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B. La Vergine modello della chiesa nell’esercizio del culto
16. Vogliamo ora, seguendo
alcune indicazioni della dottrina conciliare su Maria e la chiesa, approfondire
un aspetto particolare dei rapporti intercorrenti tra Maria e la liturgia, vale
a dire: Maria quale modello dell’atteggiamento spirituale con cui la chiesa celebra e
vive i divini misteri. L’esemplarità della beata Vergine in questo campo
deriva dal fatto che ella è riconosciuta eccellentissimo modello della chiesa
nell’ordine
della fede, della carità e della perfetta unione con Cristo, cioè di quella
disposizione interiore con cui la chiesa, sposa amatissima, strettamente
associata al suo Signore, lo invoca e, per mezzo di lui, rende il culto all’eterno Padre.
17. Maria è la Vergine in
ascolto, che accoglie la parola di Dio con fede; e questa fu per lei premessa e
via alla maternità divina, poiché, come intuì s. Agostino, "la beata Maria
colui (Gesù) che partorì credendo, credendo concepì". Infatti, ricevuta
dall’angelo la
risposta al suo dubbio (cf. Lc 1,34-37), "essa piena di fede e concependo
il Cristo prima nella sua mente che nel suo grembo, ‘Ecco - disse - la serva del
Signore, sia fatto di me secondo la tua parola (Lc 1,38)"; fede, che fu
per lei causa di beatitudine e certezza circa l’adempimento della promessa: "E beata colei che
ha creduto nell’adempimento
delle parole del Signore" (Lc 1,45); fede con la quale ella, protagonista
e testimone singolare della incarnazione, ritornava sugli avvenimenti dell’infanzia di Cristo,
raffrontandoli tra loro nell’intimo del suo cuore (cf. Lc 2,19.51). Questa,
accoglie, proclama, venera la parola di Dio, la dispensa ai fedeli come pane di
vita e alla sua luce scruta i segni dei tempi, interpreta e vive gli eventi
della storia.
18, Maria è, altresì, la
Vergine in preghiera. Così essa appare nella visita alla madre del precursore,
in cui effonde il suo spirito in espressioni di glorificazione a Dio, di
umiltà, di fede, di speranza: tale è il cantico L’anima mia magnifica il Signore (cf. Lc 1,46-55), la
preghiera per eccellenza di Maria, il canto dei tempi messianici nel quale
confluiscono l’esultanza
dell’antico e
del nuovo Israele, poiché - come sembra suggerire s. Ireneo - nel cantico di
Maria confluì il tripudio di Abramo che presentiva il Messia (cf. Gv 8,56) e
risuonò, profeticamente anticipata, la voce della chiesa: "Nella sua
esultanza Maria proclamava profeticamente a nome della chiesa: "L’anima mia magnifica il
Signore"". Infatti, il cantico della Vergine, dilatandosi, è divenuto
preghiera di tutta la chiesa in tutti i tempi.
Vergine in preghiera appare Maria a Cana
dove, manifestando al Figlio con delicata implorazione una necessità temporale,
ottiene anche un effetto di grazia: che Gesù, compiendo il primo dei suoi
"segni", confermi i discepoli nella fede in lui (cf. Gv 2,1-12).
Anche l’ultimo
tratto biografico su Maria ce la presenta Vergine orante. Infatti gli apostoli
"erano assidui e concordi nella preghiera, insieme con alcune donne e con
Maria, la madre di Gesù, e con i fratelli di lui" (At 1,14): presenza
orante di Maria nella chiesa nascente e nella chiesa di ogni tempo, poiché
ella, assunta in cielo, non ha deposto la sua missione di intercessione e di
salvezza. Vergine in preghiera è anche la chiesa, che ogni giorno presenta al
Padre le necessità dei suoi figli, "loda il Signore incessantemente e
intercede per la salvezza del mondo".
19. Maria è, ancora, la
Vergine madre, cioè colei che " per la sua fede e obbedienza generò sulla
terra lo stesso Figlio del Padre, senza contatto con uomo, ma adombrata dallo
Spirito santo ": prodigiosa maternità, costituita da Dio quale tipo e
modello della fecondità della vergine-chiesa, la quale " diventa anche
essa madre, poiché con la predicazione e il battesimo genera a vita nuova e
immortale i figli, concepiti per opera dello Spirito santo e nati da Dio
". Giustamente gli antichi padri insegnavano che la chiesa prolunga nel
sacramento del battesimo la maternità verginale di Maria. Tra le loro
testimonianze ci piace ricordare quella del nostro illustre predecessore s.
Leone Magno, il quale in una omelia natalizia afferma: " L’origine che (Cristo) ha preso
nel grembo della Vergine, l’ha posta nel fonte battesimale; ha dato all’acqua quel che aveva dato alla
Madre; difatti, la virtù dell’Altissimo e l’adombramento dello Spirito santo (cf. Lc 1,35), che
fece sì che Maria desse alla luce il Salvatore, fa anche sì che l’acqua rigeneri il credente
". Volendo attingere alle fonti liturgiche, potremmo citare la bella
Conclusione della liturgia ispanica: " Quella (Maria) portò la Vita nel
grembo, questa (la chiesa) la porta nell’onda battesimale. Nelle membra di lei fu plasmato il Cristo,
nelle acque di costei fu rivestito il Cristo ".
20. Maria è, infine, la
Vergine offerente Nell’episodio della presentazione di Gesù al tempio (cf.
