| Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText |
| Carlo de’ Dottori Aristodemo IntraText CT - Lettura del testo |
|
|
|
|
SCENA VI TISI, ARISTODEMO, AMFIA.
TISI Non basta all’avid’Orco picciolo sacrifizio. Oimé, bisogna che sappia di morir l’ostia che muore. Però si crede che rifiuti quelle, nella cui debil vita poco potrebbe esercitarsi morte. poco goder la crudeltà d’Averno.
AMFIA E chi l’afferma?
TISI Ofioneo. Di Febo egli è ministro, e tocca a lui d’esporre la delfica risposta.
AMFIA Egli ci forma gli dèi crudeli. Oimé, più tosto a Delfo perché non si ritorna?
TISI Tanto commercio non abbiam col cielo, ch’a voglia nostra ei parli.
AMFIA O Tisi, o sempre funesto quando parli! Io non credea che tu crollassi ancor le ruinose misere mie speranze.
TISI Amfia, mi duole di te. Fosse pur altra via di salvar Messenia! Andai richiesto, richiesto parlo.
AMFIA O misera! E mi serba al funeral di Merope fortuna? Chiuderò gli occhi a lei, raccorrò l’ossa? E riporrò le ceneri nell’urna, quel ch’io da lei sperava, offizio di pietà, ch’era dovuto? Vile, ah troppo, ch’io sono a saziar la rabbia delle stelle col mio dolor. Non fia mai ver ch’io viva dopo Merope mia. Degno è un sì grande sacrifizio di qualche atto solenne, che lo preceda. Io sarò nunzia a Dite della venuta sua: né ignobil forse né inoperosa. All’anima preclara liberatrice di Messenia, offerta dal padre suo, preparerò la via.
ARISTODEMO Necessità di Fato, obbligo con la patria, onor severo ti sgridano altamente. Una sol morte mille vite risparmia: or se tu nieghi timida, non è questo un tradir la tua patria? Un dar in preda all’avido spartan, che vincer puossi se tu vinci te stessa, i pochi avanzi e preziosi del messenio impero? Sofferirai che spenga la nostra gloria il fier nemico, e mieta con la fiamma vorace i patrii campi? Che disperga le polveri di mille anime illustri, a cui costò tanto la patria? E tu le mani e i lacci porgerai? Sì, sì conferma Merope al tuo nemico, Aristodemo al trionfo di Sparta! O moglie, o Amfia, ti sien legge i miei detti. In pace togli il voler del destin, ch’al mio dà legge.
|
Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText |
Best viewed with any browser at 800x600 or 768x1024 on Tablet PC IntraText® (V89) - Some rights reserved by EuloTech SRL - 1996-2007. Content in this page is licensed under a Creative Commons License |