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Al Sole, nella primavera, per desio di
caldo.
M'esaudì al contrario Giano. La giusta
preghiera
drizzola
a te, Febo, ch'orni la scola mia.
Veggoti nell'Ariete, levato a gloria, ed
ogni
vital
sostanza or emola farsi tua.
Tu subblimi, avvivi e chiami a festa
novella
ogni
segreta cosa, languida, morta e pigra.
Deh! avviva coll'altre me anche, o nume
potente,
cui
più ch'agli altri caro ed amato sei.
Se innanzi a tutti te, sole altissimo,
onoro,
perché
di tutti più, al buio, gelato tremo?
Esca io dal chiuso, mentre al tuo lume
sereno
d'ime
radici sorge la verde cima.
Le virtù ascose ne' tronchi d'alberi, in
alto
in
fior conversi, a prole soave tiri.
Le gelide vene ascose si risolvono in
acqua
pura,
che, sgorgando lieta, la terra riga.
I tassi e ghiri dal sonno destansi lungo;
a'
minimi vermi spirito e moto dài.
Le smorte serpi al tuo raggio tornano
vive:
invidio,
misero, tutta la schera loro.
Muoiono in Irlanda per mesi cinque,
gelando,
gli
augelli, e mo pur s'alzano ad alto volo.
Tutte queste opere son del tuo santo
vigore,
a
me conteso, fervido amante tuo.
Credesi ch'ogge anche Giesù da morte
resurse;
quando
me vivo il rigido avello preme.
L'olive secche han da te pur tanto favore:
rampolli
verdi mandano spesso sopra.
Vivo io, non morto, verde e non secco mi
trovo,
benché
cadavero per te seppelito sia.
Scrissero le genti a te senso e vita
negando,
e
delle mosche fecerti degno meno.
Scriss'io ch'egli erano eretici, a te
ingrati e ribelli;
m'han
sotterrato, vindice fatto tuo.
Da te le mosche e gl'inimici prendono
gioia;
esserti,
se séguiti, mosca o nemico meglio è.
Nullo di te conto si farà, se io spento
rimango:
quel
tuo gran titolo meco sepolto fia.
Tempio vivo sei, statua e venerabile
volto,
del
verace Dio pompa e suprema face.
Padre di natura e degli astri rege beato,
vita,
anima e senso d'ogni seconda cosa;
sotto gli auspici di cui, ammirabile scola
al
Primo Senno filosofando fei.
Gli
angelici spirti in te fan lietissima vita:
a
sì gran vite viva si deve casa.
Cerco io per tanti meriti quel candido
lume,
ch'a
nullo mostro non si ritenne mai.
Se 'l Fato è contra, tu appella al
Principe Senno,
ch'al
simolacro suo grazia nulla nega.
Angelici spirti, invocate il principe
Cristo,
del
mondo erede, a darmi la luce sua.
Omnipotente Dio, gli empi accuso ministri,
ch'a
me contendon quel che benigno dài.
Tu miserere, Dio, tu chi sei larghissimo
fonte
di
tutte luci: venga la luce tua.
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