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A. La Vergine nella restaurata liturgia
romana
2. La riforma della
liturgia romana presupponeva un accurato restauro del suo Calendario generale.
Esso, ordinato a disporre con il dovuto rilievo, in determinati giorni, la
celebrazione dell’opera
della salvezza distribuendo lungo il corso dell’anno l’intero mistero del Cristo, dall’incarnazione fino all’attesa del suo glorioso ritorno,
ha permesso di inserire in modo più organico e con un legame più stretto la
memoria della Madre nel ciclo annuale dei misteri del Figlio.
3. Così, nel tempo di
avvento, la liturgia, oltre che in occasione della solennità dell’8 dicembre - celebrazione
congiunta della concezione immacolata di Maria, della preparazione radicale
(cf. Is 11,1,10) alla venuta del Salvatore, e del felice esordio della chiesa
senza macchia e senza ruga -, ricorda frequentemente la beata Vergine
soprattutto nelle ferie dal 17 al 24 dicembre e, segnatamente, nella domenica
che precede il natale, nella quale fa risuonare antiche voci profetiche sulla
vergine Maria e sul Messia e legge episodi evangelici relativi alla nascita
imminente del Cristo e del suo precursore.
4. In tal modo i fedeli,
che vivono con la liturgia lo spirito dell’avvento, considerando l’ineffabile amore con cui la vergine Madre attese il
Figlio, sono invitati ad assumerla come modello e a prepararsi per andare
incontro al Salvatore che viene, " vigilanti nella preghiera, esultanti
nella sua lode ". Vogliamo, inoltre, osservare come la liturgia dell’avvento, congiungendo l’attesa messianica e quella del
glorioso ritorno di Cristo con l’ammirata memoria della Madre, presenti un felice
equilibrio cultuale, che può essere assunto quale norma per impedire ogni
tendenza a distaccare - come è accaduto talora in alcune forme di pietà
popolare - il culto della Vergine dal suo necessario punto di riferimento, che
è Cristo; e faccia sì che questo periodo - come hanno osservato i cultori della
liturgia - debba esser considerato un tempo particolarmente adatto per il culto
alla madre del Signore: tale orientamento noi confermiamo, auspicando di
vederlo dappertutto accolto e seguito.
5. Il tempo di natale
costituisce una prolungata memoria della maternità divina, verginale,
salvifica, di colei la cui "illibata verginità diede al mondo il
Salvatore": infatti, nella solennità del natale del Signore, la chiesa,
mentre adora il Salvatore, ne venera la Madre gloriosa; nella epifania del
Signore, mentre celebra la vocazione universale alla salvezza, contempla la
Vergine come vera sede della Sapienza e vera Madre del Re, la quale presenta
all’adorazione
dei magi il Redentore di tutte le genti (cf. Mt 2,11); e nella festa della
santa famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe (domenica fra l’ottava di natale) riguarda con
profonda riverenza la santa vita che conducono nella casa di Nazaret Gesù,
Figlio di Dio e Figlio dell’uomo, Maria, sua madre, e Giuseppe, uomo giusto (cf.
Mt 1,19).
Nel ricomposto ordinamento del periodo
natalizio ci sembra che la comune attenzione debba essere rivolta alla
ripristinata solennità di Maria ss. madre di Dio; essa, collocata secondo l’antico suggerimento della
liturgia dell’urbe
al primo giorno di gennaio, è destinata a celebrare la parte avuta da Maria in
questo mistero di salvezza e ad esaltare la singolare dignità che ne deriva per
la "Madre santa... per mezzo della quale abbiamo ricevuto... l’Autore della vita"; ed è,
altresì, un’occasione
propizia per rinnovare l’adorazione al neonato Principe della pace, per
riascoltare il lieto annuncio angelico (cf. Lc 2,14), per implorare da Dio,
mediatrice la Regina della pace, il dono supremo della pace. Per questo, nella
felice coincidenza dell’ottava di natale con il giorno augurale del primo
gennaio, abbiamo istituito la Giornata mondiale della pace, che raccoglie
crescenti adesioni e matura già nel cuore di molti uomini frutti di pace.
6. Alle due solennità già
ricordate, della concezione immacolata e della maternità divina, sono da
aggiungere le antiche e venerande celebrazioni del 25 marzo e del 15 agosto.
