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Tommaso Campanella
Poesie

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    • 24 Al Primo Senno. Canzone seconda.
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24

Al Primo Senno. Canzone seconda.

     La luce è una, semplice e sincera

nel sole, e per se stessa manifesta,

ch'è di sé diffusiva

e moltiplicativa,

agile, viva ed efficace e presta;

tutto vede e veder face in sua sfera.

Poi, negli opachi mista

corpi, vivezza perde,

né per sé si diffonde.

Di color giallo, azzurro, rosso e verde

prende nome, secondo l'ombra trista

più o meno la nasconde,

né senza il primo lume può esser vista.

    Così lo Senno in Dio senza fin puro,

moltiplicabile, unico e veloce,

tutto ad un tratto vede,

forma, insegna e possede;

detto qua Verbo, e in Ciel di miglior voce.

Partecipato poi dal mondo oscuro

e di finita forza,

teme, ama, odia ed obblia;

né più Dio, ma vien detto

natura, senno, ragion, fantasia.

E secondo più o men dura ha la scorza

o più e manca è schietto,

più o manco sa; ma in Dio più si rinforza.

    Spirto puro, qual luce, di tutti enti

ben s'inface, e gli intende in quella guisa

ch'essi in se stessi sono;

ed a sorgere è buono

a giudicar, di quel che gli si avvisa,

il resto e gli simili e i differenti.

Ma l'impuro infelice,

qual rossor rosse scorge

le cose, e non come enno,

e d'una in altra sembianza mal sorge:

laonde il natural mentire indice,

ma non lo scaltro, un senno

di natura corrotta e peccatrice.

    Chi tutte cose impara, tutte fassi,

qual Dio, ma non del tutto ed in essenza,

com'è la Cagion Prima.

Ch'alma di tanta stima

far cose vive sol con l'intendenza

patria e del spazio comprendere i passi;

quanti il freddo e caldo hanno

gradi, e momenti il moto,

e del tempo gli instanti;

quanti angeli, e vie il lume, e corpi ha il vòto;

le riforme, che a lor vengono e vanno,

i rispetti, e sembianti;

quanti atomi in ogni ente e come stanno.

    Chi che si sia purissima, dappoi

ch'averia conosciuto tutte cose,

non si potria dir certo

d'una sola esser certo,

quant'arti, parti e rispetti Dio pose

in lei, co' tanti ognor divari suoi.

Ch'e' non è dentro a quella,

e sé dentro a sé ignora:

onde con sua misura,

né con quella dell'esser, certa fôra,

se tutto s'internasse. L'uom, la stella,

l'angel, ogni fattura

diverso han senso pur d'ogni cosella.

 

 




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