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Testo
Destinato dall'Augusta Clemenza di Sua Maestà ad insegnare l'Economìa pubblica,
ed il Commercio, cioè, quelle scienze, che suggeriscono i mezzi di conservare,
e di accrescere le ricehezze di uno Stato, e di farne il miglior uso : Se mi
rattrista il dubbio, che le mie forze non sieno sufficienti alla difficoltà di
un oggetto sì vasto ; mi conforta e mì rassicura di dover ciò eseguire nella
mia Patria, dove almeno non sarò costretto nè a coprire il vero di artifizioso
velo, nè a cercarne gli esempi solo da lungi, o nella morte carte di negletti
autori : ma sì bene rivolgendo appena lo sguardo a quanto si è fatto finora in
questa fortunata Provincia, gareggiano dinanzi agli occhi miei in gran copia
illustri monumenti, ed attuali prove delle più importanti, ed utili verità
della pubblica Economìa. Misurate le Terre, adeguati i Tributi, incoraggite le
Manifatture, eretti Dicasteri che veglino particolarmente quali all'opulenza
della Nazione, quali alle Scienze, ricolmi i Sudditi d'immensi benefici, uno
de' maggiori è senza dubbio l'avere l'Augustissima Sovrana confidara la somma delle
cose di questo Stato ad un illustre Personaggio, a cui non sono meno famigliari
le più profonde cognizioni della colta letteratura, che le più sagge massime di
buon governo ; ed in cui le virtù le più magnanime, l'affabilità, l'umanità,
l'equanimità, tanto più risplendono, quantochè collocate in grado più eminente.
Sotto una così dolce
ed illuminata amministrazione, all'ombra trionfale degli allori Imperiali gli
umili e pacifici allori delle Muse già inariditi e languenti riverdeggiano e si
rinforzano ; rinascono nella Patria di CARDANO le Arti e le Scienze, senza
delle quali o in una inerte desidia intorpidisce, o dietro rovinosi pregiudizi
è srascinata la facile ma turbolenta imbecillità dei Popoli.
Non sono ancora
emanate dal Trono tutte le superiori provvidenze sopra un oggetto così
interessante : frattanto si comanda con generosa predilezione che s'insegni in
volgar lingua quella scienza ch' era una volta con inutile, anzi dannosa
prudenza sottratta dagli occhi e dall' esame del Pubblico, tanto più inavvedutamente,
quantochè tutte le Scienze, e le politiche principalmente, s'ingrandiscono e si
accostano all'evidenza, a misura che passano e ripassano per l'urto, e per la
folla de diversi ingegni : che la luce universale col freno della pubblica
opinione previene gli abusi : che mille pregiudizj si oppongono spesse volte
alle più sagge disposizioni, ed avvelenano negli animi dei Sudditi le più
sincere, e le più benefiche determinazioni : che ridicoli timori, maligne
prevenzioni, errori protetti dalla sterile consuetudine, resistono sempre alle
novità le più utili, e per conseguenza le più temute : che collo spargere i
lumi nella moltitudine svaniscono queste larve malefiche, e l'obbedienza dovuta
agli Ordini Supremi diviene più pronta e più dolce, perchè spontanea e
ragionata.
E' dunque manifesta
l'utilità generale, che tali Scienze sieno dalla pubblica autorità sostenute, e
coltivate da' Cittadini che aspirano a rendersi degni, cui il Sovrano confidi
la gelosa custodia degl'interessi del Principato e della Nazione.
Nè bisogna credere,
che una cieca esperienza, ed una meccanica abitudine tenga luogo di principj
sicuri, e di massime ben ragionate nelle impensate combinazioni politiche : nè
basta il possedere le verità generali senza discendere a' particolari, dai
quali diverse e moltiplici modificazioni soffrono le teorìe di questa Scienza.
