Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText
Tommaso Campanella
Poesie

IntraText CT - Lettura del testo

  • Poesie
    • 29 Della Bellezza, segnal del bene, oggetto d'amore.
Precedente - Successivo

Clicca qui per nascondere i link alle concordanze

29

Della Bellezza, segnal del bene, oggetto d'amore.

     L'Amor essenzial, cui son radici

Senno e Valor nativi, donde in terzo

s'integra ogni esser, si conserva e chiama

bontà, verità e vita: a grande scherzo,

in voglie accidental, diffonditrici

dell'essere, come arbor, si dirama,

o perché in sé l'ha a perdere, o per mostra

di suo' beni a bear altri chi s'ama.

Talché un Cupido in Ciel di Copia nasce

gioiendo; e con ambasce

qui d'Inopia un, che pasce

pur letizia di vincere la giostra

contra il morire in questa bassa chiostra.

Or fra le cose ancor, che tutte buone

a sé, al mondo e a Dio, perché salute

sono all'altre o fatal destruzione,

puose un gran segno la Prima Virtute.

    Bellezza dunque è l'evidente segno

del bene, o proprio all'ente in cui risiede,

o di ben ch'indi può avvenire a cui

par bello, o d'ambi, e d'altri può far fede.

Ecco, la luce del celeste regno,

beltà semplice e viva, mostra a nui

gran valor, che ci avviva e giova a tanti:

sol brutta all'ombra, bel degli enti bui.

Di serpi e draghi il fischio e la bravura

e la varia pittura

a noi ci fan paura,

gli rendon brutti, e tra lor belli e santi.

L'umiltà di cavalli e di elefanti,

segnal di servitù e di poco ardire,

fa brutta a loro, ma a noi bella vista

del poter nostro e ben di lor servire.

L'altrui virtù al tiranno è brutta e trista.

    Bella ogni casa è dove serve e quando,

e brutta dov'è inutile o mal serve,

e più s'annoia; e pur l'altrui bruttezze

bello è vedere, e guerra in mar che ferve,

perché tua sorte o virtù vai notando,

impàri a spese altrui mire prodezze.

Brutto è, s'augura a noi male o rimembra,

vedere infermi, povertà ed asprezze.

Il bianco, che del nero è ognor più bello,

più brutto è nel capello,

ché addita testé avello;

pur bello appar, se prudenza rassembra.

Belle in Socrate son le strane membra,

note d'ingegno nuovo; ma in Aglauro

sarìan laide. E negli occhi il color giallo,

di morbo indicio, è brutto; e bel nell'auro,

ch'ivi dinota finezza e non fallo.

    S'ella nota ogni ben, strano o natìo,

e prìncipi son Senno, Amor e Forza,

giocondi sempre ed utili ed onesti,

cui le virtù son figlie e gli altri scorza;

chi più senno, alta possa ed amor pio

mostra, è beltà più illustre: ond'i gran gesti,

spontanee morti e cortesie d'eroi

paionbelli, e mai non son infesti.

Di savi le dottrine, leggi e carmi

(ond'io posso eternarmi

e l'altrui glorie e l'armi,

e far gli altri prudenti a viver poi)

son le più ampie bellezze fra noi.

Bello è la nave o il cavalier armato

veder, in cui più forze addoppia l'arte;

ma più Archimede saggio opporsi al Fato,

franger le navi e trasvolar, di Marte.

    L'arte divina negli enti rinchiusa,

che natura appelliam, gli esempi prende

da Dio per farli; e la nostra da lei.

Però il soggetto brutti o bei non rende

nostri artifìci; lo imitar gli accusa.

Così degli aurei li marmorei dèi

più bei puon dirsi, arte maggior mostrando,

e più Tersite in scena che gli Atrei.

E di Dante l'Inferno più bel pare,

ch'e' più 'l seppe imitare,

che 'l Paradiso. E care

voci e sensi traslati enno, ampliando

l'ingegno e 'l ben incognito illustrando;

se no, fien vane, o bei drappi in Gabrina,

che segnalano il mal del bene in loco,

e fan bruttezza doppia tanto fina,

quanto il papato a chi deve esser cuoco.

    Or, se beltade è di bontà apparenza,

sarà oggetto a quei sensi sol, che lungi

scorgono, come all'occhio ed all'udito,

cui la ragione e i sensi interni aggiungi.

Ma del gusto e del tatto alla potenza,

e d'ogni senso, in quanto è [a] tatto unito,

il bello è bene, e se, com'ella aspira,

Sofia s'accoppia al Senno suo marito.

