Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText
Tommaso Campanella
Poesie

IntraText CT - Lettura del testo

  • Poesie
    • 89 Al Sole, nella primavera, per desio di caldo.
Precedente - Successivo

Clicca qui per nascondere i link alle concordanze

89

Al Sole, nella primavera, per desio di caldo.

     M'esaudì al contrario Giano. La giusta preghiera

drizzola a te, Febo, ch'orni la scola mia.

    Veggoti nell'Ariete, levato a gloria, ed ogni

vital sostanza or emola farsi tua.

    Tu subblimi, avvivi e chiami a festa novella

ogni segreta cosa, languida, morta e pigra.

    Deh! avviva coll'altre me anche, o nume potente,

cui più ch'agli altri caro ed amato sei.

    Se innanzi a tutti te, sole altissimo, onoro,

perché di tutti più, al buio, gelato tremo?

    Esca io dal chiuso, mentre al tuo lume sereno

d'ime radici sorge la verde cima.

    Le virtù ascose ne' tronchi d'alberi, in alto

in fior conversi, a prole soave tiri.

    Le gelide vene ascose si risolvono in acqua

pura, che, sgorgando lieta, la terra riga.

    I tassi e ghiri dal sonno destansi lungo;

a' minimi vermi spirito e moto dài.

    Le smorte serpi al tuo raggio tornano vive:

invidio, misero, tutta la schera loro.

    Muoiono in Irlanda per mesi cinque, gelando,

gli augelli, e mo pur s'alzano ad alto volo.

    Tutte queste opere son del tuo santo vigore,

a me conteso, fervido amante tuo.

    Credesi ch'ogge anche Giesù da morte resurse;

quando me vivo il rigido avello preme.

    L'olive secche han da te pur tanto favore:

rampolli verdi mandano spesso sopra.

    Vivo io, non morto, verde e non secco mi trovo,

benché cadavero per te seppelito sia.

    Scrissero le genti a te senso e vita negando,

e delle mosche fecerti degno meno.

    Scriss'io ch'egli erano eretici, a te ingrati e ribelli;

m'han sotterrato, vindice fatto tuo.

    Da te le mosche e gl'inimici prendono gioia;

esserti, se séguiti, mosca o nemico meglio è.

    Nullo di te conto si farà, se io spento rimango:

quel tuo gran titolo meco sepolto fia.

    Tempio vivo sei, statua e venerabile volto,

del verace Dio pompa e suprema face.

    Padre di natura e degli astri rege beato,

vita, anima e senso d'ogni seconda cosa;

    sotto gli auspici di cui, ammirabile scola

al Primo Senno filosofando fei.

    Gli angelici spirti in te fan lietissima vita:

a sì gran vite viva si deve casa.

    Cerco io per tanti meriti quel candido lume,

ch'a nullo mostro non si ritenne mai.

    Se 'l Fato è contra, tu appella al Principe Senno,

ch'al simolacro suo grazia nulla nega.

    Angelici spirti, invocate il principe Cristo,

del mondo erede, a darmi la luce sua.

    Omnipotente Dio, gli empi accuso ministri,

ch'a me contendon quel che benigno dài.

    Tu miserere, Dio, tu chi sei larghissimo fonte

di tutte luci: venga la luce tua.

 

 




Precedente - Successivo

Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText

Best viewed with any browser at 800x600 or 768x1024 on Tablet PC
IntraText® (V89) - Some rights reserved by EuloTech SRL - 1996-2007. Content in this page is licensed under a Creative Commons License