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Tommaso Campanella
Poesie

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  • Rime amorose
    • 141 Sonetto nel quale si ringrazia Amor d'aver ferito con li suoi dardi l'amante.
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141

Sonetto nel quale si ringrazia Amor d'aver ferito con li suoi dardi l'amante.

     Qual grazia o qual destin alto ed eterno

mi scorse a rimirar quegli occhi, ond'io

ne meno l'alma in sì dolce desio,

che mal nel viver mio più non discerno?

    Passata la tempesta e l'aspro verno

di quei sospir, che già doglioso e rio

ferno un tempo mio stato, or lieto e pio,

mi dona Amor nuovo piacer interno.

    Talché, o soave giorno, o cari strali,

che mosse la mia donna in mezzo al core,

quando prima ver'lei le luci apersi!

    Oh, se mi desse il Ciel tanto favore,

che potessi mostrarvi, egri mortali,

a pieno il mio contento in dolci versi!

 

 




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