Non solo, per esempio, è necessario il sapere che per quattro mezzi principali
fiorisce il Commercio ; cioè concorrenza nel prezzo delle cose, economìa della
man d'opera, buon mercato nel trasporto, e piccoli interessi del danaro ; che
l'industria delle opere si anima, e si vivifica coll'alleggerire i diritti
d'entrata delle materie prime, e d'uscita delle lavorate ; e coll'aggravare
quelli d'entrata delle lavorate, e d'uscita delle prime; che ogni operazione
economica si riduce a procurare la maggior quantità di travaglio, e di azioni
fra i membri di una Nazione, e che in ciò solo consiste la vera e primaria
ricchezza molto più che nella quantità di metallo prezioso segno rappresentatore
soltanto, che accorrer sempre alle chiamate dell'industria e della fatica, e
che fugge malgrado ogni ostacolo dalla dappocaggine, e dall'indolenza: ma è
necessario altresì di unir queste massime colle differenti situazioni di una
Provincia, colle diverse circostanze di popolazione, di clima, di fertilità
spontanea, o industriosa delle terre, coll'indole dei confini, coi bisogni dei
Popoli aggiacenti, colla diversa natura dei prodotti e delle arti da quelli
alimentate.
Con tutte queste
considerazioni non bisogna perder giammai di mira l'indole universale
dell'umana natura più sicuramente regolata dagli ostacoli che dai divieti ; che
si precipita ciecamente verso l'interesse presente ed immediato, trascurante il
futuro; amante la varietà, e la mutazione, ma nel giro delle consuete cose,
dagli esempj delle quali è piuttosto guidata che dai ragionamenti ; desiderosa
del molto agire ma colla minor fatica possibile; dalla certezza sia del bene
sia del male animata e frenata, avvilita dall'arbitrio e dalla incertezza.
Di questi, ed altri
luminosi e grandi principj applicati con assidua, ed esatta diligenza alle
circostanze particolari di uno Stato, è necessario che sieno imbevuti i facili
ingegni dell'ardente gioventù, acciocchè si rendano abituale quello spirito di
calcolo, e di paragone rapido e profondo, per cui si sorprende il vero ne' più
complicati e difficili suoi inviluppamenti, e da cui solo la Scienza
legislativa può acquistare la sua perfezione.
Con queste
viste l'Economìa pubblica porterà la sua luce ne' tortuosi ed oscuri
andirivieni della Giurisprudenza privata, onde chi giudica o tratta gli affari
de' Cittadini, fra' quali sono sovente frammisti affari di corpi pubblici,
possa scostarsi dalle fallaci e fluttuanti regole d'equità particolare, ed aver
sempre di fronte, interpretando i casi dubbj ed incerti, la legge interminabile
dell'utile, e le norme eterne dell'equità universale tutte stabilite sulle
massime della pubblica Economìa.
Oltredichè non sarà
mai grande ed illustre nella sua Scienza colui, che si restringe ne' limiti di
quella, trascurando le Scienze analoghe e confinanti. Una rete immensa lega
tutte le verità, ed esse sono più variabili, incerte, e confuse a misura che
sono più ristrette e più limitate : più semplici, più grandi, e più sicure,
quando si allargano in uno spazio più vasto, e si elevano ad un punto di vista
più eminente.
Per prova di questa
verità basta richiamare alla mente i tempi, e i luoghi, dove, tacendo nell'
anarchìa feudale fra lo strepito delle armi sepolte le Scienze tutte, la
Giurisprudenza privata era divenuta la pubblica legislatrice. Impedire la
libera interna circolazione delle derrate ; incagliare gli affari spediti, e
veloci del Commercio con lente e simmetriche procedure; immaginarsi di rendere
opulento uno Stato con risecare con istoiche Prammatiche le spese de' ricchi
particolari, e con ciò inaridire le sorgenti dell'industria, ottondere gli
stimoli al travaglio, ed ammortire la speranza di una miglior condizione, ch' è
il fuoco vitale d'ogni corpo politico; ridur quasi a monastica disciplina i
corpi degli Artigiani stringendoli in fazioni emule e litigiose, che
s'impongono tributi, che si prescrivono regole fra di loro, per cui cadevano
languenti le arti che si nutrono di libertà, e di facilità ; lasciare un campo
libero a disposizioni più rispettabili pe' loro motivi, che salutari per le
naturali loro conseguenze, ch' erano di stabilire un Canone antipolitico. - sia
la inerzia mantenuta dalla pubblica beneficenza, ed ottenga il premio dovuto
alla fatica, ed al sudore. - Questi, ed altri sono gli effetti d' aver
ristretti fra i limiti della privata giustizia la Giurisprudenza, che
abbracciar dovrebbe tutt'i i più grandi principj della Morale e della Politica.
