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Scena Quarta
Aliso, Flavio, Argilla, Ortensia
e Coro di Donne Cristiane
Ortensia Che
fate, uomini fieri? In che v’ha
offeso
Questa misera donna? 2760
Aliso Ortensia,
vanne,
Non voler contrastare a quello
a cui
Giustizia e zel ne move.
Ortensia Aliso, affrena
Tanta impietà, ti prego. 2765
Aliso Ortensia,
Ortensia,
Vágliati di Filandro e di sua
casa
La tua antica amistade in tuo
discampo,
Colpevole anche tu.
Ortensia Colpevol
forse
Di colpa ignota a me. Ma in
questa donna 2770
Sì innocente e sì saggia
Colpa pensar non so, ch’uomini tali
Richiegga aver ministri della
pena.
Aliso Il
sai bensì; ma dopo gli altri falli
Cagione
è della morte di Corinta. 2775
Ortensia Qual
cagione ha costei della sua morte?
Aliso Se
costei desviata non l’avesse
Fuori di casa ’l padre,
Non cadea quella tra le fiamme
estinta.
Ortensia Troppo
lontana è la cagion dal fine. 2780
Aliso Sì
che degna ell’è pure
Che le medesme fiamme
Tolgano a lei la vita.
Ortensia Orsù,
crudele!
Presago il Ciel di questa empia
sentenza 2785
E di tanti altri danni
Fatto pietoso, ha l’alto incendio estinto.
Flavio Convien
ch’altro rimedio tu provvenga
Per ritardar la pena di costei.
Ortensia Così
non si foss’ei da prima acceso! 2790
Aliso Favole
femmi<ni>li! Andianne, Flavio.
Flavio Sentiamla
prima, Aliso: udire il falso
N’apre talor la via che ’l ver ne scopre.
Ortensia Io
dico il vero.
Argilla Ortensia,
lascia pure 2795
Ch’ei sfoghin l’ira
in me, ch’io nol recuso.
Flavio Ma
di’ come sì tosto
(Né t’arrossisca la menzogna il viso)
Estinto sia lo spaventevol
foco.
Ortensia Notissima
a ciascun la fama è sparsa 2800
Che, poi ch’uman poter schermo o riparo
Non era alcun contro all’orribil foco,
Ai magici rimedi, ai vani
incanti
Ricorse il folle disperato
volgo.
Del tempio di Vulcan furvi
ministri 2805
I sacerdoti e con questi altri
molti
Degli altri tempî, e Celio tra’ primi,
Che, servendo Imeneo, lasciò
piangenti
Più sposi e spose, le cui
illustri nozze
Eran in punto a stabilirsi
liete; 2810
E d’aruspici stolti e negromanti
Trattavi una gran turba,
S’udiron mormorar note et accenti
Diabolici, e di Stige e d’Acheronte
L’onde invocar terribili e maligne, 2815
E caratteri e segni e imagin
tetre
Affisse sovra l’aste d’ogn’intorno,
Dove più si stendea l’avida fiamma,
Vi sparser d’acqua torbida et impura
Nove fiate in giro un corneo
vaso. 2820
Non era ancor nel riversarsi vòto
L’ultima volta, quando un suon profondo
Delle viscere sorger della
terra
S’udì, come d’un
orrido tremuoto.
S’aperse il fuoco e ’n vari gruppi scorse 2825
E quasi idra mortifera
infernale
Nuove teste produsse e nuove
lingue
A divorar color subitamente.
Aliso Dunque
rapiti fûro
Da quelle fiamme?
Ortensia Fûro.
2830
Aliso E
vi morîro?
Ortensia Morîrvi
e incenerîrvisi in un punto.
Flavio Questi
segni non son che ’l fuoco estinto
Sia, come tu racconti.
Ortensia Udite
il fine. 2835
Lo spaventato popol, ch’attendea
In man di quei sacrilegi lo
scampo,
Poi che perir li vide, in fuga
volto
S’era velocemente. O segno illustre,
O esempio da muovere ogni cuore, 2840
Ogn’anima ostinata
Alla fede di Cristo!
Semicoro I O
Dio, che fia?
Ortensia Di
queste, che ’n disparte là vedete,
Donne dolenti, alcune pie
compagne... 2845
Semicoro I Nostre
compagne?
Attente, amiche, attente!