Lc 2,22-35), la chiesa, guidata dallo Spirito, ha scorto, al di là dell’adempimento delle leggi
riguardanti l’oblazione
del primogenito (cf. Es 13,11-16) e la purificazione della madre (cf. Lv
12,6-8), un mistero salvifico, relativo appunto alla storia della salvezza: ha
rilevato, cioè, la continuità dell’offerta fondamentale che il Verbo incarnato fece al
Padre, entrando nel mondo (cf. Eb 10,5-7); ha visto proclamata l’universalità della salvezza
poiché Simeone, salutando nel bambino la luce per illuminare le genti e la
gloria di Israele (cf. Lc 2,32), riconosceva in lui il Messia, il Salvatore di
tutti; ha inteso il riferimento profetico alla passione di Cristo: ché le
parole di Simeone, le quali congiungevano in un unico vaticinio il Figlio
"segno di contraddizione" (Lc 2,34) e la Madre, a cui la spada
avrebbe trafitto l’anima
(cf. Lc 2,35), si avverarono sul Calvario. Mistero di salvezza, dunque, che nei
suoi vari aspetti orienta l’episodio della presentazione al tempio verso l’evento salvifico della croce. Ma
la chiesa stessa, soprattutto a partire dai secoli del medioevo, ha intuito nel
cuore della Vergine, che porta il Figlio a Gerusalemme per presentarlo al
Signore (cf. Lc 2,22), una volontà oblativa, che superava il senso ordinario
del rito. Di tale intuizione abbiamo testimonianza nell’affettuosa apostrofe di s.
Bernardo: " Offri il tuo Figlio, o Vergine santa, e presenta al Signore il
frutto benedetto del tuo seno. Offri per la riconciliazione di noi tutti la
vittima santa, a Dio gradita ".
Questa unione della Madre con il Figlio nell’opera della redenzione raggiunge
il culmine sul Calvario, dove Cristo "offrì se stesso quale vittima
immacolata a Dio" (Eb 9,14) e dove Maria stette presso la croce (cf. Gv
19,25), "soffrendo profondamente con il suo Unigenito e associandosi con
animo materno al sacrificio di lui, armoniosamente consenziente all’immolazione della vittima da lei
generata" e offrendola anch’ella all’eterno Padre. Per perpetuare nei secoli il sacrificio
della croce il divin Salvatore istituì il sacrificio eucaristico, memoriale
della sua morte e risurrezione, e lo affidò alla chiesa, sua sposa, la quale,
soprattutto alla domenica, convoca i fedeli per celebrare la pasqua del
Signore, finché egli ritorni: il che la chiesa compie in comunione con i santi
del cielo e, prima di tutto, con la beata Vergine, della quale imita la carità
ardente e la fede incrollabile.
21. Modello di tutta la
chiesa nell’esercizio
del culto divino, Maria è anche, evidentemente, maestra di vita spirituale per
i singoli cristiani. Ben presto i fedeli cominciarono a guardare a Maria per
fare, come lei, della propria vita un culto a Dio e del loro culto un impegno
di vita. Già nel IV secolo, s. Ambrogio, parlando ai fedeli, auspicava che in
ognuno di essi fosse l’anima di Maria per glorificare Dio: "Dev’essere in ciascuno l’anima di Maria per magnificare
il Signore, dev’essere
in ciascuno il suo spirito per esultare in Dio". Maria, però, è
soprattutto modello di quel culto che consiste nel fare della propria vita un’offerta a Dio: dottrina antica,
perenne, che ognuno può riascoltare, ponendo mente all’insegnamento della chiesa, ma
anche porgendo l’orecchio
alla voce stessa della Vergine, allorché essa, anticipando in sé la stupenda
domanda della preghiera del Signore: " Sia fatta la tua volontà " (Mt
6,10), rispose al messaggero di Dio: "Ecco la serva del Signore: sia fatto
di me secondo la tua parola" (Lc 1,38). E il "sì" di Maria è per
tutti i cristiani lezione ed esempio per fare dell’obbedienza alla volontà del
Padre la via e il mezzo della propria santificazione.
22. È importante, d’altra parte, osservare come la
chiesa traduca i molteplici rapporti che la uniscono a Maria in vari ed
efficaci atteggiamenti cultuali: in venerazione profonda, quando riflette sulla
singolare dignità della Vergine, divenuta, per opera dello Spirito, madre del
Verbo incarnato; in amore ardente, quando considera la maternità spirituale di
Maria verso tutte le membra del corpo mistico; in fiduciosa invocazione, quando
esperimenta l’intercessione
della sua avvocata e ausiliatrice; in servizio di amore, quando scorge nell’umile ancella del Signore la
regina di misericordia e la madre di grazia; in operosa imitazione, quando
contempla la santità e le virtù della " piena di grazia " (Lc 1,28);
in commosso stupore, quando vede in lei, "come in una immagine purissima,
ciò che essa, tutta, desidera e spera di essere"; in attento studio,
quando ravvisa nella cooperatrice del Redentore, ormai pienamente partecipe dei
frutti del mistero pasquale, il compimento profetico del suo stesso avvenire,
fino al giorno in cui, purificata da ogni ruga e da ogni macchia (cf. Ef 5,27),
diverrà come una sposa ornata per lo sposo, Gesù Cristo (cf. Ap 21,2).
23. Considerando, dunque,
fratelli carissimi, la venerazione che la tradizione liturgica della chiesa
universale e il rinnovato rito romano esprimono verso la santa Madre di Dio;
ricordando che la liturgia, per il suo preminente valore cultuale, costituisce
una regola d’oro
per la pietà cristiana; osservando, infine, come la chiesa, quando celebra i sacri
misteri, assuma un atteggiamento di fede e di amore simili a quello della
Vergine, comprendiamo quanto sia giusta l’esortazione del concilio Vaticano II a tutti i figli
della chiesa, " perché promuovano generosamente il culto, specialmente
liturgico, della beata Vergine ": esortazione, che vorremmo vedere
dappertutto accolta senza riserve e tradotta in pratica con zelo.
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