Più Le Scienze di
pubblica Economìa non possono non ingrandire e nobilitare le mire stesse
private dell' Economìa domestica, suggerendo i mezzi di riunire l'utilità
propria con quella del Pubblico. Avvezzandosi a considerare gli affari della
società, e a rimaneggiare le idee di bene universale, l'amor naturale che noi
portiamo ai nostri ragionamenti, ed agli oggetti che eccitano in noi tanti
piaceri intellettuali, riaccende l'illanguidito amore della Patria ; non ci
consideriamo più come parti isolate, ma come figlj della società, delle leggi,
e del Sovrano ; la sfera dei nostri sentimenti diventa più grande e più viva ;
le passioni esclusive si diminuiscono; le affezioni sociali si dilatano, e si
rinforzano pel potere dell'immaginazione e dell'abitudine ; e misurando gli
oggetti nelle vere loro dimensioni ci allontaniamo da ogni bassezza e viltà,
vizj che nascono sempre dalla falsa misura delle cose.
Quindi è che
paragonando le diverse professioni degli uomini vediamo con tenerezza e con
meraviglia la mutua catena de' reciproci servigi, onde divengono per noi care e
rispettabili, non a misura del fasto e della pompa, che ostentano ; ma in
proporzione dell'utilità che arrecano, e delle difficoltà che superano :
impariamo quanto debba rispettarsi l'orgogliosa indolenza di chi lacero
poltrisce fra le sdrucite immagini degli Avi, e l'industria operosa e benefica
del ruvido agricoltore ; ed ammirando il solitario, ed austero Cenobita, non
disprezzeremo l'umile Padre di famiglia che divide un pane bagnato di sudore
fra i teneri allievi della nazione.
Finalmente, non
piccolo vantaggio può arrecare lo studio di una Scienza non rinchiusa nella
solitudine di un Gabinetto, non versante intorno ad oggetti remoti dall' uso
promiscuo della vita, ma della quale tutt' i circoli e le radunanze risuonano,
e gli avvenimenti giornalieri ci richiamano a continue applicazioni : onde
gioverà sempre il guardarsi per interno convincimento, e per quella luce
tranquilla e chiara che le Scienze solidamente studiate c'infondono, sia dai
venerati pregiudizj che per domestica tradizione ci vengono tramandati, sia da
quell'abituale querulità e malcontentezza, che non cessa in ogni tempo ed in
ogni luogo d' esser soffiata sulla diffidente e docile ignoranza.
Eppure una Scienza
così necessaria ed utile è stata delle ultime a svilupparsi nello spirito
umano, e non è ancor giunta a quell'ultimo grado di perfezione, di cui sembra
suscettibile. Tutte le Arti e le Scienze sono nate dai nostri bisogni, siano
da' primarj, cioè da quelli che l'uomo anche solitario ed abbandonato a se
stesso risente necessariamente ; siano da' secondarj, cioè da quelli che
sentono gli uomini riuniti in Società osservandosi ed imitandosi
reciprocamente, come per esempio la curiosità, la voglia di distinguersi, la
fuga della noja ; mentre dall'una parte si rende più facile il soddisfare alle
naturali necessità, e cresce dall'altra l'attività dello spirito
coll'addensamento degli esseri pensanti. Vi sono dunque sempre state fra gli
uomini in qualunque maniera riuniti Economìa pubblica e Commercio ; in ogni
tempo vi è stato cambio di cose con cose reciprocamente superflue e necessarie,
di azioni con cose, di azioni con azioni. Eccovi il principio d' ogni traffico.
