tanto onor fui scelto,~né ’l meritai. L’opra eseguita, in breve~
1280 1, 6| o d’insolito, che possa~meritar questa o meraviglia o lode.~
1281 4, 2| fatta industriosa frode~meriterà poi lode.~Di Merope temer
1282 5, 3| Come peccò nel darla,~se meritò nell’offerirla il padre?~
1283 4, 6| mura, e che avventò fra’ merli~la balista feroce aste pennute.~
1284 1, 6| d’Arena.~ ~NUTRICE~Ma non merta una vita~donata dagli dèi
1285 3, 3| dèi,~un rogo istesso, e mescolar nell’urna~le polveri felici,
1286 per | messenii~CORO stabile di donne messenie.~ ~La scena è in Itome,
1287 5, 8| il tempio, ove la turba mesta~delle matrone sbigottite
1288 1, 1| la pazienza~dell’oppresso mestissimo Licisco,~ ~AMFIA~Così farò
1289 1, 2| Aristodemo alla nestorea meta,~o dell’Euboica polve~vegga
1290 4, 6| patrii campi: ove sol Marte miete,~Cerere esclusa, ove dall’
1291 3, 6| della morte~è testimon la migliorata sorte.~Va, fanciulla magnanima,
1292 1, 2| pioggia, e sorse~col corno a minacciar gli umili campi,~già dell’
1293 2, 2| Entrammo dopo,~ma fu cercato e minacciato invano~per l’indistinto
1294 4, 6| recinti~si munir le città; che minacciose,~segni all’ire del ciel,
1295 5, 8| fieramente in me volse,~minaccioso, terribile, veloce~poi corse
1296 1, 4| scelerata frode;~anzi tal, che minore~muover non può contro l’
1297 1, 4| della forza~ma dell’odio minori. E qualche volta~stupì fortuna,
1298 1, 6| potevi il proprio lutto~mirar col ciglio asciutto!~Or
1299 1, 7| chiare~sante faci ledee: miri benigno,~e pace canti in
1300 3, 5| no: ma se ben dritto io miro,~forza giovar non può. S’
1301 5, 1| simulò di placarsi~a quella miserabile menzogna,~ch’ordì la moglie,
1302 5, 2| strani, o di che fieri eventi~miseramente è fatta~oggi la patria mia
1303 3, 4| Forse comanda Febo~che di miseria tal resti aggravata~la morte
1304 2, 1| la fiamma ora cerulea e mista~di bionde note, ed or sanguigna,
1305 2, 7| approvi le mie pene, e che a misura~d’una falsa ragione il cor
1306 1, 6| degli avi, e con la sorte~moderarmi d’Arena.~ ~NUTRICE~Ma non
1307 4, 3| pieno sacrifizio: il tuo modesto,~generoso pensiero,~figlia,
1308 4, 1| quale un re nell’altrui mogli?~ ~ARISTODEMO~Segui.~ ~POLICARE~
1309 5, 4| si rammenta~che dopo aver molt’anni~dal mio letto infecondo
1310 5, 3| occhi miei squallide ed irte~momentanee offerì l’egro pensiero.~
1311 4, 5| detti, or volga,~ch’ogni momento è prezioso.~ ~POLICARE~Il
1312 3, 1| Così virtù s’eterna,~così monta alle stelle, e poco lunge~
1313 4, 6| allor fu che cozzò ferreo montone~contro le mura, e che avventò
1314 2, 7| vittima il colpo?~ ~AMFIA~Ah, moribonde~scintille di speranza! Ah,
1315 5, 1| empio~fremer del padre; e i moribondi lumi~in lui rivolti, ed
1316 5, 1| fanciulla,~un certo che sol mormorò d’orrendo,~e trafisse la
1317 4, 6| destriero~l’ignoto freno morse,~non vile onor di Paletronia
1318 2, 3| nomi, e al grande~rischio mortale andranno~le tenere bambine,
1319 1, 4| però. Del re pur dianzi~morto in battaglia è segnalato
1320 4, 1| che più viene astretta~a mostrarsi virtù.~ ~POLICARE~ Signor,
1321 3, 6| Lete~da cento elisii eroi mostrata a dito.~A che dolersi? o
1322 3, 6| tempie, e d’atre bende.~Mostrin l’orrida pompa~fiaccole
1323 5, 8| TISI~O con qual di natura~mostruoso tumulto, e terra, e cielo~
1324 4, 6| di fortissimi recinti~si munir le città; che minacciose,~
1325 2, 7| esprime! Frettolosa, incerta~muove il piè, come suole~agitata
1326 1, 4| frode;~anzi tal, che minore~muover non può contro l’umana gente~
1327 2, 3| Pur vive Arena~cinta dal muro forse e dalle spade~del
1328 2, 1| NUTRICE~Il Cielo~non muta voglia. Arena~è la vittima
1329 5, 8| segno!~Nulla piace agli dèi! mutasi in atro~sangue il don di
1330 | n
1331 1, 2| aurette molli~fiati d’amomo e nardo,~ch’oggi felice io son.
