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Tommaso Campanella
Poesie

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    • 25 Al Primo Senno. Canzone terza.
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25

Al Primo Senno. Canzone terza.

Tanto senno have ogn'ente, quanto basta

serbarlo a sé, alla specie, al mondo, a cui

per tanto tempo è nato,

per quanto Dio ha ordinato

pel Fato, a cui serviamo più ch'a nui:

ond'altri in fior, altri in frutta, altri guasta

di noi nel materno alvo.

Come, per usa vario,

facciam pur noi dell'erbe,

cui pare ingiusto il nostro necessario;

così a noi, mentre s'offre or folto or calvo,

par che ragion non serbi

il fatal capo, che 'l mondo tien salvo.

    Casa stupenda ha fatta il Senno Eterno,

ch'ogni ente, benché vil, non vuol cangiarsi

con altri; onde s'aiuta

contra 'l morir che 'l muta;

ma vorria e crede solo in sé bearsi,

ché ignora l'altrui ben, sape il suo interno.

O somma Sapienza,

che di nostra ignoranza

si serve a far ciascuno

felice e lieto, e l'universo avanza.

Gabbia de' matti è il mondo; e, se mai senza

di follie fosse, ognuno

s'uccideria, anelando a più eccellenza.

    La fabbrica del mondo e di sue parti

e delle particelle e parti loro;

le varie operazioni,

che han tutte nazioni

degli enti nostri e del celeste coro;

vari riti, costumi, vite ed arti

de' passati e presenti,

degli astri e delle piante,

de' sassi e delle fiere;

tempi, virtuti, luoghi e forme tante;

le guerre e le cagion de gli elementi

noti chi vuol sapere,

ch'e' nulla sappia, e non con finti accenti.

    Spirto puro e beato solo arriva

a sì saggia ignoranza; né può farsi

puro chi non è nato

per colpa altrui o per fato.

Può di natura il don più raffinarsi

con gli oggetti e con l'arte educativa,

e farsi ampio e chiaro;

ma non leggier, di greve,

se di savi e di eroi

senno e forza ogn'alunno non riceve.

Né si trasfonde, se fiacco ed ignaro

figlio hanno; onde puoi

considerare altronde don sì caro.

    La purità natia dunque si tira

dall'armonia del mondo e d'ogni corda,

che vario suon disserra,

tesa in cielo ed in terra;

e chi sa ingenerarla, a lor s'accorda,

dove, onorato, Dio sua grazia aspira.

Oh felice soggetto,

degno di favor tale,

che Dio in lui di sé goda!

Poscia è felice chi tanto non vale,

se, ascoltando, s'unisce a quel perfetto.

Ma d'ogni ben si froda,

chi nato è impuro e schifa il saggio e schietto.

 

 




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