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IX.
DANNI DEL TRASCURARE LE MEDITAZIONI
17. Triste quadro dei danni che nascono
in chi trascurasse la meditazione
Una triste conferma di quanto si è detto ci
esibisce la vita di questi sacerdoti, che fanno poco conto della meditazione
delle cose divine o del tutto l'hanno in fastidio. Tu vedi in loro illanguidito
quell'inestimabile tesoro, mondani, seguaci di mere vanità, intrattenersi in
frivolezze, accostarsi alle sacre cose tiepidi, gelidi e forse indegni.
Dapprima, quando era in loro recente il carisma dell'unzione sacerdotale,
preparavano lo spirito diligentemente alla recita dei salmi per non essere
simili a chi tenta Dio; fissavano il tempo a ciò più opportuno, e il più remoto
ritiro, si industriavano di scrutare i sensi segreti delle cose divine, lodavano
Dio, gemevano, esultavano, effondevano lo spirito col Salmista. E ora invece
qual cambiamento!
Quasi più nulla resta in essi di
quell'ardente pietà, che un tempo dimostravano per i divini misteri. Quanto
diletti erano allora quei tabernacoli! L'anima esultava di trovarsi intorno
alla mensa del Signore e di chiamare ad essa in gran folla i devoti. Prima
della celebrazione dei sacri misteri quale mondezza! quali preghiere partite
dall'anima desiderosa! E quanta riverenza nel modo di trattare le cose sante: quale
decoro nell'eseguire le auguste cerimonie, quale effusione di grazie dal
profondo del cuore e come felicemente diffondevasi nel popolo il soave profumo
di Cristo!... " Richiamate ", ve ne preghiamo, o figli diletti,
" richiamate alla memoria quei primi giorni " (Eb 10,32), allora
l'anima era fervorosa perché nutrita del cibo della santa meditazione.
18. Da respingersi l'eventuale scusa o
vano pretesto di essere troppo assorbito nell'azione
Non manca fra quelli che hanno a fastidio o
trascurano di " riflettere in cuor loro " (Ger 12,11), non manca chi
riconosca la povertà dell'anima sua, ma poi se ne scusi col pretesto di essersi
dedicato interamente alle esigenze sempre più attive e dinamiche del ministero,
ad utilità degli altri. Ma si ingannano miseramente. Poiché, non avvezzi a
parlar con Dio, quando parlano di Dio agli uomini o impartiscono consigli
intorno alla vita cristiana, sono privi di ispirazione divina; così che la
parola di Dio è in essi quasi morta. La loro voce, per quanto dotta e feconda,
non imita la voce del buon pastore, che le pecorelle ascoltano salutarmente;
poiché strepita con inutile pompa di parole che si perde nel vuoto ed è anzi
fertile talora di dannoso esempio, non senza vergogna della religione e scandalo
dei buoni. Né altrimenti accade negli altri settori della vita attiva: poiché
nessun vantaggio di solida utilità ne ricavano o per lo meno non dura che breve
ora, mancando la rugiada celeste che scende invece copiosissima sull'"
orazione di colui che si umilia " (cf Sir 35,21).
19. Gravi conseguenze per chi mostrasse
disprezzo della preghiera
E qui non possiamo non dolerci vivamente di
coloro che, trascinati dal soffio di pestifere novità, non si vergognano della
loro mentalità contraria alla vita interiore e reputano quasi perduta l'ora
consacrata alla meditazione e alla preghiera. Funesta cecità! Volesse il cielo
che raccogliendosi una buona volta in se stessi si accorgessero finalmente a
quale abisso conduce questa negligenza e disprezzo della preghiera! Di qui
germoglia la superbia e la caparbietà; dalle quali maturano troppo amari
frutti, che il paterno cuore rifugge dal rammentare quanto desidera di recidere
completamente. Ascolti Iddio i nostri voti, e, benignamente riguardando i
fuorviati, effonda tanto largamente sopra di essi lo " spirito di grazia e
di orazione " (Zc 12,10), che, a comune allegrezza, piangendo il
loro errore, ritornino sulla male abbandonata via e cautamente la seguano per
l'avvenire. Come già l'Apostolo (Fil 1,8), ci sia testimone Dio come li
amiamo tutti nelle viscere di Gesù Cristo!
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