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A. Nota trinitaria, cristologica ed
ecclesiale nel culto della Vergine
25. È sommamente
conveniente, anzitutto, che gli esercizi di pietà verso la vergine Maria
esprimano chiaramente la nota trinitaria e cristologica, che in essi è
intrinseca ed essenziale. Il culto cristiano infatti è, per sua natura, culto
al Padre, al Figlio e allo Spirito santo, o meglio - come si esprime la
liturgia - al Padre per Cristo nello Spirito. In questa prospettiva, esso
legittimamente si estende, sia pure in modo sostanzialmente diverso, prima di
tutto e in maniera speciale alla Madre del Signore, e poi ai santi, nei quali
la chiesa proclama il mistero pasquale, perché essi hanno sofferto con Cristo e
con lui sono stati glorificati. Nella vergine Maria tutto è relativo a Cristo e
tutto da lui dipende: in vista di lui Dio Padre, da tutta l’eternità, la scelse Madre tutta
santa e la ornò di doni dello Spirito, a nessun altro concessi.
Certamente la genuina pietà cristiana non ha
mai mancato di mettere in luce l’indissolubile legame e l’essenziale riferimento della
Vergine al divin Salvatore. Tuttavia, a noi pare particolarmente conforme all’indirizzo spirituale della
nostra epoca, dominata e assorbita dalla "questione di Cristo", che
nelle espressioni di culto alla Vergine abbia speciale risalto l’aspetto cristologico e si faccia
in modo che esse rispecchino il piano di Dio, il quale prestabilì " con un
solo e medesimo decreto l’origine di Maria e l’incarnazione della divina Sapienza ". Ciò
concorrerà senza dubbio a rendere più solida la pietà verso la Madre di Gesù e
a farne uno strumento efficace per giungere alla " piena conoscenza del
Figlio di Dio, fino a raggiungere la misura della piena statura di Cristo
" (Ef 4,13); e contribuirà, d’altra parte, ad accrescere il culto dovuto a Cristo
stesso, poiché, secondo il perenne sentire della chiesa, autorevolmente
ribadito ai nostri giorni, " vien riferito al Signore quel che è offerto
in servizio all’Ancella;
così ridonda sul Figlio quel che, è attribuito alla Madre; (...) così ricade
sul Re l’onore
che vien reso in umile tributo alla Regina ".
26. A questo accenno circa
l’orientamento
cristologico del culto alla Vergine, ci sembra utile far seguire un richiamo
all’opportunità
che in esso sia dato adeguato risalto a uno dei contenuti essenziali della
fede: la persona e l’opera
dello Spirito santo. La riflessione teologica e la liturgia hanno rivelato,
infatti, come l’intervento
santificatore dello Spirito nella Vergine di Nazaret sia stato un momento
culminante della sua azione nella storia della salvezza. Così, ad esempio,
alcuni santi padri e scrittori ecclesiastici attribuirono all’opera dello Spirito la santità
originale di Maria, da lui " quasi plasmata e resa nuova creatura ";
riflettendo sui testi evangelici - " lo Spirito santo verrà sopra di te, e
la potenza dell’Altissimo
ti ricoprirà " (Lc 1,35) e " Maria (...) si trovò incinta per virtù
dello Spirito santo; (...) è opera di Spirito santo, ciò che in lei si è
generato " (Mt 1,18.20) - scorsero nell’intervento dello Spirito un’azione che consacrò e rese
feconda la verginità di Maria e lei trasformò in Palazzo del Re o Talamo del
Verbo, Tempio o Tabernacolo del Signore, Arca dell’Alleanza o della Santificazione,
titoli ricchi di risonanze bibliche, Approfondendo ancora il mistero della
incarnazione, essi videro nell’arcano rapporto tra Spirito santo e Maria un aspetto
sponsale, poeticamente ritratto così da Prudenzio: " La Vergine non
sposata si sposa allo Spirito ", e la chiamarono Santuario dello Spirito
santo espressione che sottolinea il carattere sacro della Vergine, divenuta
stabile dimora dello Spirito di Dio. Addentrandosi nella dottrina sul
Paraclito, avvertirono che da lui, come da sorgente, erano scaturite la
pienezza di grazia (cf. Lc 1,28) e l’abbondanza di doni che la ornavano: allo Spirito,
quindi, attribuirono la fede, la speranza e la carità che animavano il cuore
della Vergine, la forza che ne sosteneva l’adesione alla volontà di Dio, il vigore che la
sorreggeva nella sua " compassione " ai piedi della croce;
segnalarono nel cantico profetico di Maria (cf. Lc 1,46-55) un particolare
influsso di quello Spirito che aveva parlato per bocca dei profeti.
