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| Tommaso Campanella Poesie IntraText CT - Lettura del testo |
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28 Canzon d'Amore secondo la vera filosofia. Udite, amanti, il mio cantar. Sempr'era l'Amor universal, s'egli Dio spinse a far il mondo, e non forza o bisogno. La sua Possanza a tanta opra l'accinse, però che dentro a sua infinita spera la Prima Sapienza, ond'io ciò espongo, previde che potea starvi l'essenza de' finiti enti, e disse: - Or vi ripongo. - Ché Amor, a cui ogni essere è bontate ch'al Senno è veritate, vita alla Potestate, l'antevista possibile esistenza repente amò: tal ch'e', c'ha dipendenza dal Senno e dal Poter, la volve a loro: ché poter e saper essi non ponno quel che non vonno. Dunque insieme adoro Possanza, Senno, Amor, Primo Ente e Donno. Il perfetto animal, ch'or mondo è, pria era confusion, quasi un grand'uovo, in cui la Monotriade alma parente, covando, espresse il gran sembiante nuovo. Però Necessità, Fato, Armonia influendo, il Poter, l'Amor, la Mente sopiti sciolse a farsi, in membra tante, natura, fabbri intrinsechi e semente. Onde ogn'ente è perch'esser può, sa ed ama. Non può, ignora o disama chi al morir si richiama; il che di vita in vita è gire errante, ché la spera vital sempr'è più innante. Ma le tre influenze abbreviâro il saper delle parti, ond'esse, incerte degli altri esseri e vite, solo amâro la propria ed abborrîr di farsi esperte. Il Primo Ente divino, uno, immortale, tranquillo sempre, è l'infinito Bene, proprio oggetto adeguato del su' Amore. Or, perché ogn'esser da quel primo viene, è buono e lieto oggetto naturale del proprio amor, talch'egli ama il Fattore, se stesso amando, di cui è certa imago. E però s'ama d'infinito ardore, bramando farsi infinito ed eterno, ché è tal l'Autor superno. Quinci nasce odio interno contra 'l morire in chi non è presago d'esser vicin più al Primo, ond'è sì vago, ch'anzi odiar sé, che lui, può, Bene immenso. Del ben il senso amor spira per tutto; ma alle parti mortai del male il senso, per parziale amor, l'odio ha produtto. Dio cosa nulla odia, ché affanno e morte da lor non teme; ma sua vita propia, da lor partecipata, in sé vagheggia, tutte avendo per buone, e bench'inopia di più sembianza sua nell'alme torte si dica odiar, e' non langue o vaneggia, ch'indi e' ben non mendìca, e n'ha a dovizia per sempre dar; ma il suo Fato pareggia, con ta' detti odii e morti, l'Armonia di sua gran monarchia. Né 'l mondo, a chi ben spia, odia sue parti; ma prende a letizia lor guerre e morti, che fanno a giustizia in altre vite, dove gli è mestiero. Così il pan duolsi e muore, da me morso, per farsi e viver sangue, e questo io chiero; poi muore il sangue alla carne in soccorso. Cosa mala io non truovo a Dio ed al mondo, né téma o gelosia; ma da fiacchezza nacquero delle parti, o dal difetto di quel ch'a molti è gioia o sicurezza. Una comun materia ha il spazio tondo, di cui far regno amò, stanza e soggetto, ogni attivo valor per eternarsi. Dal che Necessità punse l'affetto del consimile a far lo stesso, e guerra pone il Fato, e disserra l'Armonia cielo e terra. Ecco lite d'amor per amor farsi. Con re il re pugna, non con Davo; ed arsi gli enti ha il fuoco, per fuoco amico farli; e la terra vorria che fusser sui. E dal non esser nasce il contrastarli; dall'esser, amicizia; e un di dui. Amor, che dal Valor e Senno Primo procede e lega que' con dolce nodo, del sommo ben, ch'è l'esser suo mai sempre, è voluntate e gaudio sopra modo di sé a sé, sicur ben, sempre opimo. Amor, infuso del mondo alle tempre, del suo gaudio e comodo è pur desire, che del futuro mai non si distempre, ond'egli perda il sembiante divino. Ma l'amor, che 'l destino fe' alle parti meschino, più tosto è desiderio che gioire, del proprio ben, che va sempr'al morire. Amor dunqu'è piacer d'immortal vita 100 in tutti: ma chi in sé perderla sente, 101 la cerca altronde, e 'l consiglio l'invita 102 a trovar via di non morir repente. 