1332 2, 2| Ferma i passi, o guerrier, narrami quanto~Oprò, vide o sentì
1333 3, 3| opache~ombre d’Eliso andrò narrando i casi;~e dell’istoria mia
1334 5, 1| mi daran le parole,~lo narrerò. Sarà pur anco questo~pianto
1335 1, 2| nube estiva,~e quante volte nasce~splendido e cerca nutrimento
1336 5, 5| il parto io dissi~perì nascendo. Ah sventurato parto,~ché
1337 2, 7| nostri e l’opre chiude.~Nascon guerre da pace,~quiete da
1338 5, 5| scoperta. O figlia, o invano~nascosta ai fati! O mia pietà delusa,~
1339 1, 2| umili campi,~già dell’alveo natio fatto maggiore,~cerca chi
1340 3, 6| rapite son le involontarie navi.~Necessità d’inesorabil
1341 1, 7| auree stelle di pace a’ naviganti.~Stagnansi i flutti erranti,~
1342 3, 6| l mesto~fin delle cose. Navigar per l’onda~ultima d’Acheronte.
1343 1, 2| in questa mia caliginosa nebbia~di cure sospettose. Ah,
1344 1, 2| il margo affonda.~ ~AMFIA~Necessaria altrettanto~quanto degna
1345 2, 5| costretti; e paia dono~l’obbligo necessario. A che avvilirlo,~con inutile
1346 5, 4| morte iniquamente: allora~io negai d’esser padre.~Erasitea
1347 1, 1| niega d’esser padre~per negarci la figlia? E mentre perde~
1348 3, 4| tumulti del senso.~Non può negarsi. Duro~è l’incontrar ciò
1349 5, 5| fiere,~che ’l sangue suo negato a’ dèi lambite,~ad ammorzar
1350 4, 6| una~squallida fossa, onda negletta e bruna;~allor fu che cozzò
1351 4, 6| crudele~mi fa crudel; gli dèi negletti, giusto:~la patria e ’l
1352 5, 4| quella patria almeno,~che le negò la vita,~non le nieghi la
1353 | nei
1354 | nello
1355 3, 2| mio furor, la mia~stella nemica? E due compagni al fianco~
1356 2, 2| vicine vigorose travi,~e col nerbo dell’un l’altro sostiene.~
1357 3, 6| forte;~passa fra l’ombre nere~di Stige, e nulla teme.~
1358 1, 2| e giunga~Aristodemo alla nestorea meta,~o dell’Euboica polve~
1359 3, 2| apparato.~ ~POLICARE~Scota Nettun la terra,~cadano torri e
1360 2, 7| Inferno.~La terra, che fu poi nido de’ mostri,~per anco non
1361 2, 1| temer.~ ~NUTRICE~Non te lo niego;~gran cose son, ma forse~
1362 | niuna
1363 1, 2| stimata parte~del nostro amor; nobilitato dono~del favor degli dèi;
1364 5, 3| Qualunque pere~di noi, pere nocente. Ah, chi mi toglie~l’orror
1365 2, 7| tutto,~non sì orrendi e nocivi~sapea temprar i fulmini
1366 1, 2| rasciughi, e senti al pari~della noia il contento.~ ~POLICARE~
1367 5, 4| portasse a’ sbigottiti sensi~la notizia del mal. Misero, io volsi~
1368 3, 3| e dote e prole.~Un’ombra nuda, ch’io sarò tra poco,~gelida
1369 1, 7| forti e ’l seno~tu, Polluce, nudasti~prima, e di piombo ti suonò
1370 2, 7| che ’l freddo verno~ora nudi la selva,~or torni l’ombra
1371 3, 3| baci,~sterili, e senza suon nudrir un muto~e vano amor d’inefficaci
1372 2, 6| che lo preceda. Io sarò nunzia a Dite~della venuta sua:
1373 4, 6| mal trovato ferro,~per cui nuotan nel sangue~i patrii campi:
1374 4, 2| noi padre fecondo~aprirà nuove strade. Amor darammi~nuovi
1375 1, 2| nasce~splendido e cerca nutrimento e regno,~tante muore sepolto~
1376 2, 7| regni~lo stesso Giove, e nutrir gare e sdegni.~O allor quando
1377 5, 4| Errar non puote adunque~obbedendo agli dèi. Ma di chi nacque?~
1378 2, 5| nume.~ ~AMFIA~Or a lui s’obbedisca e torni il nome~di Merope
1379 5, 5| voce di qualche Dio mal obbedito,~ch’io la celassi alla sua
1380 5, 5| Giuno.~Tu poi vivesti; ed io~obbligata al mio voto~ti ricusai.
