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Indicazioni per il "rosario"
42. Vogliamo ora, fratelli
carissimi, soffermarci alquanto sul rinnovamento di quel pio esercizio, che è
stato chiamato " il compendio di tutto quanto il vangelo ": la corona
della beata vergine Maria, il rosario. Ad essa i nostri predecessori hanno
dedicato vigile attenzione e premurosa sollecitudine: ne hanno più volte
raccomandata la recita frequente, favorita la diffusione, illustrata la natura,
riconosciuta l’attitudine
a sviluppare una preghiera contemplativa, che è insieme di lode e di supplica,
ricordata la connaturale efficacia nel promuovere la vita cristiana e l’impegno apostolico. Anche noi,
fin dalla prima udienza generale del nostro pontificato (13 luglio 1963),
abbiamo dimostrato la nostra grande stima per la pia pratica del rosario, e in
seguito ne abbiamo sottolineato il valore in molteplici circostanze, ordinarie
alcune, gravi altre, come quando, in un’ora di angoscia e di insicurezza, pubblicammo l’epistola enciclica "Christi
matri" (15 settembre 1966), perché fossero rivolte supplici preghiere alla
beata Vergine del rosario, per implorare da Dio il bene supremo della pace;
appello che abbiamo rinnovato nella nostra esortazione apostolica
"Recurrens mensis october" (7 ottobre 1969), nella quale
commemoravamo il quarto centenario della lettera apostolica "Consueverunt
romani pontifices" del nostro predecessore s. Pio V, che in essa illustrò
e, in qualche modo, definì la forma tradizionale del rosario.
43. Il nostro assiduo
interesse verso il tanto caro rosario della beata vergine Maria ci ha spinto a
seguire molto attentamente i numerosi convegni, dedicati in questi ultimi anni
alla pastorale del rosario nel mondo contemporaneo: convegni promossi da associazioni
e da persone che hanno profondamente a cuore la devozione del rosario, ed ai
quali hanno partecipato vescovi, presbiteri, religiosi e laici di provata
esperienza e di accreditato senso ecclesiale. Tra questi è giusto ricordare i
figli di s. Domenico, per tradizione custodi e propagatori di così salutare
devozione. Ai lavori dei convegni si sono affiancate le ricerche degli storici,
condotte non per definire con intenti quasi archeologici la forma primitiva del
rosario, ma per coglierne l’intuizione originaria, l’energia primigenia, la
essenziale struttura. Da tali convegni e ricerche sono emerse più nitidamente
le caratteristiche fondamentali del rosario, i suoi elementi essenziali e il
loro mutuo rapporto.
44. Così, per esempio, è
apparsa in più valida luce l’indole evangelica del rosario, in quanto dal vangelo
esso trae l’enunciato
dei misteri e le principali formule; al vangelo si ispira per suggerire,
movendo dal gioioso saluto dell’angelo e dal religioso assenso della Vergine, l’atteggiamento con cui il fedele
deve recitarlo; e del vangelo ripropone, nel susseguirsi armonioso delle Ave
Maria, un mistero fondamentale - l’incarnazione del Verbo contemplato nel momento
decisivo dell’annuncio
fatto a Maria. Preghiera evangelica è, dunque, il rosario, come oggi forse più
che nel passato amano definirlo i pastori e gli studiosi.
45. È stato, altresì,
compreso più facilmente come l’ordinato e graduale svolgimento del rosario rifletta
il modo stesso con cui il Verbo di Dio, inserendosi per misericordiosa
determinazione nella vicenda umana, ha operato la redenzione: di essa il
rosario considera, infatti, in ordinata successione i principali eventi
salvifici che si sono compiuti in Cristo: dalla concezione verginale e dai misteri
dell’infanzia
fino ai momenti culminanti della pasqua - la beata passione e la gloriosa
risurrezione - ed agli effetti che essa ebbe sia sulla chiesa nascente nel
giorno di pentecoste, sia sulla vergine Maria nel giorno in cui, dopo l’esilio terreno, ella fu assunta
in corpo e anima alla patria celeste. Ed è stato ancora osservato come la
triplice partizione dei misteri del rosario non solo aderisca strettamente all’ordine cronologico dei fatti, ma
soprattutto rifletta lo schema del primitivo annuncio della fede e riproponga
il mistero di Cristo nel modo stesso in cui è visto da s. Paolo nel celebre
inno della lettera ai Filippesi: umiliazione, morte, esaltazione ( Fil 2,6-11).