Così beltà di ninfa, al vago in atto

d'amor ristretta affatto,

di o di notte fatto,

passa in giocondo ben. Donde ella aspira

bontà fruisce Amor, bellezza ammira.

Bell'è la melodia, ma, quando s'ode

100 dentro al mobile spirto, si fa dolce,

101 se quel moto amplia, ond'e' vive e gode;

102 ma il strano offende, e lo sbatte, e non molce.

103     D'ogni ben che conserva in qualche foggia

104 l'essere in sé, ne' figli o nella fama,

105 beltà il segno si dice: ma la forma

106 per più propria beltà si pregia ed ama,

107 perché la virtù scuopre, ch'intra alloggia,

108 come la mole agli usi suoi conforma,

109 l'avviva e tempra con arte e possanza.

110 Ma, se mal serve all'uso di chi informa,

111 come goffo giubbon, fa laido volto,

112 segnal d'ingegno stolto,

113 o di poter non molto,

114 chi non poté o non seppe ben sua stanza

115 formar, onde è di vita rea speranza.

116 Ma, s'ella è brutta fuori e bella dentro,

117 come in Esopo, industria asconde e vita.

118 Peggio è, se è bello il cerchio e brutto il centro;

119 pessima è, quando è d'ambi mal fornita.

120     Beltà composta ne' corpi ricerca

121 procerità e di membri simmetria,

122 gagliarda agilitate e color vivi

123 di moti e gesti a tempo leggiadria.

124 Più i maschi che le femmine Dio merca

125 con ta' segni, onde son più belli e divi;

126 però più amati, e quelle amanti piue.

127 Dunque nani, egri, tronchi e goffi, privi

128 son parte di bellezza, e vecchi e smorti,

129 grossi, deboli e storti,

130 e pigri, male accorti.

131 Se brutto in nulla alcuno al mondo fue,

132 tenner tutte virtù le celle sue.

133 Pur ogni bello è fior di qualche bene,

134 e d'alcun bello è fior la venustate.

135 Di tutti quella e questa a mentir viene,

136 ché sta in note all'altrui gusto formate.

137     Giovane bella, sugosa e valente

138 promette lunga vita, e nutrimento

139 al seme, ed a noi gioia, onde può tanto.

140 Se poi non truovidolce il contento,

141 com'ella addita, par brutta repente;

142 e se fraude, fierezza e stranio ammanto

143 l'infetta sì, che più nuoce che giuova,

144 par brutta come un simulato santo.

145 Ricchezze e onor, di virtù testimoni,

146 son be', ma più i demòni,

147 che que' dati a' non buoni,

148 ché di commun rovina son gran pruova.

149 Bello è il mentir, se a far gran ben si truova.

150 Or, s'ogni cosa in noi può, al mal soggetti,

151 bella in qualch'uso farsi, a Dio ed al mondo,

152 dove ha infiniti ognuna usi e rispetti,

153 quanto fien belle, e più l'Autor giocondo!

154     Guerre, ignoranze, tirannie ed inganni,

155 mortalità, omicidii, aborti e guai

156 son begli al mondo, come a noi la caccia,

157 giuochi di gladiatori e pazzi gai;

158 arbor uccider per far fuoco e scanni,

159 uova e polli onde il corpo si rifaccia;

160 far vigne, selve ed api, e tôr lor frutti,

161 reti, qual ragno che le mosche allaccia;

162 finger tragedia, se in vita anch'allegra,

163 passando ogni morte egra,

164 più parti al mondo allegra.

165 Ma più bello è che paian mali e brutti;

166 se non, in caos torneremmo tutti.

167 Alfin questa è comedia universale;

168 e chi filosofando a Dio s'unisce,

169 vede con lui ch'ogni bruttezza e male

170 maschere belle son, ride e gioisce.

171     Canzon, se volontario ogn'ente onora

172 bellezza per natura e non per legge,

173 di' ch'ella sia di quel, che 'l tutto regge,

174 trasparente splendor, ch'ogni bontate

175 derivamento è di divinitate,

176 che bea col bene e col bello innamora.

177 Ond'eretica invidia e stolta accora

178 gli sprezzator di quella,

179 ch'al gran Dio ne rappella

180 da' morti ed a man fatti simolacri,

181 mostrando in tutte cose

182 di Dio immaggini vive e tempii sacri,

183 quanto Senno e Possanza in farle puose.

 

 




Precedente - Successivo

Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText

Best viewed with any browser at 800x600 or 768x1024 on Tablet PC
IntraText® (V89) - Some rights reserved by EuloTech SRL - 1996-2007. Content in this page is licensed under a Creative Commons License