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Tommaso Campanella
Poesie

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    • 80 Canzone a Berillo, di pentimento, desideroso di confessione, ecc., fatta nel Caucaso.
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80

Canzone a Berillo, di pentimento, desideroso di confessione, ecc., fatta nel Caucaso.

     Signor, troppo peccai, troppo, il conosco;

Signor, più non m'ammiro

del mio atroce martiro.

Né le mie abbominevoli preghiere

di medicina, ma di mortal tosco

fûr degne. Ahi, stolto e losco!

Dissi: - Giudica, Dio, - non - Miserere. -

Ma l'alta tua benigna sofferenza,

per cui più volte non mi fulminasti,

mi qualche credenza

che perdonanza alfin mi riserbasti.

    Quattordici anni invan patisco (ahi lasso!),

sempre errore accrescendo

a me stesso, ed agli altri persuadendo

ch'io per difender verità e giustizia

da Dio, c'ho sconosciuto, sia qua basso,

qual Cristo, eletto sasso

Or ti vorrei pregar che, per discolpa

di tanti errori, accetti tante pene;

se non è nuova colpa

chieder ch'agli empi guai segua alcun bene.

    Io merito in niente esser disfatto,

Signor mio, quando penso

l'opere prave mie e 'l perverso senso.

Poi, mirando ch'io son pur tua fattura,

che tocca riconciarla a chi l'ha fatto,

ch'io bramo esser rifatto

nel tuo cospetto nuova creatura,

questa sola ragion sola mi resta.

Onde sol fine al mio lungo tormento

chieggio, non quella festa,

né del prodigo figlio il gran contento.

    Io mi credevo Dio tener in mano,

non seguitando Dio,

ma l'argute ragion del senno mio,

che a me ed a tanti ministrâr la morte.

Benché sagace e pio, l'ingegno umano

divien cieco e profano,

se pensa migliorar la comun sorte,

pria che mostrarti a' sensi suoi, Dio vero,

e mandarlo ed armarlo non ti degni,

come tuo messaggiero,

di miracolo e pruove e contrassegni.

    Altri il Demonio, altri l'astuzia propia

spinse a far cose nuove,

permettente colui che 'l tutto muove,

per ragion parte chiare e parte oscure.

Laonde chi di senso ha maggior copia,

spesso sente più inopia,

empiendosi di false conghietture,

che i divi ambasciator sien anche tali;

e la bontà di Dio, che condescende

e si mostra a' mortali,

disconosce, discrede e non intende.

    Osserva, uomo, osserva quella legge,

nella qual nato sei:

prencipe e sacerdoti sienti dèi,

e i lor precetti divini, quantunque

paiano ingiusti a te ed a tutto il gregge;

se Dio, per cui si regge,

diluvi, incendi e ferro usa quandunque

par giusto, e così que' ministri d'ira.

Dove Dio tace e vuole, taci e vogli;

con voti al porto aspira,

schifando via, non offendendo, i scogli.

    Chi schernisce i decreti, ovvero ammenda,

o col peccato scherza,

o di quel gode, o per la prima sferza

da errar non fugge più che dal colùbro,

o l'occulta giustizia non gli è orrenda:

costui misero intenda

ch'è preso all'ami; e que' ch'al lido rubro

ostinati perîr, giungi al mio esempio.

Quanto ha il peccato in sé bruttezza e puzza

pria non conosce l'empio,

che, qual Antioco, inverminisce e puzza.

    Ma tu quei miri, che peccano impune,

lieti e tranquilli sempre;

ma non penètri le segrete tempre

dell'uomo interior, e però sparli;

ché forse è di quel mal, che pensi, immune;

o pene ha più importune,

sdegno, sospetto, zelo, interni tarli;

guardi il fin, né le divine ire,

quanto più tarde, tanto più gagliarde.

O ciò ne forza a dire:

- Necessario è l'Inferno, che sempre arde. -

Tardi, Padre, ritorno al tuo consiglio,

tardi il medico invoco;

tanto aggravato, il morbo non loco.

Quanto più alzar vo' gli occhi al tuo splendore,

più mi sento abbagliar, gravarmi il ciglio.

Poi con fiero periglio

dal lago inferior tento uscir fuore

con quelle forze che non ho, meschino.

Meschino me, per me stesso perduto,

ché l'aiuto divino,

che sol salvarmi può, bramo e rifiuto!

100     Desio di desiar tue grazie tengo:

101 certa, evidente vita,

102 quando voglia possente a te m'invita,

103 e quando è fiacca, avaccio sento il danno;

104 su l'ale del voler non mi sostengo

105 rotte e bagnate. Vengo

106 a que' favor, che sì pregar mi fanno:

107 - Deh! pregate per me voi, ch'io non posso,

108 voi, Piero e Paolo, luminar del Cielo,

109 Radamante e Minosso

110 della celeste legge e del Vangelo.

111     Merti non ho per quelli gran peccata,

112 che contra te ho commesso.

113 Madre di Cristo, e voi che state appresso,

114 spirti beati, abitator del lume,

115 che 'l mondo adempie e sol la terra ingrata

116 ancor non ha purgata;

117 prego contra ragion, contra il costume,

118 ch'al vostro capital fiero inimico

119 impetrate da lui qualche perdono,

120 ch'a' peccator fu amico;

121 poiché tra gli empi il maggior empio io sono.

122     Ah, come mi sta sempre innanzi agli occhi,

123 come mi fere e punge,

124 come l'alma dal corpo mi disgiunge,

125 e la fiducia dall'alma mi svelle

126 il gran fallo mio, gli atti miei sciocchi!

127 - Tu, che mi senti e tocchi,

128 aria, tu, vivo ciel, voi, sacre stelle,

129 e voi, spirti volanti dentro a loro,

130 ch'or m'ascoltate, ed io non veggio voi,

131 mirate al mio martoro;

132 di voi sicuri, pregate per noi. -

133     Canzon grave e dolente

134 delle mie iniquitati,

135 corri a Berillo vivo, da Dio eletto

136 a purgar l'alme da' brutti peccati.

137 Di' che la mia si pente;

138 ch'e' faccia il sacro effetto,

139 invocando per me l'Omnipotente.

 

 




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