1381 5, 4| mal. Misero, io volsi~l’occhio geloso al sangue; e sospirando~
1382 5, 4| interna cella~ne’ penetrali occulti in aureo letto~mi fe’ veder
1383 5, 4| Io rivelarti~deggio cose occultissime, ed in parte~anco a me stesse
1384 2, 4| ombra nobile e grande,~ad occupar l’ombre d’Eliso, e mostri~
1385 1, 2| generosa Amfia, non osa ancora~occuparti il contento,~che forastiero
1386 1, 5| per la città confusa ed occupata~nell’esequie del re.~ ~POLICARE~
1387 2, 7| l Cane estivo.~Tizio non occupava~con l’ampie terga al pallid’
1388 4, 3| morte ch’ora t’illustra. Occupi un luogo~fra gli eroi più
1389 5, 4| fortuna; e tale~fu ’l don ch’occupò tutto~il luogo vacuo e l’
1390 2, 7| venti~turbar le calme all’Oceano, intatto~anco da remi e
1391 5, 5| lieve pena a gran fallo. Odami Itome,~oda Messenia; Aristodemo,
1392 5, 7| alla natura, al cielo;~m’odia l’inferno sì, ma non rifiuta~
1393 5, 8| questo giorno espugni~gli odiati rivali; alla ruina~l’invidia
1394 2, 5| dignità del genio mio s’offende.~Amo, qual deve uom forte,~
1395 3, 5| lei.~ ~NUTRICE~Vie più l’offendi~a lasciarla perir.~ ~POLICARE~
1396 5, 3| squallide ed irte~momentanee offerì l’egro pensiero.~Tre son
1397 5, 3| purché invitto, e grande.~L’offerir la figliuola alla salute~
1398 1, 4| matura~scelga la sorte, e s’offerisca a Dite~quando più tinge
1399 1, 4| crine,~a quegli empii le offerse,~che il suo cor ne ridean.
1400 4, 6| levano di man lo scettro offerto.~Re mi volea Fortuna, Itome,
1401 2, 6| quel ch’io da lei sperava,~offizio di pietà, ch’era dovuto?~
1402 3, 1| sia~necessità, Merope io v’offro e tolgo~i privati ed i pubblici
1403 2, 4| pubblico lutto a Stige arrivi.~Olà, Messenii: manca~Arena,
1404 1, 7| dovieno~dar principii all’Olimpica men vasti.~Ché in quei primi
1405 1, 7| Egli v’ornò dell’iperboreo olivo~prima le chiome bionde,~
1406 5, 1| pria ch’uccisa~duramente oltraggiata. Or qual si serba~pena al
1407 | oltre
1408 1, 7| questo giorno ah ceda~l’ombrosa Amicla alla sassosa Itome;~
1409 1, 7| oro.~ Sull’ampio Alfeo gli omeri forti e ’l seno~tu, Polluce,
1410 4, 6| primi confini,~e col ferro omicida~allontanò i vicini.~Fu allor,
1411 5, 1| approvando~per sacrifizio l’omicidio enorme,~si lasciò lusingar
1412 1, 4| E quest’Amfia, di cui s’onora il nome~del tuo suocero
1413 3, 6| e chi con atto egregio~onorandone il corso illustra il fine.~ ~
1414 5, 5| avessi, e mi restasse questa~onorata memoria~di tua caduta, a
1415 4, 1| nobile virtù restano impressi~onorati vestigi?~ ~POLICARE~Il sangue
1416 3, 1| simolacri perenni, eterni onori,~sempre del merto tuo minor
1417 3, 3| concilii Fortuna. Io fra le opache~ombre d’Eliso andrò narrando
1418 3, 5| di pianto?~Non sarà chi s’opponga? e chi deluda~il forsennato
1419 2, 5| incapace età. Tisi dirallo,~ch’opportuno qui giunge.~ ~ ~
