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| Carlo de’ Dottori Aristodemo IntraText CT - Lettura del testo |
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SCENA IV SOLDATO, MEROPE, POLICARE, NUTRICE in fine.
Merope, Aristodemo a sé ti chiama e chiede pronta obbedienza. Ha teco
Il padre con tal fretta? in tal tempo? e per gli arcieri mi fa chiamar? Dove le serve sono? E dov’è la nutrice? Sei tu nunzio o custode? Ah, ben conosco i preludi di morte. Il primo oltraggio è questo di fortuna; il tormi prima la libertà. Forse comanda Febo che di miseria tal resti aggravata la morte della vittima? e più tosto se volontaria e generosa muore, l’atto grande non piace? O petto, aduna tutte le forze tue. Virtù debelli è l’incontrar ciò che natura abborre. Venisse almen tutta la morte in una né cercasse d’abbattermi l’ardire crudelmente ingegnosa, e di levarmi quel che del sesso ad onta orna il mio petto generoso vigor. Mio sposo, addio;
senza di me? Ma non andrai. Fra poco ti seguirò nell’Erebo. O spietato padre! Spietati dèi! Perfida Itome, che ’l misfatto atrocissimo sopporti!
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