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| Michelangelo Buonarroti il Giovane Il velo IntraText CT - Lettura del testo |
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Scena Terza Filandro, Flavio e Coro di Donne Cristiane Flavio O Filandro, o Filandro! Filandro Io mi sento chiamar, che voce è questa? Flavio Fuggi, Filandro, fuggi! Son quei che mi perseguon, sì ch’io debba Fuggir così? Che voce è questa? Dunque tu se’ tu, Flavio? Com’esser può che ’n così breve tempo Tu sii dalla mia villa et abbi l’opra Fatta per me, per cui dianzi partisti? Flavio Ohimè, fuggi, Filandro, Fuggi, Filandro, meco, ch’altro scampo Non ci ha se non la fuga. 2170 Fuggite, donne, ognun si fugga: il fuoco Arde ogni cosa, ogni cosa distrugge! Filandro Come così in un tratto, Non uditosi prima Grido o strepito alcun di nato incendio, 2175 Cresciuto l’ascoltiam sì violente? Ma dove e ’n qual contrada Una sì gran rovina? Della città non penetrata ancora, Penetreravvi certamente in breve: Per la foresta si distende a volo Senza riparo alcun l’audace fiamma. I Coro Udite, donne, udite, 2185 Ciò che Flavio racconta, udite! Il fuoco dice egli essersi appreso Per la foresta E, già fatto vicino Alla cittade inreparabilmente, 2190 II Coro Ohimè, dolenti! Or fia questo un gastigo, Un flagel sopra i falli di Catania, E de’ suoi servi sì crudel nemica! 2195 Che fia di noi, dov’andrem noi, meschine? Filandro Or che non segui a dispiegar più espressa L’affanno del cammin, ché fuggitivo M’interdicon di dir, sì che la lingua Uscito dalla porta un miglio appena, 2205 Di qua, di là, d’ogni villaggio, Ver la città vid’io venir correndo Alzarsi, oltre alle nubi, un ampio fumo Che ne ’ngombrava tutta la campagna, 2210 Dal quale ad or ad or lingue di fuoco Sorgean fetenti sù, livide e tetre. A così fiera vista, un di coloro Che primo a me s’avvicinò fuggendo 2215 Io presi a domandar qual dell’incendio La cagion fosse e qual fosse la terra Che per tale infortunio Doveva in breve rimaner distrutto; 2220 Rispose il doloroso, non restando Di percoter la via col piè veloce, Ch’ardea ’l paese tutto, non pur una Terra o villaggio, e che franato il monte D’Etna, che ’l fuoco eterno ha sempre in seno, 2225 Spande delle sue fiamme un fiume orrendo Che divora non pur le selve e i colti, Ma la terra, ma i sassi, ma gli scogli Arde et incenerisce. Né più lunge Stese il suo dire e ratto a me si tolse. 2230 E non più udito a nostri giorni mai, E forse a me più ch’ad ogn’altro duro! I Coro O mie compagne, o sconsolate noi! 2235 Flavio Ognor più crescer la vorace fiamma Vedeva e in verso i campi di Catania, Serpendo per distorte e incerte vie, Tumida e gonfia dilatar suo orgoglio. Levando al ciel le dolorose strida Faceva rimbombar le valli e i monti. Alcun si volgea indietro rimirando L’empie ruine del suo proprio albergo E disperato si battea fremendo, 2245 Bestemmiando gli iddei, la fronte e ’l petto; Gravava ansando quel l’omero e ’l fianco Cadean per terra debili et infermi I vecchi miserabili; e le donne, 2250 Discinte, sparso il crin, pallido ’l volto, Lacrimose le guance, i dolci figli Nudi e piangenti si stringeano al seno. Et era, ahimè, sì spaventevol cosa A riguardar lo squallido tumulto, 2255 Et a sentire i gemiti e i lamenti, Ch’io m’empiei di pietà tale e d’orrore, Lasso, ch’io non potei Per ispazio non breve Né favellar né respirare. E quando 2260 A lacrimare et a gridare anch’io Et a fuggire incominciai, tornando Verso la terra furioso indietro, Con pensier di partirmi e sovra un legno 2265 Imbarcarmi, sì come Ogn’altro abitator di queste rive E di questa città, che scampar brama, Convien che faccia senza più dimora. II Coro Ohimè, misere noi! Dove, tapine, 2270 Dove lo cercheranno i nostri cari I Coro Come avrà ’l padre mio, vecchio, impotente, Svelto1 alla fuga il piede? 2275 II Coro Come la madre mia, languida, inferma, Sorger potrà per affrettar lo scampo? I Coro E come avranno i miei pargoli figli Forza e poter che ’l gran bisogno agguagli? Filandro Se sì grande è ’l prodigio, 2280 Com’esser può che per la terra ancora Flavio Sì repentino e sì improvviso è occorso 2285 Che la nuova del male e ’l male stesso Ci sopravviene a un tratto. Ma tempo è ben ormai, Filandro, Senza più indugio procurarsi scampo. Filandro Dimmi: quant’esser può dalla cittade 2290 Lontana ancor la voratrice fiamma? Flavio Forse tre miglia al più, se ’l denso fumo Non toglieva al veder l’usato acume. Filandro Ohimè, ohimè, che tra le fiamme Ohimè, dove potea Corinta amata, Se già tutta la campagna scorre Questo incendio infernale, aver ricovro? 2300 I Coro Piaccia a Dio che Filandro Non sia del ver presago: io temo, io temo! Che star qui lacrimando, Le si può dar aita. Io stesso teco Ritardando la fuga, Ché di te e di lei pietà mi stringe. Filandro Andiam! Ma dove vo, dove mi volto? 2310 Scorgimi, Flavio, tu, perché io vaneggio, Andiam, ch’io voglio anch’io,
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1 Svelto] Suolto |
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