1420 1, 4| reggia sublime fu, ch’ultima oppresse~con insidia notturna~l’implacabil
1421 1, 1| stancar la pazienza~dell’oppresso mestissimo Licisco,~ ~AMFIA~
1422 5, 1| sostiene~che la fortuna Opprime. O dèi, fia questo~principio
1423 3, 5| si compiaccia e viva.~S’opri, il rischio è di morte;~
1424 2, 2| guerrier, narrami quanto~Oprò, vide o sentì la schiera
1425 5, 7| Sisifo il macigno,~volgersi l’orbe d’Ission, chinarsi~Tantalo
1426 5, 1| miserabile menzogna,~ch’ordì la moglie, e finse~di lasciar
1427 1, 6| Questo è pur troppo un segno~ordinario e comun, che non ti toglie~
1428 1, 7| pensier? Béndati, e segui~l’ordine del destino,~che qual impeto
1429 2, 7| dipintone il Cielo.~Non s’armava Orion, né splendea l’Orsa,~né
1430 3, 6| merto opaca, amena.~Di pena orma non lassa~la stessa morte;
1431 2, 5| avvilirlo,~con inutile pianto? Ornar più tosto~convien di generosa
1432 1, 4| insegne,~di cui sogliono ornarsi~i simulacri di que’ numi
1433 5, 7| ARISTODEMO~Rapitemi all’orrenda~faccia del mio delitto,
1434 3, 6| mena~alle stanze de’ morti orride e cupe.~Passano l’ombre
1435 1, 7| d’elea polve e di membra orrido Alcide.~ Egli v’ornò dell’
1436 1, 4| abbattuti edifizii, onde l’orrore~viene accresciuto alle deserte
1437 2, 7| armava Orion, né splendea l’Orsa,~né la Pleiade acquosa o ’
1438 1, 6| la morte~per atterrirmi. Orsù, fur mali, e torna~il bene:
1439 1, 4| orgoglio lor, ma far nocenti osaro~gli dèi con empia colpa,
1440 1, 4| più tinge il ciel la notte oscura».~Così Pitio cantò. Questo
1441 1, 3| dell’ombre.~Ei nacque dall’oscure~tenebre del periglio, e
1442 1, 3| interessato il cielo,~e non osò Fortuna~de’ più begli astri
1443 5, 3| corona il tempio,~solo, ed osserva diligente ancora.~Tempra
1444 5, 1| generata avea. L’anima bella,~osservando l’inditto~silenzio, non
1445 2, 1| forse~da geloso timor troppo osservate.~ ~AMFIA~Pur attonito stava
1446 5, 7| aggiunga a’ gravi nostri danni.~Osservatelo, arcieri,~che la man furiosa~
1447 5, 1| lumi~in lui rivolti, ed osservato quale~il sacerdote inaspettato
1448 2, 7| temer la vita, Amfia,~ma l’ostare ai gran mali.~ ~AMFIA~È
1449 3, 5| mia, per vano orgoglio~d’ostentata virtù danni sé stessa.~Nulla
1450 5, 5| dalla madre ottenne,~lassa, ottener poi non dovea dal padre.~
1451 5, 4| uno di lor, come pregando ottenni.~Lecito fia che questo sen,
1452 2, 1| fulgida cima,~ma incerta, ottusa e fiacca,~gì serpendo all’
1453 5, 8| l’Erinni spietata;~torni ovante all’Abisso. Ah, qual mi
1454 1, 7| venite a noi; così risplenda~pacifica e clemente~oggi a Messenia
1455 1, 4| concordi il passo~da’ nostri padiglioni a quei di Sparta.~Non così
1456 5, 1| sole~efferato ed inospito paese?~ ~TISI~A ragion ti lamenti,~
1457 2, 4| affetto comun Merope tiene;~le pagherà. Sì fatta~piace al rigido
1458 2, 5| ciò che diamo costretti; e paia dono~l’obbligo necessario.
