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| Tommaso Campanella Poesie IntraText CT - Lettura del testo |
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23 Al Primo Senno. Canzone prima. Illustra, o Primo Senno, il senno mio, tu che inspiri il sapere all'universo, come dal Primo Amore e dal Primo Valore vien ogni possa e voglia: tu il mio verso fa di te degno e del mio gran desio. Che se Necessitate influsso è di Possanza e di Amor Armonia, da te dipende il Fato e l'ordinanza. Tu reggi Amor, guidi la Potestate ed ogni ierarchia, tu, giudice ed autor di veritate. Era il Senno degli enti da principio, ed era appresso Dio, era Dio stesso sì come era il Potere e l'Amor, che tre vere preminenze dell'essere io confesso, degli enti tutti un interno principio, onde ogni parte e tutto puote, ed ama, e conosce essere ed operare; segue le gioie e fugge dall'angosce; strugge il nemico, per non esser strutto, e 'l simil fa cercare: dal che fu il mondo in ordine ridutto. Autor dell'universo e di sue parti fu il Senno, a cui natura è quasi figlia, l'arte nostra è nipote, che fa quel che far puote, l'idee mirando, che la madre piglia dall'avo, che d'un'arte fe' tante arti. Però sé sente ed ama per essenza e per atto ogn'ente, e l'altre cose, in quanto sente sé mutato, e fatto quelle per accidente. Indi odia e brama chi a male o ben l'espose. Talché il mutarsi in noi saper si chiama. Ma non del tutto, ché sarìa morire in sé e farsi altro, come legno fuoco. Ma di poca mutanza si nota, per sembianza, che il resto è, addoppiando molto o poco. Dunque saper discorso è del patire. Ma lo Senno Primero, che tutte cose feo, tutte è insieme, e fue: né, per saperle, in lor si muta Deo, s'egli era quelle già in esser più vero. Tu, inventor, l'opre tue sai, non impari; e Dio è primo ingegniero. Come le piante al suolo, i pesci all'acque, le fiere all'aria e li splendori al sole han sì continovate le vite, che, staccate, sì svanisce il vigor, riman la mole: così al Senno Primo unito nacque, come è bisogno e quanto per conservarsi, ogn'ente con più o manco luce; e, da lui svélto, ignora, muore e mente: né si annullando e variando manto, quel che può, si riduce, come ogni caldo al sole, al Senno santo.
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