46. Preghiera evangelica,
incentrata nel mistero dell’incarnazione redentrice, il rosario è, dunque,
preghiera di orientamento nettamente cristologico. Infatti, il suo elemento
caratteristico - la ripetizione litanica del " Rallegrati, Maria " -
diviene anch’esso
lode incessante a Cristo, termine ultimo dell’annuncio dell’angelo e del saluto della madre del Battista: "
benedetto il frutto del tuo seno " (Lc 1,42). Diremo di più: la
ripetizione dell’Ave,
Maria costituisce l’ordito,
sul quale si sviluppa la contemplazione dei misteri: il Gesù che ogni Ave,
Maria richiama, è quello stesso che la successione dei misteri ci propone, di
volta in volta, Figlio di Dio e della Vergine, nato in una grotta di Betlemme;
presentato dalla madre al tempio; giovinetto pieno di zelo per le cose del
Padre suo; Redentore agonizzante nell’orto; flagellato e coronato di spine; carico della
croce e morente sul Calvario; risorto da morte e asceso alla gloria del Padre,
per effondere il dono dello Spirito. È noto che, appunto per favorire la
contemplazione e far corrispondere la mente alla voce, si usava un tempo - e la
consuetudine si è conservata in varie regioni - aggiungere al nome di Gesù, in
ogni "Ave Maria", una clausola che richiamasse il mistero enunciato.
47. Si è pure sentita con
maggiore urgenza la necessità di ribadire, accanto al valore dell’elemento della lode e dell’implorazione, l’importanza di un altro elemento
essenziale del rosario: la contemplazione. Senza di essa il rosario è corpo
senza anima, e la sua recita rischia di divenire meccanica ripetizione di
formule e di contraddire all’ammonimento di Gesù: " Quando pregate, non siate
ciarlieri come i pagani, che credono di essere esauditi in ragione della loro
loquacità " (Mt 6,7). Per sua natura la recita del rosario esige un ritmo
tranquillo e quasi un indugio pensoso, che favoriscano all’orante la meditazione del
misteri della vita del Signore, visti attraverso il cuore di colei che al
Signore fu più vicina, e ne dischiudano le insondabili ricchezze.
48. Dalla riflessione
contemporanea sono stati, infine, compresi con maggior precisione i rapporti
intercorrenti tra liturgia e rosario. Da una parte, è stato sottolineato come
il rosario sia quasi un virgulto germogliato sul tronco secolare della liturgia
cristiana, per il quale gli umili venivano associati al cantico di lode ed alla
universale intercessione della chiesa; dall’altra, è stato osservato che ciò è avvenuto in un’epoca - il declino del medioevo
-, in cui lo spirito liturgico era in decadenza e si verificava un certo
allontanamento dei fedeli dalla liturgia in favore di una devozione sensibile
verso l’umanità
di Cristo e verso la beata Vergine Maria. Se in tempi non lontani poté sorgere
nell’animo di
alcuni il desiderio di vedere annoverato il rosario tra le espressioni
liturgiche ed in altri, per la preoccupazione di evitare errori pastorali del
passato, una ingiustificata disattenzione verso il medesimo rosario, oggi il
problema si può facilmente risolvere alla luce dei principi della costituzione
"Sacrosanctum concilium": le celebrazioni liturgiche e il pio
esercizio del rosario non si devono né contrapporre né equiparare. Ogni
espressione di preghiera riesce tanto più feconda, quanto più conserva la sua
vera natura e la fisionomia che le è propria. Riaffermato quindi il valore preminente
delle azioni liturgiche, non sarà difficile riconoscere come il rosario sia un
pio esercizio che si accorda facilmente con la sacra liturgia. Come la
liturgia, infatti, esso ha un’indole comunitaria, si nutre della sacra scrittura e
gravita intorno al mistero di Cristo. Sia pure su piani di realtà
essenzialmente diversi, l’anamnesi della liturgia e la memoria contemplativa
del rosario hanno per oggetto i medesimi eventi salvifici compiuti da Cristo.