1459 4, 2| cada~or che più crolla. Io palesar frattanto~vo’ che Merope
1460 4, 6| della natura,~quel mostro palesò ch’ella copria~fra le cupe
1461 1, 7| la destra.~Né men nobil palestra~Castore esercitò; né si
1462 4, 6| morse,~non vile onor di Paletronia incude,~e coperte d’acciar
1463 1, 7| votivo,~d’alloro cinti e di palladia fronde.~O quali in sulle
1464 2, 7| occupava~con l’ampie terga al pallid’Orco i campi;~Ission non
1465 3, 6| guancia in quella guisa~che le pallide foglie~abbatte al giglio
1466 1, 4| candidi destrieri~più che neve pangea, con l’aste in mano~volser
1467 5, 4| occultamente. Ella mentia~sesso co’ panni. Una fanciulla serva,~di
1468 1, 6| dell’amor mio.~ ~NUTRICE~Par che tu abusi~il favor degli
1469 1, 3| ma tale~a te lo rende il paragon dell’ombre.~Ei nacque dall’
1470 3, 3| attendi~dal voler della Parca il fin degli anni.~Io son
1471 4, 3| vista.~Or che torna, mi pare~men feroce di pria. Resta
1472 1, 6| perdita sola~perdita mi parea. La patria, il padre,~la
1473 3, 3| fie per la lingua mia, se parlan l’ombre,~prima dell’ombra
1474 4, 3| nobil acquisto.~ ~OFIONEO~Parlando in questa guisa,~o magnanima
1475 1, 2| viene.~Resta, ch’io vo’ partendo~lasciarvi affatto in libertà
1476 4, 1| giusto re; né deve~da lei partirsi mai.~ ~POLICARE~Tal è di
1477 5, 8| uccise. Udite come. Egli partissi,~poiché dannò sé stesso;
1478 2, 4| intiero.~Ritornate, o da noi partiti numi;~Merope è vostra. Errò
1479 3, 2| contro me stesso.~Ah, Dio! Parton coloro,~ed io misero spargo~
1480 5, 3| agitata~ciò che veder mi parve: ah non fur due~ombre di
1481 1, 6| patria. I miei non furo~e non parvero mali;~ché troppo gloriosa
1482 1, 4| dove~il superbo Spartan pasce gli armenti.~E quest’Amfia,
1483 3, 6| de’ morti orride e cupe.~Passano l’ombre ignude~per questa
1484 4, 6| di nobil rio~condannata a passar, flutto servile,~o levata
1485 1, 7| mercé, la stanca gente.~Passin con l’ombra algente~della
1486 1, 4| mano~volser concordi il passo~da’ nostri padiglioni a
1487 5, 8| avea~dove ferir dovea.~Si passò il cor. Già vi disserro
1488 5, 1| ricopre~e l’armento e ’l pastor. Ma fortunato~se cercava
1489 5, 4| gran pianto~dunque non è paterno?~ ~LICISCO~ Io rivelarti~
1490 5, 5| vergini in vendetta~o nelle patrie stanze o nelle selve~è sacrifizio,
1491 1, 2| i giorni.~Per voi scorra Pattolo e tinga Sparta~di porpora
1492 1, 4| solenne.~Trema Licisco, e pave~Aristodemo. La Messenia
1493 1, 1| del volgo,~e stancar la pazienza~dell’oppresso mestissimo
1494 4, 6| atroce de’ mali: in cui non pecca~già nemico furor, già sorte
1495 5, 3| offerirla il padre?~Se non peccai, di che pavento? Forse~fu
1496 5, 3| fra quei d’Averno?~Come peccò nel darla,~se meritò nell’
1497 5, 3| larve io vidi: o nulla vidi peggio~di me, d’Amfia. Se ’l fulmine
1498 2, 3| dalle braccia~le svelga i pegni dolci. O santa pace~delle
1499 | pei
1500 | pel
1501 1, 7| lidi estremi~attonito il Pelasgo, e ornò d’alloro~le sacre
1502 1, 4| mezzo Fortuna; ancorché penda~il pubblico giudizio, e
1503 1, 6| arbitrio del caso, oimé, pendea,~distruggevasi Amfia,~Policare
1504 5, 3| augelli? Ed infelice, io pendo~dal moto loro? È sceso~dalle
1505 5, 4| man, d’interna cella~ne’ penetrali occulti in aureo letto~mi
1506 1, 2| appresso il volgo, e sia~chi penetri il mio cor. Merope è salva,~
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