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Agl'Italiani, che attendono a poetar con
le favole greche.
Grecia, tre spanne di mar, che, di terra
cinto,
superbia non potea mostrare,
solcò
per l'aureo vello conquistare
e
Troia con più inganni e poca guerra;
poi
tutto 'l mondo atterra
di
favole, e di lui succhia ogni laude.
Ma
Italia, che l'applaude,
contra
se stessa e contra Dio quant'erra!
Ella,
che mari e terra, senza fraude,
con
senno ed armi in tutto il mondo ottenne,
e
del Cielo alle chiavi alfin pervenne!
Cristoforo Colombo, audace ingegno,
fa
fra due mondi a Cesare ed a Cristo
ponte,
e dell'oceano immenso acquisto.
Vince
di matematici il ritegno,
de'
poeti il disegno,
de'
fisici e teologi, e le prove
d'Ercol,
Nettunno e Giove.
E
pur vil Tifi in ciel gli usurpa il regno,
né
par che a tanto eroe visto aver giove
e
corso più con la corporea salma,
che
col pensier veloce altri dell'alma.
A un nuovo mondo dài nome, Americo,
nato
nel nido de' scrittori illustri,
che
tu, vie più che gli altri, adorni e illustri;
né
pur poeta hai di tua gloria amico.
Ché
'l favoloso intrico
de'
falsi greci dèi e mentiti eroi
tutti
gli ha fatti suoi.
Caton
predisse questo velo antico
che
Grecia oppone, o Italia, agli occhi tuoi,
che
assicura gli barbari a predarne
l'arme,
la gloria, lo spirto e la carne.
I
gran dottor della legislatura
Giano,
Saturno, Pitagora e Numa,
Vertunno,
Lucumon, la dea di Cuma,
Timeo
e altri infiniti chi gli oscura?
Italia,
sepoltura
de'
lumi suoi, d'esterni candeliere;
ond'oggi
ancor non chiere
il
Consentin, splendor della natura,
per
amor d'un Schiavone; e sempre fere
con
nuovi affanni quel di cui l'aurora
gli
antichi occùpa, e Stilo ingrato onora.
Privata invidia ed interesse infetta
Italia
mia; né di servir si smaga
chi
d'ignoranza e discordia la paga,
e
la propria salute le ha interdetta:
virtù
ascosta e negletta
a
te medesma, e nota a tutto 'l mondo
sotto
'l bello e giocondo
latino
imperio, che di gente eletta
fu
in lettere ed in arme più fecondo
che
l'universo tutto quanto insieme
con
verità, ch'or sotto 'l falso geme.
Locri, Tarento, Sibari e Crotone,
Sannio,
Capua, Firenze, Reggio e Chiuse,
Genova
e l'altre, di gloria deluse,
fa
da sé ognuna a Grecia paragone;
Roma
no, che s'oppone
a
tutto 'l mondo insieme, a tutte cose:
ma
pur le favolose
o
vere laudi greche a sé pospone
Venezia,
onor di virgini e di spose:
nuota
in mar, rugge in terra e vola in cielo,
pesce,
leon alato col Vangelo.
Ercole e Giove rubba e gli altri dèi
Grecia
e lor gesti d'Assiria e d'Egitto:
e
poi l'imprese e nomi anc'have ascritto
a
vil Tebani, Cretensi ed Achei.
Tu,
che verace sei,
Platon,
ciò affermi; e le scienze, ch'ella
falsamente
sue appella,
confusi
i tempi e l'istorie da lei
falsificate
ammira; e sé, novella,
mentir
non dubbia aver principio e nome
dato
alle genti di canute chiome.
Se l'altre nazion, con più vergogna
spesso
Italia a tal favole soscrisse;
cui
legge ed arti e sacrifici disse
Noè,
che Giano fu senza menzogna.
Chi
più intender agogna,
sien
Fabi o Scipi o altri, ecco una sola
romulea
famigliola
di
numero e virtude, a quanti sogna
eroi
Grecia cantando, sapravola.
Generosi
Latini, i vostri esempi
sien
vostra téma contra i falsi e gli empi.
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