In ogni tempo gli uomini riuniti per qualche motivo sono stati forzati, per
mantener l'unione ed ottenere il fine di concorrere con un certo numero di
operazioni al bene comune, e di consegnare sia la direzione sia il prodotto di
tali operazioni ad un Supremo Magistrato. Eccovi il principio di ogni sorta di
Finanze, e dell'amministrazione di esse. Ma queste cognizioni erano guidate
solamente dalla disordinata e contraria opportunità de' tempi, dalla presenza
sollecita del bisogno, e dal timore istantaneo e precipitoso dei mali, non da
una catena di riflessioni e di verità dedotte ordinatamente le une dalle altre,
e prese sulla somma totale de' bisogni sociali.
Era dunque necessaria
una moltitudine di secoli, ed una infinita serie di fatti e di esperienze per
supplire al confuso e lento progresso degli uomini verso le Scienze Economiche,
e per produrre quella folla di minute circostanze che determinasse l'ingegno
ardito e felice a portar la luce in simili materie attraverso le tante
resistenze degl'interessi privati, e le fantastiche illusioni della prevenzione
e dell'errore. In fatti, se noi portiamo lo sguardo ai primi tempi, noi vedremo
gli uomini rari sulla terra riguardo alla presente popolazione, ma moltiplicati
oltre i mezzi che la spontanea natura offeriva ai loro bisogni ; arrestati da'
fiumi che non ardivano varcare, frenati da' Monti per essi facilmente insormontabili,
appena cambiavansi le derrate più necessarie della vita, derrate a forza d'armi
a vicenda strappatesi dalle mani. La prima professione perché la più facile e
necessaria fra gli uomini, fu quella della Caccia. L'uso continuo di essa, fece
loro conoscere le bestie da pascolo, e divennero Pastori. Crebbe allora in uno
stato più ozioso e tranquillo lo spirito di osservazione, le cose
commerciabili, e gli stimoli al Commercio coll'adagiarsi ad una vita meno
ruvida e feroce ; ma crescendo tuttavia i bisogni e la popolazione si ebbe
campo di secondare coll'arte le spontanee produzioni della natura, e gli uomini
divennero agricoltori. Ma l'invenzione de' metalli fu quella che spinse
l'umanità in una nuova rivoluzione di cose, e la sollevò ad un grado maggiore
di moto, e per conseguenza di perfezione.
La durevolezza di
questi nell'uso delle arti, la voglia di distinguersi con un monumento durevole
dell'industria e della forza, la trepida sollecitudine de' mortali
nell'offerire alla Divinità ciò che vi era di più utile, e di più caro, fece e
ricercare e stimare in proporzione della ricerca e della rarità i differenti
metalli. Così aggiuntovi l'uniforme apparenza ed una comoda divisione di
quelli, divennero a poco a poco il cambio d'ogni derrata, e per conseguenza
l'universale rappresentazione di esse, come potevano esserla stata avanti una
tale scoperta le produzioni più necessarie, e di un uso più comune. Ecco
l'origine della moneta, ch' è stato il veicolo, per cui la macchina politica
divenne più mobile e più scorrevole. Finalmente la ferrea costanza degli uomini
giacenti lungo le coste marittime nel tentare l'immenso pelago, moltiplicò la
comunicazione il moto e il cambio reciproco dei comodi, e delle delizie della
vita.