Per la solennità dell’incarnazione del Verbo, nel Calendario romano, con
motivata risoluzione. è stata ripristinata l’antica denominazione di "Annunciazione del
Signore", ma la celebrazione era ed è festa congiunta di Cristo e della
Vergine: del Verbo che si fa "figlio di Maria" (Mc 6,3), e della
Vergine che diviene madre di Dio. Relativamente a Cristo l’oriente e l’occidente, nelle inesauribili
ricchezze delle loro liturgie, celebrano tale solennità come memoria del fiat
salvifico del Verbo incarnato, che entrando nel mondo disse "Ecco, io
vengo (...) per fare, o Dio, la tua volontà" (cf. Eb 10,7 Sal 39 8 9);
come commemorazione dell’inizio della redenzione e dell’indissolubile e sponsale unione
della natura divina con la natura umana nell’unica Persona del Verbo. Relativamente a Maria, come
festa della nuova Eva, vergine obbediente e fedele, che con il suo fiat
generoso (cf. Lc 1,38) divenne, per opera dello Spirito, madre di Dio, ma anche
vera madre dei viventi e, accogliendo nel suo grembo l’unico Mediatore (cf. 1Tm 2,5),
vera arca dell’alleanza
e vero tempio di Dio; come memoria di un momento culminante del dialogo di
salvezza tra Dio e l’uomo,
e commemorazione del libero consenso della Vergine e del suo concorso al piano
della redenzione.
La solennità del 15 agosto celebra la
gloriosa assunzione di Maria al cielo; è, questa, la festa del suo destino di
pienezza e di beatitudine, della glorificazione della sua anima immacolata e
del suo corpo verginale, della sua perfetta configurazione a Cristo risorto;
una festa che propone alla chiesa e all’umanità l’immagine e il consolante documento dell’avverarsi della speranza finale:
ché tale piena glorificazione è il destino di quanti Cristo ha fatto fratelli,
avendo con loro "in comune il sangue e la carne" (Eb 2,14; cf. Gal
4,4). La solennità dell’Assunzione ha un prolungamento festoso nella
celebrazione della beata Maria vergine regina, che ricorre otto giorni dopo,
nella quale si contempla colei che, assisa accanto al Re dei secoli, splende
come regina e intercede come madre. Quattro solennità, dunque, che
puntualizzano con il massimo grado liturgico le principali verità dogmatiche
concernenti l’umile
ancella del Signore.
7. Dopo queste solennità
si devono considerare, soprattutto, quelle celebrazioni che commemorano eventi
salvifici, in cui la Vergine fu strettamente associata al Figlio, quali le
feste della natività di Maria (8 sett.), " speranza e aurora di salvezza
al mondo intero "; della Visitazione (31 maggio), in cui la liturgia
ricorda " la beata vergine Maria (...), che porta in grembo il Figlio
", e che si reca da Elisabetta per porgerle l’aiuto della sua carità e
proclamare la misericordia di Dio Salvatore; oppure la memoria della Vergine
addolorata (15 sett.), occasione propizia per rivivere un momento decisivo della
storia della salvezza e per venerare la Madre "associata alla passione del
Figlio" e vicina a lui innalzato sulla croce.
Anche la festa del 2 febbraio, a cui è stata
restituita la denominazione di "presentazione del Signore", deve
essere considerata, perché sia pienamente colta tutta l’ampiezza del suo contenuto, come
memoria congiunta del Figlio e della Madre, cioè celebrazione di un mistero di
salvezza operato da Cristo, a cui la Vergine fu intimamente unita quale madre
del servo sofferente di Iahvè, quale esecutrice di una missione spettante all’antico Israele e quale modello
del nuovo popolo di Dio, costantemente provato nella fede e nella speranza da
sofferenze e persecuzioni (cf. Lc 2,21-35).
8. Se il restaurato
Calendario romano mette in risalto soprattutto le celebrazioni sopra ricordate,
esso tuttavia annovera altri tipi di memoria o di feste, legate a ragioni di
culto locale e che hanno acquistato un più vasto ambito e un interesse più vivo
(11 febb.: b. v. Maria di Lourdes; 5 agosto: dedicazione della basilica di s.
Maria maggiore); altre, celebrate originariamente da particolari famiglie
religiose, ma che oggi, per la diffusione raggiunta, possono dirsi veramente
ecclesiali (16 luglio: b. v. Maria del monte Carmelo; 7 ott. b. v. Maria del
rosario); altre ancora che, al di là del dato apocrifo, propongono contenuti di
alto valore esemplare e continuano venerabili tradizioni, radicate soprattutto
in oriente (21 nov. presentazione della b. v. Maria), o esprimono orientamenti
emersi nella pietà contemporanea (sabato dopo la solennità del s. Cuore di
Gesù: Cuore immacolato della b. v. Maria).
