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IV.
Avvertimenti della Chiesa
6. Avvertimenti della Chiesa nel
conferire gli Ordini ai suoi Chierici
Ad ottenere nei suoi sacerdoti questa
santità di vita, la Chiesa mira con assidue e non mai interrotte cure. A tal fine
furono istituiti i Seminari: dove, se coloro che costituiscono le speranze
della Chiesa devono essere educati nelle lettere e nelle scienze, nello stesso
tempo, tuttavia, e più ancora lo devono essere sino dai più teneri anni ad una
sincera pietà verso Dio. Inoltre, nel mentre promuove i candidati ai gradi
sacri con non brevi intervalli, non pone fine mai, come madre amorosa, alle
esortazioni, che impartisce intorno al conseguimento della santità.
Richiamiamoci queste tappe gioconde. Non appena ci ascrisse nella sacra
milizia, volle che dichiarassimo secondo il rito: " Il Signore è la
porzione della mia eredità e del mio calice; tu sei quegli che a me restituirà
la mia eredità" (Sal 15,5). Con le quali parole, commenta san
Girolamo, si ammonisce " il chierico, affinché egli, che è parte del
Signore o ha per sua parte il Signore, si diporti così che Egli possegga il
Signore e sia dal Signore posseduto ". Quanto gravi parole rivolge poi la
Chiesa ai novelli suddiaconi! Dovete considerare attentamente quale obbligo
oggi di vostra spontanea volontà assumete...; quando avrete ricevuto
quest'Ordine, non vi sarà più possibile di volgere indietro i passi; ma dovrete
servire in perpetuo a Dio, e mantenere, con la sua grazia, la castità. E
infine: se finora foste tardi alla Chiesa, d'ora innanzi dovete essere assidui;
se finora foste sonnolenti, d'ora innanzi vigilanti...; se finora disonesti,
d'ora innanzi casti... Riflettete di chi vi si affida il servizio!
E per i promuovendi al diaconato così prega
la Chiesa per mezzo del Vescovo: "Abbondi in essi la bellezza di ogni
virtù, l'autorità modesta, la pudicizia costante, la ferma purità
dell'innocenza e l'osservanza della spirituale disciplina. I suoi precetti
risplendano nella loro vita, affinché dall'esempio della loro castità il popolo
si ecciti a imitarli santamente ". Ma più commovente ancora è
l'ammonizione rivolta a coloro che devono essere iniziati al sacerdozio: "
Con grande timore a così alto grado si deve salire, ed allora bisogna
accertarsi che una celeste sapienza, illibati costumi e lunga osservanza della
legge di Dio distinguano gli eletti a tale dignità... Sia il profumo della
vostra vita diletto della Chiesa di Cristo, affinché con la parola e con
l'esempio edifichiate la casa della famiglia di Dio ". E più di ogni cosa
ci stimola la grave sentenza, che si aggiunge: " Siate all'altezza di ciò
che amministrate (imitamini quod tractatis) "; il che concorda col
precetto di san Paolo: " Affine di rendere perfetto ogni uomo in Cristo
Gesù " (Col 1,28).
7. Padri e Dottori confermano che il
Sacerdote deve essere un cielo tersissimo
Poiché questa dunque è la mente della Chiesa
riguardo alla vita sacerdotale, non potrebbe riuscire ad alcuno di meraviglia,
che tale sia la consonanza delle voci dei Padri e dei Dottori intorno a questo
punto così che sembrino peccare di ridondanza. Ma, se con retto giudizio li
osserviamo, ci apparirà evidente come altro non dicano che il vero e il giusto.
Il loro giudizio si può brevemente esporre così: tanta differenza è tra il
cielo e la terra; e quindi guardi bene il sacerdote che la sua virtù non solo
non sia tocca neppure dall'ombra delle più gravi colpe, ma neppure delle più
lievi. A tal riguardo il Concilio di Trento fece suo il pensiero di quegli
uomini venerandi, quando ammonì i chierici di fuggire anche i leggeri
mancamenti, che in loro sarebbero massimi: massimi non già in sé, ma per
ragione di chi li commette, al quale più ancora che all'edifizio sacro,
conviene quel detto: " Alla casa tua, (o Signore), si conviene la santità
" (Sal 92,5).
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