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| Carlo de’ Dottori Aristodemo IntraText CT - Lettura del testo |
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SCENA V
I tutelari patrii numi e Giove abitator di questo nobil monte in sì torbido giorno. Oh che sventure! Il fin d’un mal grado è dell’altro! Guerre, morte de’ re, vittime umane, accuse,
O tu, che mostri gran cose agli atti, alle parole, al volto, d’onde vieni? A chi vai così veloce? Nunzio di che?
Non anco.
E chi succede?
Aristodemo ha tutto il favor della plebe; e pria ch’eletto viene acclamato. Ma si tratta prima
Fuggito è seco.
Oh stravaganza!
I’ temo
che lungamente ha protestato invano d’acquetarsi col Fato, e di cedere a’ dèi, ma, scaltro, aggiunse la seconda menzogna alla primiera, e partì con la figlia inosservato per la città confusa ed occupata
Pur fu chi sospettò, chi lo riferse; ma pur non si credea. Mi fu commesso sottrarne il ver. Vera è la fuga, e vero il suo delitto e ’l comun danno.
O crudo che mediti di grande e di funesto per la Messenia e per le dolci mie
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