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| Tommaso Campanella Poesie IntraText CT - Lettura del testo |
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122 Sonetto terzo in lode di fra Dionisio Ponzio, alludendo alle sue arme, fatto nel tempo della sua confronta. Qual feroce leon, ch'in più catene insidie umane, ma non forza stringe, e, per dar gusto, muro forte cinge, all'uom e alla fortuna con sue pene: se stuol di can plebbei, latrando, viene per noiarlo, a difesa non s'accinge, ma col ruggito e fiero aspetto spinge la vil canaglia che valor non tiene; tal fu Dionigi in mezzo a tanti Ebrei congiurati all'estrema sua ruina, come contra Sanson gli Filistei. L'arme ponziane veggendo, indovina, chi vince a scacchi, il fin de' versi miei: dama fece il leon la sua pedina.
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