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| Tommaso Campanella Poesie IntraText CT - Lettura del testo |
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140 Sonetto fatto dall'autore sopra il giuoco di dadi applicandolo a se stesso. Segnando sua fortuna sopra un punto, guadagnar sempre il giocator si vede, ché quei gli arride in faccia, e sopra siede al segno opposto il dado al giuoco assunto. Travolgendosi poi, resta compunto di danno e scorno, e quanto manco cede tanto più perde, e 'l miser non s'avvede, finché tutt'il suo aver riman consunto. Così, avend'io delle mie estreme imprese nella mia vaga dea fisso la sorte, sto bene, ho nunzi buon, se m'è cortese: se mi si asconde o fa le ciglia torte, novelle ho male e sento mille offese, ostinato a seguirla insino a morte.
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