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| Tommaso Campanella Poesie IntraText CT - Lettura del testo |
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72 Lamentevole orazione profetale dal profondo della fossa dove stava incarcerato. A te tocca, o Signore, se invan non m'hai creato, d'esser mio salvatore. Per questo notte e giorno a te lagrimo e grido. Quando ti parrà ben ch'io sia ascoltato? Più parlar non mi fido, ché i ferri, c'ho d'intorno ridonsi e fanmi scorno del mio invano pregare, degli occhi secchi e del rauco esclamare. Questa dolente vita, peggior di mille morti, tant'anni è sepelita, che al numero io mi trovo delle perdute genti, qual, senza aiuto, uom libero, tra morti, di morte e non di stenti: a' quali il mio composto sol vive sottoposto, nel centro ad ogni pondo di tutte le rovine, ahimè, del mondo. Gli uccisi in sepoltura, dati da te in oblio, de' quai non hai più cura, de' sotterranei laghi nell'infimo rinchiuso di morte fra le tenebre sembro io. Qui un mar di guai confuso, pien di mostri e di draghi, ........................... sopra di me si aduna, e 'l tuo furor spirando aspra fortuna. Dagli amici disgiunto sono, e opprobrio al mio sangue, di scorni e d'orror punto, che fiutar non mi vuole né potrebbe, volendo, me abbominato qual pestifero angue; e 'l tradimento orrendo lor fai apparir sole verso cotanta mole di paure e di affanni, perch'io mendìco sol qui pianga gli anni. Signor, a cui son figlie le pietose preghiere, le tue gran maraviglie e grazie in me non mostri; faraile a' morti note? o il fisico a cantar tue glorie altere risuscitar gli puote? o fia ne' ciechi chiostri, chi narri gli onor vostri? o qui al buio alcun scerne, tra obblio e perdizion, tue pruove eterne? Quinci io pur sempre esclamo, sera e dì ti prevengo: - Libertà, Signor, bramo - e tu pur non m'ascolti, ma volgi gli occhi altrove. Povero io nacqui, e di miserie vengo nutrito in mille prove; poscia, tra i saggi e stolti alzato, mi trasvolti con terribil prestezza nella più spaventevole bassezza. Sopra me si mostrâro tutti gli sdegni tuoi, tutti mi circondâro, come acqua tutti insieme; ahi come stansi fermi! né che m'aiuti alcun permetter vuoi. ...................... La gente del mio seme m'allontanasti, e preme duro carcer gli amici; altri raminghi vanno ed infelici. Va', amaro lamento, tratto di salmodia, ch'è d'altri profezia, ma di me troppo assai vero argomento. Vanne allo Spirto Santo, di cui se' parto santo: forse avrà per sua figlia alcun contento, che non merta il mio accento.
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