9. Né si deve dimenticare
che il Calendario romano non registra tutte le celebrazioni di contenuto
mariano: ché ai calendari particolari spetta accogliere, con fedeltà alle norme
liturgiche, ma anche con cordiale adesione, le feste mariane proprie delle
varie chiese locali. E resta da accennare alla possibilità di una frequente
commemorazione liturgica della Vergine con il ricorso alla memoria di santa
Maria in sabato: memoria antica e discreta, che la flessibilità dell’attuale calendario e la
molteplicità di formulari del messale rendono sommamente agevole e varia.
10. Non intendiamo in
questa esortazione apostolica considerare tutto il contenuto del nuovo messale
romano, ma nel quadro della valutazione che ci siamo prefissi di compiere circa
i libri restaurati del rito romano, desideriamo illustrarne alcuni aspetti e
temi. E amiamo, anzitutto, rilevare come le preci eucaristiche del messale - in
ammirabile convergenza con le liturgie orientali - contengono una significativa
memoria della b. v. Maria. Così il vetusto canone romano, che commemora la
Madre del Signore in termini densi di dottrina e di afflato cultuale: " in
comunione con tutta la chiesa, ricordiamo e veneriamo anzitutto la gloriosa e
sempre vergine Maria, madre del nostro Dio e Signore Gesù Cristo "; così
la recente prece eucaristica III, che esprime con intensa supplica il desiderio
degli oranti di condividere con la Madre l’eredità di figli: " Egli faccia di noi un
sacrificio perenne a te (Padre) gradito, perché possiamo ottenere il regno
promesso insieme con i tuoi eletti: con la beata Maria vergine e madre di Dio
". Tale memoria quotidiana, per la sua collocazione nel cuore del divin
sacrificio, deve essere ritenuta forma particolarmente espressiva del culto che
la chiesa rende alla " Benedetta dall’Altissimo " (cf. Lc 1,28).
11. Percorrendo poi i
testi del messale restaurato, vediamo come i grandi temi mariani dell’eucologia romana - il tema della
concezione immacolata e della pienezza di grazia, della maternità divina, della
verginità integerrima e feconda, del tempio dello Spirito santo, della
cooperazione all’opera
del Figlio, della santità esemplare, dell’intercessione misericordiosa, dell’assunzione al cielo, della
regalità materna e altri ancora - siano stati accolti in perfetta continuità
dottrinale con il passato, e come altri temi, nuovi in un certo senso, siano
stati introdotti con altrettanta perfetta aderenza agli sviluppi teologici del
nostro tempo. Così, ad esempio, il tema Maria-chiesa è stato introdotto nei
testi del messale con varietà di aspetti, come vari e molteplici sono i
rapporti che intercorrono tra la madre di Cristo e la chiesa. Tali testi,
infatti, nella concezione immacolata della Vergine ravvisano l’esordio della chiesa, sposa
senza macchia di Cristo; nell’assunzione riconoscono l’inizio già compiuto e l’immagine di ciò che, per la
chiesa tutta quanta, deve compiersi ancora; nel mistero della maternità la
confessano madre del Capo e delle membra: santa madre di Dio, dunque, e
provvida madre della chiesa.
Quando poi la liturgia rivolge il suo
sguardo sia alla chiesa primitiva che a quella contemporanea, ritrova
puntualmente Maria: là, come presenza orante insieme con gli apostoli; qui come
presenza operante insieme con la quale la chiesa vuol vivere il mistero di
Cristo: "...fa’ che
la tua santa chiesa, associata con lei (Maria) alla passione del Cristo, partecipi
alla gloria della risurrezione"; e come voce di lode insieme con la quale
vuole glorificare Dio: "...per magnificare con lei (Maria) il tuo santo
nome"; e, poiché la liturgia è culto che richiede una condotta coerente di
vita, essa supplica di tradurre il culto alla Vergine in concreto e sofferto
amore per la chiesa, come mirabilmente propone l’orazione dopo la comunione del 15 settembre:
"...perché, nella memoria della beata Vergine addolorata, completiamo in
noi, per la santa chiesa, ciò che manca alla passione di Cristo".