L'Asia nell' epoche a
noi note fu il primo Emporio del Commercio. La fama delle navigazioni dei
Fenicj risuona ancora fra noi. Dall'Oriente, dall'Affrica, dall'Europa questi
arditi Navigatori chiamavano con instancabile industria tutt' i doni della
natura negati all'arido e piccolo loro distretto ; essi li ricambiavano e
rispandevano dove mancassero ; e con innumerabili trasporti si rendevano
tributarie le Nazioni rannicchiate ne' loro paesi, emule e guerreggianti fra di
loro.
Cartagine, in epoca
più certa, Colonia de' Fenicj sul Mediterraneo s'innalza dalle rovine di Tiro,
e di Sidone. Abbraccia per mezzo del mar rosso, e dei Porti dt Elath e di
Esiongaber le Coste Orientali d'Affrica, diviene la distributrice dell'oro, e
dei profumi più preziosi, spinge le sue flotte nelle Coste Occidentali e nel
Mediterraneo, leva dalle Spagne le lane, il ferro,
il cottone, l'oro, e
l'argento ; arriva fino alle Isole Cassiteridi ora Britanniche per prendere lo
stagno. Frattanto la Grecia fiorisce per la libertà, e per le invenzioni le più
sublimi dello spirito umano; ma squarciata in Repubbliche gelose, e divise
continuamente, fuorché nel difendere contro a Barbari la propria indipendenza,
sembra non aver fatto del Commercio la prima occupazione fra la Democratica
turbolenza, e la Spartana, e disdegnosa severità di militari costumi.
I Focei Colonia
d'Atene fondano Marsiglia emula costante di Cartagine, mentre Roma da oscuri
principj si eleva ; ma si eleva ambiziosa e conquistatrice, profitta
dell'alleanza dell'emule Repubbliche di Cartagine per distruggerla, e
distrutta, rende le alleate a poco a poco soggette e tributarie : Politica da
Roma in ogni tempo conservata.
Prima di quest'epoca
Alessandro aveva fondato un nuovo Impero. Al suo Genio conquistatore si apre
l'Egitto incomunicabile, e l'India antichissima : i suoi mari sentono il peso
di straniere flotte. Alessandria secondo Emporio dei due Commercj d'Oriente, e
d'Occidente, si edifica. Dura fino sotto i Tolommei una tale opulenza : ma Roma
alla fine passa col ferro trionfatore su tutti i monumenti dell'antica
industria, ingoja tutte le ricchezze, e i tributi immensi di tante Provincie
formano la sola Economia pubblica del Romano Imperio. La traslazione di questo
a Bizanzio fatta da Costantino, epoca feconda di tante conseguenze, stabilì
intorno all'Ellesponto una grande fermentazione d'affari politici ed economici
; ma la mole immensa dell'Impero, la maestà di un popolo Conquistatore (tacendo
intorno ad un centro in cui gravitavano i tributi della terra la voce imperiosa
del bisogno) circondato da popoli barbari o avviliti, mancava di quello
stimolo, che nasce dal paragone con nazioni emule e più felici. Ma la miseria,
e la schiavitù riaccese in tutt' i cuori la disperazione, ed il coraggio. Cadde
interamente l'Impero d'Occidente mietuto e lacerato dai popoli Settentrionali.
Tutte le arti, ed ogni sorta d'industria restano sepolte : solo in Italia si
conserva fra quel popolo attivo ed inquieto una navigazione ed un commercio.
L'antico spirito repubblicano cova sotto le ceueri del Romano Impero. Rompe l'Italia
appoco appoco parte delle sue catene postele da un popolo feroce, ma ignorante.
Sorge dalle paludi dell'Adriatico la libertà e l'industria Veneta, Genova,
Pisa, Firenze si combattono, ma conservano a confronto di tutta Europa il
dominio del mare, e la superiorità delle manifatture. Le flotte Italiane per
mezzo d' Alessandria fanno sole il commercio di Levante, e le Nazioni Europee
consegnano all'Italia tutte le materie prime, che sola sapeva lavorarle, mentre
quelle, scissa e lacerata pel governo Feudale ogni attività d' amministrazione,
gemevano sotto un dispotismo tanto più desolatore, quanto più debole e
moltiplicato. Le navigazioni degl' Italiani verso il Nord fanno delle Fiandre
un deposito di Commercio. L'esempio domestico risveglia i Fiammenghi, e gli
rende i secondi Manifattori dell'Europa. Le facilità accordate dai Conti di
Fiandra ai Negozianti animano quella Nazione ; le medesime tolte la deprimono.
