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TESTO
Salutiamo con paterna effusione
di affetto - quello che il nome di « Laureati Cattolici » ha sempre suscitato
in Noi - la vostra assemblea, che partecipa in questi giorni al XXXI Congresso
Nazionale del Movimento. Ci compiacciamo con voi per la regolarità e l’impegno,
con cui preparate e celebrate i vostri incontri tanto determinanti e proficui per
l’attività da svolgere nel seguente biennio; e ci rallegra pure il fatto che,
in concomitanza col Congresso, quest’anno si riunisce anche l’Assemblea dei
vostri Dirigenti per discutere ed approvare il regolamento del Movimento
Laureati, allo scopo di aggiornarlo sui nuovi Statuti dell’Azione Cattolica
Italiana. Incoraggiamo questi sforzi, che sono indice persuasivo della vitalità
delle vostre schiere, della volontà, con cui vi adeguate alle esigenze dei
tempi, della generosità e del disinteresse con cui lo fate. E riprendiamo assai
volentieri il contatto con voi, nel ricordo sempre vivo dei rapporti che a voi
ci legano, con vincolo indistruttibile.
Il tema, scelto quest’anno, è di grande interesse, di
eccezionale vastità, come di significativa urgenza: « L’esercizio concreto
della libertà nella società italiana ». Vi vediamo perciò impegnati in grandi
questioni, che salgono alla coscienza dalla vita vissuta – il mondo pratico,
sociale, giurisdizionale, economico, politico e via dicendo, secondo i temi attorno
a cui si articolano le varie Commissioni di studio - e nella coscienza
speculativa tali questioni trovano la loro elaborazione dottrinale secondo le
fonti genuine del pensiero cattolico; di qui esse scendono di nuovo nella sfera
del mondo esteriore, con intento di applicazioni concrete. È un buon metodo,
senza dubbio, concreto, realistico, sintetico, dal quale auspichiamo che il
Congresso sappia trarre ogni utilità.
Notiamo perciò che in questa visuale di grande ampiezza,
rimane fuori questione la libertà in se stessa, sia psicologica, sia morale,
quale prerogativa della persona umana, capace di autodeterminazione.
È un dato di fatto che piace rilevare subito, perché tale
concezione si pone contro il determinismo, che sembrava vittorioso fuori della
nostra scuola cattolica, la quale invece ha sempre difeso l’esistenza
ontologica della libertà, propria e costitutiva dell’essere umano. L’uomo è
libero! Lo proclamano tutte le pagine della sapienza precristiana, lo affermano
vigorosamente i libri della Bibbia, lo consacra il Vangelo. E il Concilio
Vaticano II, quasi a coronamento degli studi e delle lotte della concezione
cattolica sulla libertà, nella Costituzione Pastorale sulla Chiesa nel mondo
contemporaneo ha detto: « Tutti gli uomini, dotati di un’anima razionale e
creati ad immagine di Dio, hanno la stessa natura e la medesima origine; e
tutti, da Cristo redenti, godono della stessa vocazione e del medesimo destino
divino: è necessario, perciò, riconoscere ognor più la più fondamentale
uguaglianza fra tutti.
Certo, non tutti gli uomini sono uguali per la varia
capacità fisica e per la diversità delle energie intellettuali e morali.
Tuttavia, ogni genere di discriminazione nei diritti fondamentali della
persona, sia in campo sociale che culturale, in ragione del sesso, della
stirpe, del colore, della condizione sociale, della lingua o religione, deve
essere superato ed eliminato, come contrario al disegno di Dio » ( [link] Gaudium
et spes, 29 ).
Quali siano le conseguenze in tutti i
campi dell’agire umano, della convivenza umana, del pensiero umano, ognuno può
facilmente intuire.
Voi - e anche questo notiamo volentieri - avete voluto che
il vostro discorso si delimitasse all’esercizio concreto della libertà nel
campo civile e sociale: in questo siete in linea con la Dichiarazione
Conciliare « [link] Dignitatis humanae », sulla
libertà religiosa, che riguarda appunto il diritto della persona e della
comunità all’esercizio della libertà sociale e civile in materia religiosa. È
anche questo un segno dei tempi, dell’apertura verso ciò che interessa la
comunità, l’insieme dei fratelli, la loro problematica più assillante e
sentita: e facciamo voti .che i risultati del Congresso diano a queste aspettative
le risposte adeguate, pensose, equilibrate, aperte e chiarificatrici, che i
nostri contemporanei si attendono.
