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Canzone quarta del dispregio della
morte.
Filosofia di fatti il Senno vuole,
che
l'ultime due tuniche or mi spoglia,
ch'è
del viver la voglia
e
d'aver laude scrivendo e parlando.
Doglia
è lasciarle. Ma smorza ogni doglia
chi
nella mente sua il gran Senno cole,
seco
vuole e disvòle,
di
lui se stesso in se stesso beando.
Onor
non ha chi d'altri il va cercando.
Se fusse meglio a tutto l'universo,
alla
gloria divina ed a me ancora,
ch'io
di guai fosse fuora,
liberato
m'avria l'Omnipotente;
ch'astuzia
e forza contra lui non fôra.
Tiranno,
incrudelisci ad ogni verso;
sbrani
e mangi il perverso:
ché
non è mal là dove Dio consente.
Non
doni legge al medico il languente.
Empio colui non sol, ma ancora stolto,
che,
'n croce giubilar Piero ed Andrea
veggendo,
e che si bea
Attilio
ne' tormenti e Muzio e Polo,
non
sa avanzar la setta epicurea,
che
sol piacer ha del piacer raccolto
traendo
gaudio molto,
pur
come fan gli amanti, anche dal duolo;
ché
'l Primo Amor ci leva a tanto volo.
Fuggite, amici, le scuole mondane;
alto
filosofar a noi conviensi.
Or,
c'han visto i miei sensi,
non
più opinante son, ma testimonio,
né
sciocche pruove ho de' secreti immensi.
Già
gusto quel che sia di Cristo il pane.
Deh!
sien da noi lontane
quelle
dottrine, che il celeste conio
non
ha segnato; ch'io vidi il Demonio.
Credendosi i demòn malvagi e fieri
indiavolarmi
con l'inganni loro,
benché
con mio martoro,
m'han
fatto certo ch'io sono immortale
che
sia invisibil più d'un consistoro;
che
l'alme, uscendo, van co' bianchi e neri,
e
co' fallaci e veri,
a
cui più simil le fe' il bene e il male,
che
più studiâro in questa vita frale.
Altri spinge a servir Dio vil temenza,
altri
ambizione di Paradiso,
altri
ipocrito viso;
ma
noi, ch'è Primo Senno e Sommo Bene
amabile
per sé, tenemo avviso,
a
cui farci conformi è preminenza,
bench'avessim
scienza
che
n'abbia scritti alle tartaree pene.
Nel
Primo Amor null'odio por conviene.
Chi dagli effetti Dio conoscer brama
per
seco unirsi e lodarlo, sia certo,
come
in me sono esperto,
delle
sue colpe segreto perdono
conseguisce
e scienza dell'incerto.
Dio
osserva la pariglia: ama chi l'ama,
e
risponde a chi il chiama.
Odia,
disprezza il mal, sendo uno e buono;
chi
a lui si dona, lo guadagna in dono.
Se mai fia ch'uomo ascolte
queste
sotterra ed in silenzio nate
rime
mie sventurate,
pria
che nascan, sepolte,
pensier
muti e costume;
ch'io
non ragiono a caso,
ma
sper‹enza e Nume
e
legge natural m'hanno persuaso.
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