La prima rende presenti, sotto il velo dei segni ed operanti in modo arcano, i
più grandi misteri della nostra redenzione; la seconda, con il pio affetto
della contemplazione, rievoca quegli stessi misteri alla mente dell’orante e ne stimola la volontà
perché da essi attinga norme di vita. Stabilita questa sostanziale differenza,
non è difficile comprendere come il rosario sia un pio esercizio che dalla
liturgia ha tratto motivo e, se praticato secondo la ispirazione originaria, ad
essa naturalmente conduce, pur senza varcarne la soglia. Infatti, la meditazione
dei misteri del rosario, rendendo familiari alla mente e al cuore dei fedeli i
misteri del Cristo, può costituire un’ottima preparazione alla celebrazione di essi nell’azione liturgica e divenirne poi
eco prolungata. È, tuttavia, un errore, purtroppo ancora presente in qualche
luogo, recitare il rosario durante l’azione liturgica.
49. La corona della beata
vergine Maria, secondo la tradizione accolta dal nostro predecessore s. Pio V e
da lui autorevolmente proposta, consta di vari elementi, organicamente
disposti: a) la contemplazione in comunione con Maria di una serie di misteri
della salvezza, sapientemente distribuiti in tre cicli, che esprimono il gaudio
dei tempi messianici, il dolore salvifico di Cristo, la gloria del Risorto che
inonda la chiesa; contemplazione che, per sua natura, conduce a pratica
riflessione e suscita stimolanti norme di vita; b) l’orazione del Signore, o Padre
nostro, che per il suo immenso valore è alla base della preghiera cristiana e
la nobilita nelle sue varie espressioni.
c) la successione litanica dell’Ave, Maria, che risulta composta
dal saluto dell’angelo
alla Vergine (cf. Lc 1,25) e dal benedicente ossequio di Elisabetta (cf. Lc
1,42), a cui segue la supplica ecclesiale "Sante Maria". La serie continuata
delle "Ave, Maria" è caratteristica peculiare del rosario, e il loro
numero, nella forma tipica e plenaria di centocinquanta, presenta una certa
analogia con il salterio ed è un dato risalente all’origine stessa del pio
esercizio. Ma tale numero, secondo una comprovata consuetudine, diviso in
decadi annesse ai singoli misteri, si distribuisce nei tre cicli anzidetti,
dando luogo alla corona di cinquanta Ave, Maria, la quale è entrata nell’uso come misura normale del
medesimo esercizio e, come tale, è stata adottata dalla pietà popolare e
sancita dai sommi pontefici, che la arricchirono anche di numerose indulgenze;
d) la dossologia Gloria al Padre che, conformemente ad un orientamento comune
alla pietà cristiana, chiude la preghiera con la glorificazione di Dio, uno e
trino, dal quale, per il quale e nel quale sono tutte le cose (cf. Rm 11,36).
50. Questi sono gli
elementi del santo rosario. Ognuno di essi ha la sua indole propria che,
saggiamente compresa e valutata, deve riflettersi nella recita, perché il
rosario possa esprimere tutta la sua ricchezza e varietà. Detta recita,
pertanto, diventerà grave e implorante nell’orazione del Signore; lirica e laudativa nel calmo
fluire delle Ave, Maria; contemplativa nell’attenta riflessione intorno ai misteri; adorante
nella dossologia. E ciò deve avvenire nelle varie forme, in cui si è soliti
recitare il rosario: o privatamente, quando l’orante si raccoglie nell’intimità con il suo Signore; o
comunitariamente, in famiglia o tra fedeli riuniti in gruppo, per creare le
condizioni di una particolare presenza del Signore (cf. Mt 18,20); o
pubblicamente, cioè in assemblee nelle quali è convocata la comunità
ecclesiale.