Sotto l’aspetto da voi considerato, non
si può isolare lo studio dell’esercizio della libertà da quello che le è
complementare, la responsabilità; e qui vorremmo sostare un poco, per affidarvi
qualche spunto di riflessione.
Ciò è vero anzitutto per lo studio della libertà
considerata nel suo ambito strettamente personale: effettivamente, la libertà è
assenza di determinazione esteriore (e ben avete fatto a estendere l’indagine
anche ai « persuasori occulti », gli strumenti di comunicazione collettiva che
impalpabilmente condizionano e coartano la libertà della persona, oggi). Qui la
libertà trova la sua espressione nella sua vera « entelechia », nella sua
deontologia, nella sua teleologia.
L’uomo, nella sua essenza spirituale, nel suo dovere
morale, nella sua destinazione temporale ed eterna, non può dissociare libertà
da responsabilità. La libertà cerca la norma, non imposta ciecamente o
illogicamente, ma proposta nella verità, nella volontà di Dio: « La verità vi
farà liberi », ( [link] Io. 8, 32) questa
profonda frase del Vangelo di Giovanni è, anche in questo campo, illuminante.
Quando ci si apre a Dio, liberamente e coscientemente, si è liberi. Ma dove Dio
è negato, la libertà diventa folle, si sfrena, non conosce più ostacolo: è il
succo del ragionamento di una pagina avvincente dei « Fratelli Karamazov » di
Dostojevsky, quando Ivan, con logica lucidissima e spietata, conclude che,
negato Dio, cade l’idea di peccato, cade il concetto di obbligazione morale, si
giustifica l’omicidio, ecc. Tutto questo nell’ordine soggettivo; ognun vede con
quanta attualità di pensiero, e con quanta urgenza di applicazione, se vogliamo
che la società non precipiti nuovamente nel baratro della amoralità scatenata.
E nell’ordine sociale? Evidentemente, la
libertà, in quanto tale, cerca di rimuovere ogni ostacolo fisico, l’autorità,
la legge costringente e repressiva: essa vuole autodeterminarsi. Ma tutto ciò
deve essere precisato:
a) C’è un limite, anzitutto: che è la
responsabilità verso gli altri, il senso del rispetto e della collaborazione,
dato che si vive in comunità. Anche gli altri hanno diritti, che vanno
rispettati in modo sacrosanto; e verso gli altri si hanno obblighi, secondo il
precetto evangelico di fare agli altri ciò che desideriamo sia fatto a noi.
b) Accanto al limite, l’incentivo: la
responsabilità si avvera e si completa nell’amore. La libertà non può e non deve
essere egoismo, ma possibilità di espansione del bene, dalla sfera personale a
quella sociale: dovere di solidarietà, di servizio, di partecipazione, come ha
sintetizzato la citata Costituzione [link] Gaudium
et spes, quando ha notato le odierne esigenze di
rispetto reciproco dell’umanità, in tutti i campi della vita sociale e
politica, concludendo che per instaurarvi « una vita veramente umana non c’è
niente di meglio che coltivare il senso interiore della giustizia, dell’amore e
del servizio al bene comune ». ( [link] Gaudium et spes, 73)
Con la libertà deve crescere il senso di responsabilità.
Occorre perciò che tutte le forze impegnate nella vita civile - e voi, Laureati
Cattolici, che nella professione trovate il campo aperto alle vostre
convinzioni di fede, più di ogni altro dovete collaborare a questa grande
impresa - sappiano educare alla libertà nell’amore, e mediante la libertà
contribuire a formare le coscienze alla vera, profonda, pacificatrice maturità
umana e cristiana.
Il traguardo non è purtroppo vicino: ma vogliamo essere
ottimisti, confidando che lo sforzo congiunto di tutte le persone consapevoli
possa ottenere risultati sempre più apprezzabili. Noi preghiamo il Signore
affinché vi illumini nello studio di problemi tanto ardui e vi aiuti nel
tradurli in pratica. Con la Nostra Benedizione Apostolica e con la Nostra
immutata, grandissima benevolenza.
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