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1. Costante ricordo nella preghiera
Non
appena fummo elevati al supremo pontificato, il Nostro pensiero si rivolse a
voi, che costituite un immenso popolo, insigne nella
storia per gloriose imprese, per amore patrio, per laboriosità e parsimonia,
per pietà verso Dio e la vergine Maria.
Non
abbiamo mai cessato di elevare le Nostre suppliche a Dio, affinché sempre vi
assista con la sua luce e con il suo divino aiuto, e conceda a voi tutti di
poter raggiungere, insieme ad una giusta prosperità
materiale, anche quella libertà, per cui ognuno di voi sia in grado di tutelare
la propria dignità umana, conoscere gli insegnamenti della vera religione, e
prestare il debito culto a Dio non solo nell'intimo della propria coscienza, ma
anche apertamente, nell'esercizio della vita pubblica e privata.
Del
resto ben sapete che i Nostri predecessori, ogniqualvolta se ne presentò loro
la possibilità, niente altro ebbero più a cuore che
manifestarvi la loro benevolenza e porgervi il loro aiuto. Sapete che gli
apostoli degli slavi occidentali, i santi Cirillo e
Metodio, i quali insieme con la religione cristiana portarono agli antenati di
quelli anche la civiltà, si diressero verso quest'alma
città, perché la loro attività apostolica fosse avvalorata dall'autorità dei
romani pontefici. E mentre essi fanno il loro ingresso in Roma, il Nostro
predecessore Adriano III di felice memoria «va loro incontro con grande testimonianza di onori, accompagnato dal clero e dal
popolo»2 e, dopo aver approvato e lodato il loro operato, non solo li
eleva all'episcopato, ma vuole egli stesso consacrarli con la solenne maestà
dei sacri riti.
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