12. Il Lezionario della
messa è uno dei libri del rito romano che ha molto beneficiato della riforma
post-conciliare, sia per il numero dei testi aggiunti sia per il loro valore
intrinseco: si tratta, infatti, di testi contenenti la parola di Dio, sempre
"viva ed efficace" (cf. Eb 4,12). Questa grande abbondanza di letture
bibliche ha consentito di esporre in un ordinato ciclo triennale l’intera storia della salvezza e
di pro porre con maggiore completezza il mistero del Cristo. Ne è risultato,
come logica conseguenza, che il Lezionario contiene un numero maggiore di
letture vetero e neo-testamentarie riguardanti la beata Vergine; aumento
numerico non disgiunto, tuttavia, da una critica serena, poiché sono state accolte
unicamente quelle letture che, o per l’evidenza del loro contesto o per le indicazioni di
una attenta esegesi, confortata dagli insegnamenti del magistero o da una
solida tradizione, possono ritenersi, sia pure in modo e in grado diverso, di
carattere mariano. Conviene osservare, inoltre, che queste letture non solo
ricorrono in occasione delle feste della Vergine, ma vengono proclamate in
molte altre circostanze: in alcune domeniche dell’anno liturgico, nella celebrazione di riti che
toccano profondamente la vita sacramentale del cristiano e le sue scelte,
nonché nelle circostanze liete o penose della sua esistenza.
13. Anche il restaurato
libro dell’ufficio
di lode, cioè la Liturgia delle ore, contiene eccellenti testimonianze di pietà
verso la Madre del Signore: nelle composizioni innodiche, tra cui non mancano
alcuni capolavori della letteratura universale, quale la sublime preghiera di
Dante Alighieri alla Vergine; nelle antifone che suggellano l’ufficiatura quotidiana, implorazioni
liriche, cui è stato aggiunto il celebre tropario In te sola troviamo rifugio,
venerando per antichità, mirabile per contenuto; nelle intercessioni delle lodi
e del vespro, in cui non è infrequente il fiducioso ricorso alla Madre della
misericordia; nella vastissima selezione di pagine mariane, dovute ad autori
vissuti nei primi secoli del cristianesimo, nel medioevo e nell’età moderna.
14. Se nel messale, nel
lezionario e nella liturgia delle ore, cardini della preghiera liturgica romana,
la memoria della Vergine ritorna con ritmo frequente, anche negli altri libri
liturgici restaurati non mancano espressioni di amore e di supplice venerazione
verso la Madre di Dio: così la chiesa invoca lei, Madre della grazia, prima di
immergere i candidati nelle acque salutari del battesimo; implora la sua
intercessione per le madri che, riconoscenti per il dono della maternità, si
recano liete al tempio; lei addita come esempio ai suoi membri che abbracciano
la sequela di Cristo nella vita religiosa, o ricevono la consacrazione
verginale, e per essi chiede il suo soccorso materno; a lei rivolge istante
supplica per i figli che sono giunti all’ora del transito; richiede il suo intervento per
coloro che, chiusi gli occhi alla luce temporale, sono comparsi dinanzi a
Cristo, luce eterna, ed invoca conforto, per la sua intercessione, su coloro
che, immersi nel dolore, piangono con fede la dipartita dei propri cari.
15. L’esame compiuto sui libri liturgici
restaurati porta, dunque, ad una confortante constatazione: la riforma
postconciliare, come già era nei voti del movimento liturgico, ha considerato
con adeguata prospettiva la Vergine nel mistero di Cristo e, in armonia con la
tradizione, le ha riconosciuto il posto singolare che le compete nel culto
cristiano, quale santa Madre di Dio e alma cooperatrice del Redentore.
Né poteva essere altrimenti. Ripercorrendo,
infatti, la storia del culto cristiano, si nota che sia in oriente, sia in
occidente le espressioni più alte e più limpide della pietà verso la beata
Vergine sono fiorite nell’ambito della liturgia o in essa sono state
incorporate. Desideriamo sottolinearlo: il culto che oggi la chiesa universale
rende alla santa Madre di Dio è derivazione, prolungamento e accrescimento
incessante del culto che la chiesa di ogni tempo le ha tributato con scrupoloso
studio della verità e con sempre vigile nobiltà di forme. Dalla tradizione
perenne, viva per la presenza ininterrotta dello Spirito e per l’ascolto continuo della parola,
la chiesa del nostro tempo trae motivazioni, argomenti e stimolo per il culto
che essa rende alla beata Vergine. E di tale viva tradizione la liturgia, che
dal magistero riceve conferma e forza, è espressione altissima e probante
documento.
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