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Pius PP. X
Haerent animo

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  • VIII. Necessità della meditazione
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VIII. Necessità della meditazione

15. Necessità e vantaggi provenienti dalla meditazione

Caposaldo principalissimo del profitto della virtù è il dedicare ogni giorno una parte del nostro tempo alla meditazione delle cose eterne. Non vi è sacerdote che se ne possa esimere, senza grave nota di negligenza e detrimento dell'anima sua. San Bernardo scrivendo ad Eugenio III, suo antico discepolo ed allora divenuto romano pontefice, con franchezza e viva apprensione lo ammoniva a non mai lasciare la quotidiana meditazione delle cose divine, e a non ammettere, per dispensarsene, alcun pretesto di occupazioni, benché molte e gravissime ne porti con sé il supremo apostolato. E diceva di aver appunto gravi motivi di rivolgergli tali avvertimenti per i sommi vantaggi di questo esercizio quali egli così sapientemente enumerava: " La meditazione purifica la sorgente da cui nasce, cioè l'intelletto. Poi regola gli affetti, indirizza gli atti, corregge i difetti, riforma i costumi, eleva e ordina la vita: in una parola conferisce la scienza delle divine e delle umane cose. La meditazione chiarisce le cose confuse, colma le lacune della mente, rannoda le idee sparse, scruta i segreti, investiga la verità, esamina il verosimile, mette a nudo la finzione e la menzogna. Essa preordina le azioni da compiersi, essa chiama a rendiconto le già compiute affinché nulla resti nella mente di incorretto e di ambiguo. Essa fa presentire nella prosperità la sfortuna, nella sfortuna evita il troppo impressionarsi, e questo è infusione di fortezza, quello di prudenza ".

Questo compendio delle grandi utilità, che la meditazione per sua natura produce, ci dice quanto sia non solamente salutare, ma pure necessaria.

16. La meditazione salvaguardia del fervore e contro i pericoli del mondo

Poiché, sebbene i vari uffici del sacerdozio siano augusti e venerandi tutti, la forza dell'abitudine fa sì che i destinati ad essi non vi mettano quella religiosa attenzione come si conviene.

Di qui venendo meno a poco a poco il fervore è facile il passo alla negligenza e fino al fastidio delle cose più sacre. Aggiungasi la necessità che si impone al sacerdote, di convivere " in mezzo ad una nazione prava " (Fil 2,15); così che, sovente, nello stesso esercizio della carità pastorale, egli ha da temere stiano nascoste le insidie dell'antico serpente. Quanto è facile che anche i cuori religiosi si velino di mondana polvere! Appare quindi quale e quanta necessità vi sia di tornare ogni giorno alla contemplazione delle cose del cielo, affinché la mente e la volontà si rafforzino contro le seduzioni del mondo. Di più è compito del sacerdote di conseguire una certa facilità di assurgere e di raccogliersi nelle cose celesti, lui che deve intendersi delle cose celesti, insegnarle ed inculcarle ai fedeli; lui che deve condurre un tenore di vita in una sfera superiore alla umana, così che egli compia secondo Dio con lo spirito e la guida della fede quanto esige il suo ministero. Ora nulla più che la meditazione quotidiana è efficace a produrre e mantenere questa disposizione, questa quasi naturale unione con Dio; cosa che a ognuno, che abbia discernimento, è così ovvia che non vale la pena di ragionarne di più.




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