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Carlo de’ Dottori
Aristodemo

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  • ATTO IV
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SCENA V

POLICARE, AMFIA.

 

POLICARE

Sin qua molto s’è fatto. Erra la fama

per la città con cento lingue, e spande

garrula il fatto. Il romor vario cresce,

e come accader suole

in gelosa materia, ove d’austera

religion si tratti, anco il sospetto

libera la fanciulla, o ne sospende

il sacrifizio. Ecco le donne. Oh come,

oh come a’ voti miei

corrisponde il successo!

 

AMFIA

Or tu mi narra

ciò che fortuna, e in brevi detti, or volga,

ch’ogni momento è prezioso.

 

POLICARE

Il tutto

sin qua felicemente. Aristodemo

rimproverò, turbossi,

poi mostrò di placarsi. Itome è piena

della bugiarda nuova,

ed è sospeso il sacrifizio. Attendo

sorte miglior; ché spesso

fiera virtù la doma, e la costringe

a cangiar volto.

 

AMFIA

A noi

men rigoroso d’ogni mia speranza,

Aristodemo venne,

e me richiese e la nutrice. Esposi

a suo’ piedi tremante

la nostra pietosissima menzogna

sì ben, che verità non trovò mai

fede maggior. Bagnai di vero pianto

la finta colpa della figlia amante;

proseguì la nutrice, egli si tacque:

ma in quel silenzio io riconobbi il padre,

e ritrovai il consorte. Una sua grave

dolcezza balenò nelle pupille,

che, come lampo suol di ciel turbato,

del volto rischiarò l’austere nubi,

e d’una lusinghevole speranza

empì l’anima mia. Spero, e pur temo

l’infedeltà della fortuna. Spero

che sia placato il genitor, ma temo

il genio altier dell’ingannata figlia,

se bene in parte al mio timor provvide

Ofioneo, che dalla stanza sacra

ov’ella è custodita

severamente ogni persona esclude,

pria ch’e’ lo permetta

alcun deve accostarsi. Aristodemo

certo non andrà primo. Io la fanciulla

guarderò cautamente,

lascerò, pria che disposta a dirsi

donna, od a farsi fuggitiva. Amore,

sin a quest’ora, e Morte

l’avran più strettamente persuasa,

e materia più facile e disposta

io troverò. Ma s’anco nieghi, e voglia

ostinata perir, di nuovo pure

l’ingannerò. Torni pur mia: non temo.

 

POLICARE

Cresce la notte, e con la notte il grande

romor sparso da noi. Non andrà molto,

che Merope sia sciolta. O che tu possa

farle approvar la frode, o tu la deggia

anco ingannar, pera Messenia, pera

mia vita, il mondo, io non mi scosto. Andiamo.

 

 




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