Altre Nazioni approfittano della loro imprudenza ; e con questa vicenda
l'Inghilterra, la Francia, l'Ollanda, la Germania coll'unione delle Città
Anseatiche entrano a parte dell'opulenza e dell'industria già propria
unicamente del genio Italiano.
Gli Ebrei
perseguitati a vicenda dappertutto, non tanto per uno zelo malinteso, quanto
per l'avidità delle loro ricchezze, ricorrono per sottrarle alle tiranniche
ricerche, all'invenzione delle lettere di cambio, epoca fondamentale del
Commercio per cui si rese più rapida e più sicura ; e parciò maggiore la
comunicazione fra popoli commercianti. Scopresi la Bussola, che guida
nell'Affrica i Portoghesi, ove fanno grandiosi stabilimenti. Bartolommeo Diaz
raddoppia il Capo di Buona speranza ; raddoppiamento fatale all'Italia che
perde la miglior parte del Commercio d'Oriente, cioè le Indie. Poco dopo
Cristoforo Colombo, uno di quegl'ingegni arditi, ai quali la timida prudenza
de' mediocri darebbe il nome di chimerici e romanzeschi, apre alla Spagna un
nuovo Mondo, frutto della costante e lungo tempo derisa sua fermezza. L'oro,
che vi brilla da tutte le parti rende gli Spagnuoli avidi e coraggiosi oltre
l'amor della vita avvelenata nella sorgente medesima, oltre le fortune del mare
immenso e rivoltoso. Scorrono torrenti di sangue, e millioni di vittime sono
immolate in apparenza alla Religione di un Dio di pace, ed in realtà
all'ingordigia del metallo rappresentatore di tutt' i piaceri. La facile ma
crudele conquista dell'oro rende gl'immediati di lui posseditori negligenti
nelle arti e nell'agricoltura, mentre quello seguendo l'infallibile attrazione
dell'industria, e della fatica messa in nuovo fermento fra le Nazioni escluse
ancora dall'America, non fa che passare per le mani inoperose degli Spagnuoli
per circolare in Ollanda, in Inghilterra, in Francia. La necessità, e la
disperazione creano nelle Provincie unite la libertà e l'industria : alcuni
Mercanti divengono Sovrani di vasti Regni nelle Indie Orientali, e 'l commercio
eslusivo degli aromi assicura alla Nazione una sorgente inesausta di ricchezze.
ELISABETTA in Inghilterra, e la sapienza de' suoi Parlamenti portano al colmo
la superiorità delle manifatture, e l'impero del mare. Il famoso allo di
navigazione incoraggisce da una parte ; e dall'altra le Compagnie di Commercio
ad imitazione di quelle di Ollanda riuniscono le forze della Nazione, e
rinnovano l'antico Punico esempio di Mercatanti Conquistatori. LUIGI XIV., e
COLBERT innalzano quasi in un momento la Francia, rianimando ogni sorta
d'industria ; e tutte le belle arti, le arti dell'ozio, e della pace, fra le
ambiziose intraprese di conquista, sono mirabilmente nutrite ed incoraggite ;
ma il colpo mortale della rivocazione Dell'editto di Nantes dona in un tratto
alle Potenze gelose una gran parte delle sue forze, e delle sue risorse.
