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SCENA IV
OFIONEO, CORO.
CORO
O tu nella cui mente il sacro
ardore
entra di Febo, e da cui pende
tutta
oggi Messenia, udisti
la nuova acerba, onde ritorna
Itome,
perdute due speranze,
sotto l’ire del Ciel? Merope è
tolta.
OFIONEO
Cessi la tema infausta. Ostia
sincera
Merope è custodita, e per la
patria
non ricusa morir. Pur or commisi
la sua cura a ministri, e quella
stanza
a Dite consacrata, io consegnai
a custodie terribili d’Abisso:
Merope or com’è tolta?
CORO
Tolta già molto tempo ed incapace
d’esser offerta.
Una vergine intatta
chiedon li dèi, non già corrotta
sposa
vicina ad esser madre.
OFIONEO
Gran cose, o dèi! Chi violò la
figlia
d’Aristodemo? Aristodemo inganna,
od è ingannato? E la fanciulla
audace
osa accostarsi profanata all’ara?
E perdendo sé stessa
ingannar la sua patria?
Che furor, che superbia
infruttuosa,
che violenza è questa?
CORO
Policare la sposa a lui promessa
corruppe. Egli promulga
il fatto, e chiama in prova
la nutrice ed Amfia.
OFIONEO
Aristodemo?
CORO
Egli stimò la figlia
sinora intatta. In questo punto
esclama
contro il genero audace,
e dalla colpa sua, che toglie a
noi
la sperata salute, a forza toglie
la figlia indietro inutilmente
offerta.
OFIONEO
Ed al giovane amante
deve il padre prestar subita fede?
CORO
Amfia tutto conferma; e corre
fama,
ch’a’ piedi suoi prostrata
impetrasse perdon di quella colpa,
che le rendeva la comune figlia.
Sfortunata Messenia! Or qual più
resta
via di salute? Trafugata è l’una,
corrotta l’altra. Ah, non saran
più chieste
fanciulle in sacrifizio. Il sangue
forse
avanzato al furor della spartana
emula spada ha da versarsi tutto.
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