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Carlo de’ Dottori
Aristodemo

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  • ATTO V
    • SCENA II
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SCENA II

TISI, CORO

 

TISI

O di che strani, o di che fieri eventi

miseramente è fatta

oggi la patria mia tragica scena!

Che fia d’Aristodemo?

Che di Messenia?

 

CORO

Aristodemo adduce

per sua difesa l’altrui fallo, e torce

la colpa nell’autor, ch’estinto giace.

E perché trovò vergine la figlia,

e pria sacrata a’ dèi d’Averno, stima

ben offerta la vittima, adempito

il voler dell’oracolo, salvata

così la patria.

 

TISI

A ciò consente Itome?

 

CORO

Approva, e spera. Ofioneo sol resta,

che ricevendo sta gli auguri in parte

remota ed alta, onde confermi l’opra,

se la conferma il ciel. Scenderà quindi

la sospesa corona

sul crin d’Aristodemo; e ’l regno antico

il nuovo re ricuperar poi deve.

 

TISI

Tuoni il ciel da sinistra, e pesereni

campi dell’aria il bellicoso augello

placide e larghe rote

formi, ed applauda; e non rimanga segno

che non sia lieto e non consenta il cielo.

 

CORO

Così voglian li dèi: ma viene appunto

Aristodemo. - Io qui l’attendo.

 

TISI

Io parto.

Del misero non posso

l’aspetto rimirar, del reo non voglio.

 

 




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