75
Canzone terza della medesima
salmodia.
Vengo a te, potentissimo Signore,
sapientissimo
Dio,
amorosissimo
Ente Primo ed Uno:
miserere
del nostro antico errore;
cessi
omai l'uso rio;
non
sia più l'uno all'altro uomo importuno;
tornin,
dove io gli aduno,
alla
Prima Ragion tua; donde errando,
siamo
trascorsi a diverse menzogne,
talché
ognun par ch'agogne
farsi
degli altri dio, gli occhi abbagliando
al
popol miserando,
già
di cieca paura
sforzato
a perseguir chi ben gli adduce;
ond'io
sto in sepoltura,
perché
lor predicai la prima luce.
Per l'Unità ti priego viva e vera,
per
cui disfarsi stimo
la
discordia, la morte e l'empio inganno;
per
la Possanza universal primera,
e
per lo Senno primo
e
per lo primo Amor, ch'un ente fanno:
togliene
omai quel danno,
che
da valor, da senno e d'amor finti,
tirannide,
sofismi, ipocrisia,
spande
pur tuttavia;
che
l'alme e i corpi a pugna cieca ha spinti
fra
lacci e laberinti,
ove
par che sia meglio
non
veder l'uscio a chi forza non have;
e
me n'hai fatto speglio,
quando
senz'arme m'hai dato la chiave.
Per le medesme eminenze ch'io soglio
dir
di se stesse oggetti,
essenza,
verità e bontade insieme,
ti
prego, s'io di maschere le spoglio,
quella
colpa rimetti,
che
tôrre i falsi dèi dall'uman seme
vantansi,
e più ci preme.
Chi
vide ch'unquanco in terra si faccia
il
tuo voler, sì come si fa in Cielo?
chi
d'ignoranza il velo,
chi
il giogo sotto gli empi, che n'allaccia,
in
fatti rompe o straccia?
Sol
libertà può farci
forti,
sagaci e lieti. E 'l suo contrario
valere
a consumarci
di
sei milia anni mostra il gran divario.
Poi ti prego, ti supplico e scongiuro
per
l'influenze magne,
Necessità,
Fato, Armonia, che 'l regno
dell'universo
mantengon sicuro,
tue
figlie, non compagne;
per
lo spazio, ch'è base al tuo disegno;
per
la mole all'ingegno,
pel
caldo e per lo freddo, d'elementi
gran
fabbri, e per lo cielo e per la terra,
pe'
frutti di lor guerra;
pel
tempo e per le statue tue viventi,
stelle,
uomini ed armenti
per
tutte l'altre cose;
per
Cristo, Senno tuo, Prima Ragione,
che
dalle sorti ascose
spezzi
la crudel mia lunga prigione.
Se mi sciogli, io far scuola ti prometto
di
tutte nazioni
a
Dio liberator, verace e vivo,
s'a
cotanto pensier non è disdetto
il
fine a cui mi sproni;
gl'idoli
abbatter, far di culto privo
ogni
dio putativo
e
chi di Dio si serve e a Dio non serve;
pôr
di ragione il seggio e lo stendardo
contra
il vizio codardo;
a
libertà chiamar l'anime serve,
umiliar
le proterve.
Né
a' tetti, ch'avvilisce
fulmine
o belva, dir canzon novelle,
per
cui Siòn languisce.
Ma
tempio farò il cielo, altar le stelle.
Deh! risorga a pietà l'Amor eterno,
e
l'infinito Senno
proponga
l'opra al gran Valor immenso,
che
il duro scempio del mio lungo inferno
vede
senza il mio cenno:
sei
e sei anni, che 'n pena dispenso
l'afflizion
d'ogni senso,
le
membra sette volte tormentate,
le
bestemmie e le favole de' sciocchi,
il
sol negato agli occhi,
i
nervi stratti, l'ossa scontinoate,
le
polpe lacerate,
i
guai dove mi corco,
li
ferri, il sangue sparso, e 'l timor crudo,
e
'l cibo poco e sporco;
in
speme degna di tua lancia e scudo.
Farsi
scanni gli uman corpi a' giganti,
gli
animi augei di gabbia,
bevanda
il sangue, e di lor prave voglie
100
le carni oggetto, e le fatiche e i pianti
101
giuoco dell'empia rabbia,
102
maniche a' ferri usati a nostre doglie
103
l'ossa, e le cuoia spoglie;
104
de' nostri sensi, testimoni e spie
105
false contra noi stessi; e ch'ogni lingua
106
l'altrui virtute estingua,
107
e fregi i vizi lor con dicerie,
108
vedrai da queste arpie
109
più dal tuo tribunale.
110
Che pel tuo onor, mia angoscia se non basta,
111
ti muova il comun male,
112
a cui la providenza più sovrasta.
113 Se favor tanto a me non si dovea
114
per destino o per fallo,
115
sette monti, arti nuove e voglia ardente
116
perché m'hai dato a far la gran semblea,
117
e 'l primo albo cavallo,
118
con senno e pazienza tanta gente
119
vincere? Dunque, mente
120
tanto stuol di profeti che tu mandi?
121
ed ogn'anima santa, che già aspetta
122
veder la tua vendetta,
123
falsa sarà per gloria di nefandi?
124
Più prodigi e più grandi
125
il tuo Nume schernito,
126
qual muto idolo, agogna oggi, che quei
127
ch'i mostri han sovvertito
128
di Samaria, d'Egitto e di Caldei.
129 Tre canzon, nate a un parto
130
da questa mia settimontana testa,
131
al suon dolente di pensosa squilla,
132
ch'ostetrice sortilla,
133
ite al Signor, con facce e voce mesta
134
gridando miserere
135
del duol, che 'l vostro padre ange e funesta.
136
Né sia chi rieda a darmi altra novella
137
dal Rettor delle sfere
138
che 'l fin promesso dell'istoria bella
139
(sia stato falso o vero il messaggiere),
140
cantando: - Viva, viva Campanella! -
|