Considerando, infine, la presenza della Madre di Gesù nel cenacolo, dove lo
Spirito scese sulla chiesa nascente (cf. At 1,12-14; 2,1-4), arricchirono di
nuovi sviluppi l’antico
tema Maria-chiesa, e, soprattutto, ricorsero all’intercessione della Vergine per ottenere dallo
Spirito la capacità di generare Cristo nella propria anima, come attesta s.
Ildefonso in una supplica, sorprendente per dottrina e per vigore orante:
" Ti prego, ti prego, o Vergine santa, che io abbia Gesù da quello
Spirito, dal quale tu stessa hai generato Gesù. Riceva l’anima mia Gesù per opera di
quello Spirito, per il quale la tua carne ha concepito lo stesso Gesù (...).
Che io ami Gesù in quello stesso Spirito, nel quale tu lo adori come Signore e
lo contempli come Figlio ".
27. Si afferma, talvolta,
che molti testi della pietà moderna non rispecchiano sufficientemente tutta la
dottrina intorno allo Spirito santo. Spetta agli studiosi verificare questa
affermazione e valutarne la portata; nostro compito è quello di esortare tutti,
specialmente i pastori e i teologi, ad approfondire la riflessione sull’azione dello Spirito nella
storia della salvezza, e a far sì ch i testi della pietà cristiana pongano
nella dovuta luce la sua azione vivificante. Da tale approfondimento emergerà
in particolare, l’arcano
rapporto tra lo Spirito di Dio e la Vergine di Nazaret e la loro azione sulla
chiesa; e dai contenuti della fede più profondamente meditati deriverà una
pietà più intensamente vissuta.
28. È necessario, poi, che
gli esercizi di pietà con cui i fedeli esprimono la loro venerazione alla madre
del Signore, manifestino in modo perspicuo il posto che essa occupa nella
chiesa: "dopo Cristo il più alto e il più vicino a noi "; un posto
che negli edifici cultuali di rito bizantino è plasticamente espresso nella
stessa disposizione dei membri architettonici e degli elementi iconografici -
nella porta centrale dell’iconostasi la raffigurazione dell’annuncio a Maria, nell’abside la rappresentazione della
Theotocos gloriosa - sì che da essi risulta manifesto come dal consenso dell’Ancella del Signore l’umanità inizi il ritorno a Dio e
nella gloria della Tuttasanta veda la meta del suo cammino. Il simbolismo con
cui l’edificio
della chiesa esprime il posto di Maria nel mistero della chiesa contiene un’indicazione feconda e
costituisce un auspicio perché dappertutto le varie forme di venerazione alla
beata Vergine si aprano verso prospettive ecclesiali.
Infatti, il richiamo ai concetti
fondamentali esposti dal concilio Vaticano II circa la natura della chiesa,
come famiglia di Dio, popolo di Dio, regno di Dio, corpo mistico di Cristo,
permetterà ai fedeli di riconoscere più prontamente la missione di Maria nel
mistero della chiesa e il suo posto eminente nella comunione dei santi; di
sentire più intensamente il legame fraterno che unisce tutti i fedeli, perché
figli della Vergine " alla cui rigenerazione e formazione spirituale ella
collabora con materno amore " e figli altresì della chiesa, perché "
noi dal suo parto nasciamo, dal suo latte siamo nutriti e dal suo Spirito siamo
vivificati ", ché ambedue concorrono a generare il corpo mistico di
Cristo: " L’una e
l’altra è
madre di Cristo, ma nessuna di esse genera tutto (il corpo) senza l’altra "; di percepire,
infine, più distintamente che l’azione della chiesa nel mondo è come un prolungamento
della sollecitudine di Maria. Infatti, l’amore operante della Vergine a Nazaret, nella casa di
Elisabetta, a Cana, sul Golgota - tutti momenti salvifici di vasta portata
ecclesiale - trova coerente continuità nell’ansia materna della chiesa, perché tutti gli uomini
giungano alla conoscenza della verità (cf. 1Tm 2,4), nella sua cura per gli
umili, i poveri, i deboli, nel suo impegno costante per la pace e per la
concordia sociale, nel suo prodigarsi perché tutti gli uomini abbiano parte
alla salvezza, meritata per loro dalla morte di Cristo. In questo modo l’amore per la chiesa si tradurrà
in amore per Maria, e viceversa; perché l’una non può sussistere senza l’altra, come acutamente osserva
s. Cromazio di Aquileia: " Si riunì la chiesa nella parte alta (del cenacolo)
con Maria, che era la madre di Gesù, e con i fratelli di lui. Non si può,
dunque, parlare di chiesa se non vi è presente Maria, la madre del Signore, con
i fratelli di lui ". Concludendo, ribadiamo la necessità che la
venerazione rivolta alla beata Vergine renda esplicito il suo intrinseco
contenuto ecclesiologico: questo vorrà dire avvalersi di una forza capace di
rinnovare salutarmente forme e testi.
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