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| Tommaso Campanella Poesie IntraText CT - Lettura del testo |
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79 Canzone quarta del dispregio della morte. Filosofia di fatti il Senno vuole, che l'ultime due tuniche or mi spoglia, ch'è del viver la voglia e d'aver laude scrivendo e parlando. Doglia è lasciarle. Ma smorza ogni doglia chi nella mente sua il gran Senno cole, seco vuole e disvòle, di lui se stesso in se stesso beando. Onor non ha chi d'altri il va cercando. Se fusse meglio a tutto l'universo, alla gloria divina ed a me ancora, ch'io di guai fosse fuora, liberato m'avria l'Omnipotente; ch'astuzia e forza contra lui non fôra. Tiranno, incrudelisci ad ogni verso; sbrani e mangi il perverso: ché non è mal là dove Dio consente. Non doni legge al medico il languente. Empio colui non sol, ma ancora stolto, che, 'n croce giubilar Piero ed Andrea veggendo, e che si bea Attilio ne' tormenti e Muzio e Polo, non sa avanzar la setta epicurea, che sol piacer ha del piacer raccolto traendo gaudio molto, pur come fan gli amanti, anche dal duolo; ché 'l Primo Amor ci leva a tanto volo. Fuggite, amici, le scuole mondane; alto filosofar a noi conviensi. Or, c'han visto i miei sensi, non più opinante son, ma testimonio, né sciocche pruove ho de' secreti immensi. Già gusto quel che sia di Cristo il pane. Deh! sien da noi lontane quelle dottrine, che il celeste conio non ha segnato; ch'io vidi il Demonio. Credendosi i demòn malvagi e fieri indiavolarmi con l'inganni loro, benché con mio martoro, m'han fatto certo ch'io sono immortale che sia invisibil più d'un consistoro; che l'alme, uscendo, van co' bianchi e neri, e co' fallaci e veri, a cui più simil le fe' il bene e il male, che più studiâro in questa vita frale. Altri spinge a servir Dio vil temenza, altri ambizione di Paradiso, altri ipocrito viso; ma noi, ch'è Primo Senno e Sommo Bene amabile per sé, tenemo avviso, a cui farci conformi è preminenza, bench'avessim scienza che n'abbia scritti alle tartaree pene. Nel Primo Amor null'odio por conviene. Chi dagli effetti Dio conoscer brama per seco unirsi e lodarlo, sia certo, come in me sono esperto, delle sue colpe segreto perdono conseguisce e scienza dell'incerto. Dio osserva la pariglia: ama chi l'ama, e risponde a chi il chiama. Odia, disprezza il mal, sendo uno e buono; chi a lui si dona, lo guadagna in dono. Se mai fia ch'uomo ascolte queste sotterra ed in silenzio nate rime mie sventurate, pria che nascan, sepolte, pensier muti e costume; ch'io non ragiono a caso, ma sper‹enza e Nume e legge natural m'hanno persuaso.
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