Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText
Carlo de’ Dottori
Aristodemo

IntraText CT - Lettura del testo

  • ATTO III
    • SCENA II
Precedente - Successivo

Clicca qui per nascondere i link alle concordanze

SCENA II

POLICARE, CORO de’ Messenii.

 

POLICARE

Poiché fuggì l’usurpator Licisco

alla schiera seguace,

ritorna il mio dolor tanto più fiero,

quanto più certo.

Oh quanto volentier torrei, Fortuna,

a temerti di nuovo! A te non resta

più ragion sovra un nome

rimasto solo. Ah, dubbii miei, tornate,

se tornar più si può. Nel mortal vaso

il caro nome accompagnato torni,

e giudichi Fortuna un’altra volta

della mia vita. Ofioneo pavento,

gl’interessati Epitidi, il possente

stimolo di regnar temo nel padre.

Tutti sono sospetti,

genitor, patria e dèi.

Che più? Di lei diffido. O tu cui fanno

venerando le vesti e ’l crin canuto,

dimmi (ch’a te non è celato forse)

qual vittima s’elegge, or che l’eletta

si ricovrò tra le spartane genti?

 

CORO

Un padre generoso offre la figlia.

 

POLICARE

Cleone o Dami?

 

CORO

Aristodemo.

 

POLICARE

Oh Dio!

Chi divolga l’offerta?

 

CORO

Il padre appunto,

ed io fra poco avviseronne il sacro

Ofioneo, che drizzi l’ara, e imponga

di sacrifizio tal degno apparato.

 

POLICARE

Scota Nettun la terra,

cadano torri e tempii, e stenda Itome

a sì gran sacrifizio ampio teatro;

arda la man di Giove

questa patria cofolgori, ch’appena

convenevole sia rogo dell’ossa.

Con sì vasto apparato

sacrificar si deve ostiagrande.

 

CORO

Ei da sé stesso

parla dolente e mostra

nella fronte e negli atti

Segni d’affanno immenso.

 

POLICARE

Merope è sola forse

nella casa d’Epito? Ella pur dianzi

assoluta dal Cielo,

condannata è dal padre?

 

CORO

Ella è sol atta al sacrifizio, a cui

non dansi le bambine. Il padre dona

quel che forse darebbe,

ricusandolo, a forza.

Ma il generoso d’una

magnanima costanza orna il suo caso,

contamina il don con bassi affetti.

 

POLICARE

E lo permette Amfia?

 

CORO

 Perch’è costretta.

 

POLICARE

E l’approva Messenia?

 

CORO

Altra non resta.

 

POLICARE

E non si cerca Arena?

 

CORO

 Ella è fuggita.

 

POLICARE

Non si toglie al nemico?

 

CORO

Ah, di salute

trattasi qui, non di ruina.

 

POLICARE

In lei

la salute consiste.

 

CORO

E per lei forse

perirebbesi indarno.

 

POLICARE

 Or vanne, e trova

l’indovino crudele: avida attenda

di respirar con la sua morte Itome.

Non perirà.

 

CORO

Giovane audace, frena

l’impeto del dolor.

 

POLICARE

 Prima quel colpo

scenderà sul mio capo, e pria di mano

trarrolla al sacerdote;

violerò la pompa;

smorzerò con l’altrui, col sangue mio

l’indegno foco; abbatterò gli altari,

sacrilego, profano, disperato,

contro gli uomini e i dèi, contro me stesso.

Ah, Dio! Parton coloro,

ed io misero spargo

scelerate querele, empie rampogne,

inutili minacce!

Chiaman quest’ire, e queste

vendette, i Lacedemoni spietati.

Contro l’usurpator del mio privato

e del publico ben, volgiti, o sdegno;

darà forze ragion, daralle amore;

O periremo in sì bell’opra, e, prima

di Merope, vedrò l’atra palude,

ma non già solo.

Non s’aspetti che segua

la colpa; pria si vendichi. Preceda

al misfatto la pena, e sia punita

la cagion del misfatto.

Misero, chi mi segue? Aristodemo,

che la proscrive? Amfia

donna ed inerme? O ’l mio furor, la mia

stella nemica? E due compagni al fianco

ambi crudi, ambi ciechi, Amore e Morte?

 

 




Precedente - Successivo

Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText

Best viewed with any browser at 800x600 or 768x1024 on Tablet PC
IntraText® (V89) - Some rights reserved by EuloTech SRL - 1996-2007. Content in this page is licensed under a Creative Commons License