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Pius PP. X
Haerent animo

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  • V. Natura della Santità Sacerdotale
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V. Natura della Santità Sacerdotale

8. In che consiste la santità - Il fondamento voluto da Cristo sta proprio nelle virtù " passive "

Ed ora è da vedere in che cosa consista una tale santità, della quale il sacerdote non può esser privo senza grave vergogna; poiché se alcuno ne ignora o male ne intende l'essenza, si trova in grande pericolo. C'è chi crede, anzi chiaramente professa, che il merito del sacerdote consista semplicemente nel sacrificarsi tutto al bene degli altri; per cui neglette quasi del tutto quelle virtù, che mirano al perfezionamento individuale (le così dette virtù passive), dicono che si deve porre ogni studio per conseguire ed esercitare quelle virtù che chiamano attive. Questa è dottrina indubbiamente fallace e rovinosa. Intorno ad essa così si esprime, con la consueta sapienza, il nostro predecessore di felice memoria: " Che le cristiane virtù non siano opportune a tutti i tempi non può cadere in mente se non a chi si sia scordato delle parole dell'Apostolo: "Coloro che Egli previde, li ha anche predestinati ad essere conformi all'immagine del Figliol suo" (Rm 8,29) ". Cristo è maestro ed esemplare di ogni forma di santità, al cui esempio è necessario che si modellino tutti quanti vogliono essere accolti nel regno dei cieli. Ora Cristo non muta col passare dei secoli; ma è il medesimo " ieri, e oggi; ed è sempre Lui anche nei secoli " (Eb 13,8). Quindi agli uomini di tutti i tempi è rivolta quella parola: " Imparate da me, che son mite e umile di cuore " (Mt 11,29); in ogni tempo Cristo ci si presenta " ubbidiente sino alla morte " (Fil 2,8); e vale per tutte le età la sentenza dell'Apostolo: " Quei che sono di Cristo hanno crocifisso la loro carne co' vizi e con le concupiscenze " (Gal 5,24).

9. La " conditio sine qua non " è l'abnegazione di sé - Condanna dei metodi propri nel mondo

I quali documenti sono rivolti a ciascheduno dei fedeli, in modo tutto speciale riguardano i sacerdoti: essi, più che gli altri, devono prendere come a sé rivolte le parole, che il medesimo nostro predecessore con apostolico zelo aggiunge: " Ed oh! fossero più numerosi i cultori di tali virtù, a imitazione dei santi delle passate età: i quali con l'umiltà, l'ubbidienza, la mortificazione di sé, furono potenti in opere e in parole, con indicibile vantaggio non solo della religione, ma dello stato e della civiltà ". Dove cade opportuno osservare come il sapientissimo Pontefice fa menzione speciale della mortificazione che con evangelica parola diciamo: abnegazione di sé. Poiché, di qui specialmente, dipende, o diletti figli, la forza e la virtù e il frutto del ministero sacerdotale; al contrario dalla negligenza di questa virtù, nasce tutto quanto nei costumi e nella vita del sacerdote può offendere gli occhi e sconcertare gli animi dei fedeli. Poiché l'agire a solo scopo di turpe lucro, l'ingolfarsi negli affari mondani, l'aspirare ai primi gradi e sprezzare i più modesti, il condiscendere alla carne e al sangue col troppo affetto ai parenti, il soverchio studio di piacere agli uomini, il porre la fiducia del proprio successo nell'umana destrezza della parola: tutte queste cose derivano dalla negligenza del precetto di Cristo e dal respingere la condizione, che egli ci pose: " Chi vuol venir dietro a me rinneghi se stesso " (Mt 16,24).




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