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| Carlo de’ Dottori Aristodemo IntraText CT - Lettura del testo |
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SCENA II
O di che strani, o di che fieri eventi miseramente è fatta oggi la patria mia tragica scena! Che fia d’Aristodemo? Che di Messenia?
per sua difesa l’altrui fallo, e torce la colpa nell’autor, ch’estinto giace. E perché trovò vergine la figlia, e pria sacrata a’ dèi d’Averno, stima ben offerta la vittima, adempito il voler dell’oracolo, salvata così la patria.
Approva, e spera. Ofioneo sol resta, che ricevendo sta gli auguri in parte remota ed alta, onde confermi l’opra, se la conferma il ciel. Scenderà quindi sul crin d’Aristodemo; e ’l regno antico il nuovo re ricuperar poi deve.
Tuoni il ciel da sinistra, e pe’ sereni campi dell’aria il bellicoso augello formi, ed applauda; e non rimanga segno che non sia lieto e non consenta il cielo.
Così voglian li dèi: ma viene appunto Aristodemo. - Io qui l’attendo.
Io parto. Del misero non posso l’aspetto rimirar, del reo non voglio.
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