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3. Pagine mirabili di generosità e di amore
E se nel frattempo e in seguito, a motivo di un cumulo di
circostanze avverse, da una parte e dall'altra le comunicazioni divennero più
difficili, e per conseguenza più difficile l'unione degli animi - quantunque
fino al 1448 non si abbia alcun documento pubblico che dichiari la vostra
chiesa separata dalla sede apostolica - ciò tuttavia in linea generale non è da
attribuirsi al popolo slavo, né certamente ai Nostri predecessori, i quali
sempre circondarono di un amore paterno queste popolazioni, e quando fu loro
possibile ebbero cura di sostenerle e di aiutarle in ogni maniera.
Tralasciamo
non pochi altri documenti storici dai quali appare la benevolenza dei Nostri
predecessori verso la vostra nazione, ma non possiamo non accennare brevemente
a ciò che fecero i sommi pontefici Benedetto XV e Pio
XI, quando, dopo il primo conflitto europeo, specialmente nelle regioni
meridionali della vostra patria, ingenti moltitudini di uomini, di donne, di
innocenti fanciulli e fanciulle vennero colpite da una terribile carestia e da
un'estrema miseria. Essi infatti, spinti da paterno
affetto verso i vostri connazionali, inviarono a queste popolazioni viveri,
indumenti e molto denaro raccolto dall'intera famiglia dei cattolici, per
venire incontro a tutti quegli affamati e infelici, e poter alleviare in
qualche modo le loro calamità. E i Nostri predecessori provvidero, secondo le
proprie possibilità, non solamente alle necessità materiali, ma anche a quelle
spirituali; infatti, non paghi d'innalzare suppliche a Dio, padre delle
misericordie e fonte di ogni consolazione (cf. 2Cor 1,3), vollero altresì che fossero indette
pubbliche preghiere per la vostra condizione religiosa così sconvolta e turbata
dai negatori e nemici di Dio, decisi a sradicare dagli animi la fede e la
nozione stessa della Divinità. Così il sommo pontefice Pio XI nel 1930 stabilì
che nel giorno della festività di san Giuseppe, patrono della chiesa
universale, «fossero innalzate comuni preghiere a Dio ... nella Basilica
Vaticana, per le infelici condizioni della religione in Russia»;4 ed egli stesso volle esservi presente, circondato
da una foltissima e pia moltitudine di popolo. Inoltre nella solenne
allocuzione concistoriale esortò tutti con queste parole: «Bisogna pregare
Cristo ... redentore del genere umano, affinché venga
restituita la pace e la libertà di professare la fede agli infelici figli della
Russia ... e vogliamo che secondo questa intenzione, cioè per la Russia,
vengano recitate quelle preghiere che il Nostro predecessore Leone XIII di
felice memoria ha imposto ai sacerdoti di dire insieme al popolo dopo la santa
messa; i vescovi e il clero regolare e secolare con ogni cura cerchino
d'inculcare quanto sopra ai loro fedeli o a chiunque assista alla santa messa,
e spesso ciò richiamino alla loro memoria».5
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