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Pius PP. X
Haerent animo

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  • VII. Il sussidio della preghiera
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VII. Il sussidio della preghiera

13. La preghiera indispensabile sussidio della santità - Esempio e precetti di Cristo

Ma poiché, come nessuno ignora, la santità in tanto è frutto della nostra volontà, in quanto questa è sostenuta dalla grazia di Dio, Dio provvide largamente a che non mai avessimo a patire difetto, purché lo si voglia, del dono della grazia; e questa si ottiene in primis con la preghiera. Non vi è dubbio che tra la preghiera e la santità intercorre tale relazione che l'una non può sussistere senza l'altra. Quindi corrisponde pienamente alla verità quella sentenza del Crisostomo: " Io penso senz'altro che riesca a tutti evidente, come è impossibile, senza il sussidio della preghiera, viver virtuosamente " e acutamente concluse sant'Agostino: " Veramente sa viver bene chi sa pregar bene ". E tali insegnamenti Cristo medesimo consacrò con la sua parola e più ancora col suo esempio. Poiché, per raccogliersi nella preghiera, si ritirava solitario nei deserti o saliva sulle montagne; passava le intiere notti in questo esercizio; era assiduo al tempio; che, anzi, anche se circondato dalle turbe, levati gli occhi al cielo dinanzi a tutti pregava; e in fine, confitto alla croce, fra i dolori della morte, con alto grido e lacrime volse al Padre l'ultima preghiera.

14. Il pericolo dell'abitudine e del ridurre le preghiere - Il continuo bisogno di preghiera per sé e per il popolo

Teniamo quindi come cosa certa e definita che il sacerdote, per sostenere degnamente il grado e ufficio, deve essere dedito in maniera esimia alla preghiera. Troppo sovente c'è da dolersi che egli si dedichi alla preghiera più per abitudine che per zelo, che a certe ore stabilite salmeggi con sonnolenza o preferisca preghiere piuttosto brevi o pochine, né poi consacri più alcun frammento della giornata a parlar con Dio, innalzandosi piamente alle cose del cielo. Mentre invece il sacerdote più di tutti gli altri deve obbedire al precetto di Cristo: " Si deve sempre pregare " (Lc 18,1); conformandosi al quale san Paolo tanto inculcava: " Siate perseveranti nell'orazione vegliando in essa, e nei rendimenti di grazie " (Col 4,2): " Orate sine intermissione " (1 Ts 5,17). E invero quante occasioni si offrono di elevarsi a Dio ad un'anima desiderosa della propria santificazione non meno che della salute degli altri! Le angustie interiori, la forza e insistenza delle tentazioni, la povertà di virtù, la piccolezza e sterilità delle nostre fatiche, i difetti e le negligenze frequenti, infine il timore dei giudizi divini, tutti questi sono stimoli a farci piangere dinanzi a Dio, col vantaggio di arricchirci di meriti al suo cospetto, oltre che di aver impetrato la grazia, l'aiuto divino. Né solamente per noi dobbiamo piangere. Nella colluvie di colpe che ovunque si diffonde, a noi specialmente si addice di pregare e muovere la divina pietà e di insistere presso Cristo, prodigo benignissimamente di ogni grazia nel mirabile sacramento dell'altare: Perdona, Signore, perdona al tuo popolo.




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