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Tommaso Campanella
Poesie

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  • Poesie
    • 134 Invitato a cantar le laudi di Cesare, cantò così.
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134

Invitato a cantar le laudi di Cesare, cantò così.

     In stile io canterei forse non basso,

e farei molli i più rigidi cori,

signor Aurelio, se tempi migliori

lo spirto avesse, tormentato e lasso.

    Ma a me non lice più gire in Parnasso,

né d'olive adornarmi, né d'allori,

che in atra tomba piango i miei dolori,

sol pianto rimbombando il ferro e 'l sasso.

    Dite or, ch'io ascolto voi, canoro cigno,

cui avvien che in pene e pure in morte canti

Cesare invitto e vincitor benigno?

    Troppo lungi son io dai pregi e vanti

d'uomfelice, a cui tutto è maligno

quanto adopran qua giù le stelle erranti.

 

 




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