51. In tempi recenti sono
stati creati alcuni pii esercizi, che traggono ispirazione dal rosario. Tra
essi, desideriamo indicare e raccomandare quelli che inseriscono nello schema
consueto delle celebrazioni della parola di Dio alcuni elementi del rosario
della beata Vergine, quali la meditazione dei misteri e la ripetizione litanica
del saluto angelico. Tali elementi acquistano così maggior risalto, essendo
inquadrati nella lettura di testi biblici, illustrati con l’omelia, circondati da pause di
silenzio, sottolineati con il canto. Ci rallegra sapere che tali esercizi hanno
contribuito a far comprendere più compiutamente le ricchezze spirituali del
rosario stesso ed a rivalutarne la pratica presso associazioni e movimenti
giovanili.
52. Vogliamo ora, in
continuità di intendimenti con i nostri predecessori, raccomandare vivamente la
recita del rosario in famiglia. Il concilio Vaticano II ha messo in luce come
la famiglia, cellula prima e vitale della società, "grazie all’amore scambievole dei suoi
membri e alla preghiera a Dio elevata in comune, si riveli come il santuario
domestico della chiesa". La famiglia cristiana, quindi, si presenta come
una chiesa domestica, se i suoi membri, ciascuno nell’ambito e nei compiti che gli
sono propri, tutti insieme promuovono la giustizia, praticano le opere di
misericordia, si dedicano al servizio dei fratelli, prendono parte all’apostolato della più vasta
comunità locale e si inseriscono nel suo culto liturgico; ed ancora, se
innalzano in comune supplici preghiere a Dio: ché, se non ci fosse questo
elemento, le verrebbe a mancare il carattere stesso di famiglia cristiana.
Perciò, al recupero della nozione teologica della famiglia come chiesa
domestica, deve coerentemente seguire un concreto sforzo per instaurare nella
vita familiare la preghiera in comune.
53. Conformemente alle
direttive conciliari, i principi e norme per la liturgia delle ore giustamente
annoverano il nucleo familiare tra i gruppi, a cui si addice la celebrazione in
comune dell’ufficio
divino: " È cosa lodevole (...) che la famiglia, santuario domestico della
chiesa, oltre alle comuni preghiere celebri anche, secondo l’opportunità, qualche parte della
liturgia delle ore, inserendosi così più intimamente nella chiesa ". Nulla
deve essere lasciato intentato, perché questa chiara e pratica indicazione
trovi nelle famiglie cristiane crescente e gioiosa applicazione.
54. Ma, dopo la
celebrazione della liturgia delle ore - culmine a cui può giungere la preghiera
domestica -, non v’è dubbio
che la corona della beata vergine Maria sia da ritenere come una delle più
eccellenti ed efficaci " preghiere in comune ", che la famiglia
cristiana è invitata a recitare. Noi amiamo, infatti, pensare e vivamente
auspichiamo che, quando l’incontro familiare diventa tempo di preghiera, il
rosario ne sia espressione frequente e gradita. Siamo ben consapevoli che le
mutate condizioni della vita degli uomini non favoriscono, ai nostri giorni, la
possibilità di riunione tra familiari e che, anche quando ciò avviene, non
poche circostanze rendono difficile trasformare l’incontro della famiglia in occasione di preghiera. È
cosa difficile, senza dubbio. Ma è pur caratteristico dell’agire cristiano non arrendersi
ai condizionamenti ambientali, ma superarli; non soccombere, ma elevarsi.
Perciò, le famiglie che vogliono vivere in pienezza la vocazione e la
spiritualità propria della famiglia cristiana, devono dispiegare ogni energia
per eliminare tutto ciò che ostacola gli incontri in famiglia e le preghiere in
comune.
55. Concludendo queste
osservazioni, testimonianza della sollecitudine e della stima di questa sede
apostolica per il rosario mariano, vogliamo raccomandare, tuttavia, che nel
diffondere così salutare devozione non ne vengano alterate le proporzioni, né
essa sia presentata con inopportuno esclusivismo; il rosario è preghiera
eccellente, nei riguardi della quale però il fedele deve sentirsi serenamente
libero, sollecitato a recitarlo, in composta tranquillità, dalla sua intrinseca
bellezza.
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