Ortensia ...Tosto
ch’udiro il grido
Del subitano e furibondo
incendio,
N’andâr veloci alla sacrata tomba 2850
D’Agata santa, e genuflesse umíli,
Appo un breve adorar, di mille
baci
Stampata l’urna preziosa e bella,
L’aprîr soave e piano,
E tal ne scaturì giocondo
odore, 2855
Confortator di spiriti e di
sensi,
Che le mirre e gli incensi,
Sparsevi ossequiose, ne fûr
vinte;
E ’l velo, ond’eran ricoperte
Le pure membra, lievemente
sciolto, 2860
Fecer mostra di lor le bianche
stole,
Di quei pur gigli e di quelle
viole,
Freschi e vividi ancor[a],
gioconde e liete,
Onde fûr sparse allora
Che quivi dal martirio ebbe
quiete 2865
Agata, che, palese al loro
sguardo,
Refulse in terra più che ’n
ciel l’aurora.
Aliso Ah,
tu vaneggi, Ortensia!
Ortensia Odine
il fine,
Aliso, e poi di stolta mi
condanna. 2870
Entro un vermiglio e d’or fregiato e perle
Drappo rinvolta quella cara
spoglia,
N’andâr, seguite da fedele schiera
D’altre che le incontrâr femmine pie,
Colà dove più altero stendea l’ali 2875
L’iniquo fuoco a divorar Catania;
E fatto del pio Velo alto un
vessillo
Sovra un bel germe di novella
oliva,
Disse l’una di lor, piangendo tutte
E tutte al Ciel rivolti gli
occhi e ’l cuore: 2880
– Signor, s’a
liberar dal fuoco eterno
L’anime traviate de’
mortali
Sol una stilla che dal cor si
scioglia
D’amaro pianto è, tua mercé, possente,
Deh, che di questo popol
doloroso, 2885
Ch’umiliato a te soccorso chiede,
Non sian per tua bontade i
fonti e i fiumi
Che di lacrime versa indarno
sparsi.
E se pur verso te de’ falli nostri
Troppo oltraggiosi si voltâr
gli strali, 2890
Vaglia di questa spoglia il
puro sangue
Che versò per tuo amor la fida
ancella,
E sposa tua celeste Agata
santa,
E questo sia contro l’infauste fiamme
Ad alta gloria tua salute
nostra. – 2895
E ’n questo dir con l’ammirabil Velo,
Elevatolo al ciel quasi una
insegna,
Trattasi là verso ’l profondo
ardore,
Alto gridando tutti al Ciel
mercede,
L’orribil fiamma cedere e ritrarsi 2900
Cominciò a poco a poco; indi
veloce,
In guisa d’un esercito che rotto
Non può più sostener l’impeto avverso,
Di rupe in rupe per l’Etnea montagna
Si rincentrò nell’infernal sue grotte, 2905
Noi liberando da mortal
periglio
E dall’eccidio suo la terra nostra.
L’aer refulse e ’l ciel si fe’
sereno
E ritornâr gli augelli ai canti
loro.
Le piante e l’erbe (oh che miracol novo!) 2910
Parver ’n un punto germogliar novelle
E rinverdirsi e intempestivi
fiori
Produrre, e i fonti ritornar d’argento,
Ch’ebber di fiamme il corso invece d’onde.
Aliso Taci,
Ortensia, oramai. Pensi tu forse 2915
D’avere a narrar favole a fanciulli?
Donna credula e stolta,
Donna superstiziosa, taci pure,
Ché, se queste tue ciance
Narri a chi, manco amico, men
ti scusi, 2920
Non creder di sottrarti a grave
pena.
Ortensia Vere
son queste cose;
Voi l’udirete or ora.
Così foss’egli ver che con le piante
E con l’erbe e co’
fiori 2925
Di Corinta la vita
E di Filandro insieme
Si fusse rinverdita!
Flavio Partiam,
partiam, che troppo n’ha costei
Fatti tardar con le menzogne
sue. 2930
Andiam veloci al tempio,
Facciam del nostro aiuto
Sperienza pietosa
Se di qualche parente o qualch’amico
In così gran tumulto 2935
Sconsigliata s’affligge alcuna sposa.
Poi per noi stessi studierem lo
scampo.
I Coro O
stolti e troppo pertinaci all’opre
Creder d’Iddio mirabili e veraci!
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