La luce delle Scienze
le più utili all'umanità comincia a scintillare in Europa rovesciato L'idolo
tenebroso della Peripatetica superstizione. Lo spirito profondo, ed osservatore
della Filosofia spandesi sull'Economia pubblica, e sul Commercio. Già
gl'Inglesi hanno potuto rinvenire in BACONE i primi semi di queste Scienze da altri
valentuomini di quell'illustre Nazione in seguito sviluppati e prodotti. In
Francia il Maresciallo di VAUBAN simile a Senofonte nella professione delle
armi, da cui abbiamo il solo monumento di questa parte della Politica che ci
abbiano tramandato gli antichi, fece il primo risuonare lo sconosciuto
linguaggio della ragione Economica. MELON, l'immortale MONTESQUIEU, USTARIZ,
ULLOA, il Filosofo HUM, il fondatore di questa Scienza in Italia, Antonio
GENOVESI, oltre parecchi altri l'hanno spinta a quel segno, a cui non mancano
che gli ultimi e non meno difficili lineamenti per renderla perfetta, e di uso
comune e sicuro.
Ma rivolgendo lo
sguardo da cose a noi lontane alla nostra Provincia, si vedrebbe da quale stato
di antica floridezza fosse caduta non solo pel fulmine di guerra che passò
tante volte sopra di essa ; ma ancora per la disuguale distribuzione de'
tributi, e per la moltiplicità, e confusione delle amministrazioni ; rianimata
dappoi ed eretta ad un nuovo e felice ordine di cose sotto il Regno immortale
di MARIA TERESA con leggi, ed ordini altrettanto semplici, che universali, per
le quali tolto l'arbitrio distruttore sono dati alla legislativa mano del
Principe i mezzi ristoratori dell'industria e della pubblica felicità. Ma la
brevità del tempo, e la lunghezza de' dettagli necessaria dove si tratti non
solo di cose proprie, ma ancora di tante Auguste Beneficenze, mi costringono a
serbare una sì consolante discussione al progresso delle mie lezioni.
Restami solo a qui
promettere selennemente, che nell'esporsi da me i principj più sicuri intorno
all'Agricoltura, Commercio, Manifatture, Polizia interna, Finanze, non
dimenticherò giammai il sacro dovere imposto a tutti quelli che sono incaricati
della pubblica istruzione, di parlare mai sempre il linguaggio della verità
chiaro, semplice, energico. Richiamando gli oggetti alle origini loro
primitive, ove si trovano meno intralciati fra tanti rapporti e modificazioni,
le definizioni riusciranno esatte e non arbitrarie ; l'evidenza nascerà dal discioglimento
delle nozioni complesse ne' suoi elementi, e da un'ordinata deduzione delle
proposizioni più semplici, alle verità più generali, e più complicate. Nel
medesimo tempo realizando le massime Economiche colla continua applicazione
alle circostanze nostre, mi sforzerò di allontanarmi dalle sterili ed astratte
speculazioni, e da tutto quell'apparato imponente di termini scientifici, onde
le scienze tutte sembrano ed inaccessibili, e con uguale premura schiverò le
magistrali e dogmatiche decisioni, sotto il giogo delle quali l'originario
vigore degli spiriti si rallenta dietro una servile imitazione, e le Scienze
divengono un artifizioso accozzamento di termini cenvenuti.
Diffidando di me
medesimo, e sgomentandomi dell'importanza d' una Scienza, che versa intorno
agl' interessi delle intere Nazioni, spero di essere animato ed assistito
dall'illustre Gioventù Milanese. Il docile ingegno, l'animo fervido ed
instancabile, la vivace curiosità loro contribuiranno a dileguare il sempre
imminente e pieghevole errore, ad abbattere i barbari pregiudizi, e le
anticipate opinioni, che ad onta della timida e sfuggevole verità; potrebbono
opporsi in questo suolo ai doni immortali della natura ; e benché invano, alle
magnanime provvidenze di chi ci governa. Ma beato, se le sollecite mie cure
arriveranno ad accrescere il numero de' Sudditi illuminati alla sempre Augusta
Sovrana Nostra, de' veri Cittadini alla Patria, degli Uomini virtuosi e di sode
cognizioni avvalorati alla società del Genete Umano.
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