103 L'Inopia dunque, pregna dal Consiglio, 104 regenera amor fieri, ardenza e fame, 105 cupidigia, appetito e zel di quelle 106 cose, ch'intraman della vita il stame. 107 Onde il sol mangia la terra, e di piglio 108 ella al ciel dà e vorria mangiar le stelle. 109 Fa di tal guerra e dir lor semi il Fato 110 spirti, umor, pietre, animai, piante; ed elle 111 mangiansi l'un l'altra: ove amor fassi 112 gioir, mentre rifassi 113 pian pian quel che disfassi. 114 Ché gioia del sentirsi esser serbato 115 atto è; e 'l dolor, del sentirsi turbato, 116 cui sommo è ben la conservaz‹one 117 e sommo mal è lo distruggimento. 118 Però diciam le cose male o buone, 119 ch'a lor son via, cagion, mostra e fomento. 120 Del nemico la fuga, o la vittoria, 121 e del cibo il restauro non bastando 122 ad eternar, il Senno amante, visto 123 che 'l sol produce, la terra impregnando, 124 tante sembianze, revocò a memoria 125 l'arte divina, e 'l mortal sesso misto 126 partìo in due, che sembra terra e sole, 127 servendosi del caso; ond'ha provvisto 128 che, d'essi uniti, Amor, per be' lambicchi, 129 virtù vital dispicchi, 130 chi d'esser gli fa ricchi, 131 morendo in sé, nella futura prole, 132 per questo amata più ch'amante; e suole 133 qui Amor, vòlto in gioir, scordarsi il Senno, 134 come fan gli altri dell'Inopia figli, 135 seguendola in più e meno: onde vizi enno, 136 come virtuti son presso a' consigli. 137 Però, dovunque Amor del suo ben scorge 138 segnale alcun, che bellezza appelliamo, 139 pria che lasci pensar s'ivi s'asconda 140 il ben che 'l serva, accorre; e qui pecchiamo, 141 ché fuor di tempo e luogo, o più o men porge 142 l'idea vitale, o in terra non feconda; 143 dove pur, preparata al gran fine, gioia 144 sentendo, in più error grande si profonda, 145 ch'ella d'Amor sia oggetto e fin sovrano, 146 non saggio e ésca e mezzano 147 del viver sempre. Ah insano 148 pensier, che ogni viltà produce e noia! 149 Né cieca legge smorza tanta foia, 150 ma il gran Saper, d'Amor viste ir l'antenne 151 al non morir: il che fra noi mancando, 152 all'alto volo gli veste le penne 153 d'eternità, ch'andiam quaggiù cercando. 154 Visto gli eroi e filosofi più pruove 155 che 'l cibo e 'l generar fallano spesso, 156 e 'l figlio tralignante perdé al padre, 157 invece di servar, l'esser commesso, 158 punti d'Amor divin (cui par che giove 159 più propagar le cose più leggiadre), 160 sprezzâr la parte per lo tutto; e 'l seme, 161 pria in tutti gli enti la Bontà lor madre 162 mirando, amando han sparso, e le sembianza 163 di lor senno e possanza 164 (di Dio ampliati ad usanza 165 in tutto almen l'uman genere insieme), 166 in detti, in fatti ed opre alte e supreme. 167 E preser l'alme belle ad impregnare 168 di lor virtù, che trae di vaso in vaso 169 lor vita; ma pu manca a lungo andare, 170 ché solo Dio resiste ad ogni caso. 171 Te, Amor, sfera infinita, alma e benigna, 172 che 'n Ciel di copia, in noi d'inopia hai centro, 173 circondato dal cerchio sensitivo, 174 onde chi sente più, più ama e gode; 175 io, che son teco a tutte cose dentro, 176 canto, laudo e descrivo. 177 Per te si abbraccia il van le cose sode, 178 e le virtù la mole, onde consiste 179 dell'universo l'ordine, distinto 180 per te di stelle e d'uomini dipinto. 181 Per te si gira il sol, la terra piglia 182 vigor, onde poi tante cose figlia. 183 Per te contra la morte si resiste 184 e contra il mal, che tanto ci scompiglia. 185 Tu, autor di gentilezza, 186 distruttor di fierezza; 187 da ten son le repubbliche e gli regni 188 e l'amicizia, ch'è un amor perfetto, 189 che contra il male accomuna ogni bene. 190 Tu se' d'eternità frate alla spene, 191 soprabbondanza di eterno diletto. 192 Tu vinci la Possanza e l'Intelletto.
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