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| Tommaso Campanella Poesie IntraText CT - Lettura del testo |
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121 Sonetto secondo in lode del medesimo, equiparandolo al marchese di Vigliena Qual di Vigliena il sir, sperando al frutto de' nostri tempi, in sue membra disfatto fu il Ponzio mio, e con più terribil atto transumanato, e 'n sua gloria ridutto, ch'era lo spirto in ogni parte tutto del mio Dionogi mille pezzi fatto, con funi insin all'ossa stretto e tratto, in una volta per mille distrutto. - Misericordia!- i spiriti d'Averno allor gridâro, stupendosi come tanto tormento non avea l'Inferno. Sfogâro mille Spagne e mille Rome, al tuo martìr unite, l'odio interno. Viva del Ponzio la virtude e 'l nome!
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