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| Michelangelo Buonarroti il Giovane Il velo IntraText CT - Lettura del testo |
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Scena Quinta Aliso, Flavio, Argilla, Ortensia, Filandro, Corinta e Semicoro Primo di Donne Cristiane Filandro O Flavio, o Aliso, Aliso, Flavio! 2940 Flavio Chi è costui che sì ne pare amico Chiamandoci per nome? Che sembianza è la sua squallida e fosca? Qual è ’l vestir suo lacero e scomposto? Aliso Quella chi è, che sua compagna il segue, 2945 Donna e2 donzella, e che la faccia asconde Filandro Son io però sì trasformato, amici, Che senza riconoscermi, sì fiso, Dubbi qual io mi si’, mirate? 2950 Hammi di tanto trasformato il fuoco Per cui passato sono? Ben son, ben son, guardate, Ben son, ben son Filandro! Aliso Il suon della tua voce, 2955 Più da vicino udita, Mi t’ha fatto palese, che l’aspetto Molto turbato e ’l non vederti il manto E ’l vestir tutto laniato e sconcio, E ’l tenerti per morto (tal la fama 2960 Era corsa di te) mi t’avean tolto Di conoscenza. O Flavio, egli è Filandro! Semicoro I Vedete, udite, donne! Se’ tu Filandro o l’ombra? 2965 Entrar precipitoso in quelle fiamme Giungerti e rattenerti; or come avvenne Che tu non sia rimaso quivi estinto? 2970 Come non se’ tu in cenere converso? Forse quella è Corinta, anch’ella viva? Argilla Corinta esser non può. Argilla Corinta esser non può; ché, se dal fuoco Scampata esser potesse, non per tanto 2975 Dal precipizio ov’io cader la vidi Potea scampar giammai. Dio lo volesse! Filandro Discopri il volto omai, Corinta amata, Fa’ palese a costor la tua salute, Acciò ch’al padre tuo, cui forse è giunta 2980 Della tua morte la novella falsa, Riporti alcun di lor che vivi lieta A celebrar le nozze a lui sì care. I Coro O Provvidenza eterna, o Dio infinito, 2985 Ell’è Corinta! Argilla Che sent’io e che veggio? Quand’io per la tua morte 2990 Forse a perder la vita era vicina. Corinta Argilla, Iddio non solo Incendio e precipizio, ma benigno Sortita m’ha per glorioso esempio 2995 Dell’ammirabil Provvidenza sua. Ortensia Corinta, anch’io t’abbraccio, anch’io ti bacio, Com’abbracciar, come baciar si suole Peregrina che torni al patrio albergo E teco anche m’allegro e per te provo Dolcissimo Filandro; e s’io pur piango Il medesmo contento e l’allegrezza I Semicoro Non posso anch’io non lacrimar di gioia. Filandro Son vivo e quel diletto In te per mille volte S’accrescerà quando tu sentirai 3010 L’alta cagion che m’ha tolto alla morte. Ortensia Or crederai tu, Aliso, Sia ritornato entro le grotte sue, Flavio Stupido anch’io non so disciôr parola. Ortensia Forse tu non avrai più tanta fretta, Aliso Forse come sacrilega e perversa Delle donzelle seduttrice. Dimmi, V’ha da sì gran periglio? Filandro Non ventura, non caso, Ma la divina man, la grazia, il merto E la intercession d’una donzella 3030 Aliso Qualche favola nuova, qualche inganno Da ingannar folli amanti e donne credule. Filandro Poi ch’a gli orecchi miei 3035 Che d’un’alta rovina entro le fiamme Vinto dal gran dolor, posta in non cale E nelle fiamme entrai, più per desio Ch’io ebbi di morire Che per la speme di trovar lei viva E trovandola viva 3045 Di poterla soccorrere. Ma come E in quale stato, o Dio!, la ritrovassi Ella vel dica pur, ch’ io dir nol posso, Né so ben quel ch’io vidi: sì m’ha piena Di meraviglia e di dolcezza l’alma 3050 La novità dell’incredibil caso: Incredibil altrui, ma sì verace Che giurato ho cangiar vita e costumi E vo’ seguir di Cristo anch’io la fede. Aliso Che t’odo io dir? Non ti lasciar, Filandro, 3055 In un momento far che ’l lume perda Dell’intelletto con vergogna e danno. Ch’hai tu altro veduto che Corinta Viva, che tu credesti dianzi morta? 3060 S’ebbe sì da vicino Questa è sola pietà de’ sommi dei: 3065 A loro i voti e i giuramenti dèi. Filandro Cangerai tu fors’anche e Flavio teco Fede et opinion, s’ascolterai Quel ch’io vidi et intesi; ma Corinta, Corinta a cui la santa maraviglia 3070 Per lo suo scampo pria ch’a me s’offerse, Aliso Guarda, Filandro, guarda Quel che tu parli, né Corinta teco S’imagini stoltizie in comun danno 3075 Vostro e vergogna. In gloria del mio Dio la mia salute. Argilla omai del precipizio mio Forse narrata v’ha l’aspra cagione 3080 E come, ascesa per fuggir quell’empia Caddi, com’ella crede e come sparso 3085 Se n’è per tutto il grido; Ma la caduta mia, non so da cui Sostenuta in un tratto, a poco a poco Per l’aer discendendo Quieta e lieve, mi sentii tra’ fiori 3090 La fiamma, che vicina io non potea Né fuggir né schivar, vidi arrestarsi E in ampio aprirsi e spazioso giro E di sé farmi intorno un’alta siepe, 3095 Lontana sì che del suo ardor favilla (Pietoso Dio!) non potea farmi oltraggio. Stupida e lieta a un tempo, alzando al cielo, Per render grazie a quel, l’umide luci, Ohimè, ch’io vidi il Paradiso in terra. 3100 Io vidi in alto una sì bella donna, Ch’umano sguardo in van quaggiù rimira Gli occhi suoi veramente erano stelle; Dirò che fusse un sol l’almo sembiante, 3105 Se ’n ciel non è del sol cosa più chiara; Di raggi lucidissimi, celesti Illuminata il crine, Regia veste cingea candida e d’oro; E in man tenea di vivido smeraldo, 3110 Felice scettro, un ramuscel di palma. Assisa entro una nuvola di rose, Cui si girava intorno Di vezzosi angeletti un lieto coro, 3115 Si volse a me, chiamandomi per nome, E disse: – Agata io sono, io son colei Che per la fede sostener di Cristo Sul fior degli anni miei sostenni morte Et ebbi vita eternalmente in Cielo. 3120 Donde a te consolar ei, Re del Cielo, Mi manda; a te che d’adorare schivi I falsi iddei che questo stolto adora. – Ch’appunto entro le fiamme s’era immerso, 3125 Da me non visto ancora. L’è ver, Filandro? Filandro È vero. Et anche è ver ch’al primo aspetto Di così nuova et ammirabil vista, In ascoltarmi risonar nell’alma 3130 Il dolce suon della celeste voce, Dall’inimico stral vinta s’atterra, Vinto rimasi. E dentro ’l core impresse 3135 Mi restâr sì quelle divine note, Tutto cangiare e parve ch’alla mente Mi scendesse dal Cielo un vivo lume Che conoscer mi fe’, né so dir come, 3140 E in vita e in morte adorar voglio anch’io. Semicoro I Per quante vie la Provvidenza eterna Alla salute lor l’alme richiama! 3145 Flavio Ohimè, che cose ascolto? Odi tu, Aliso? Aliso Io odo e non so ben se gli occhi io chiudo Col sonno o s’io son desto o s’io vaneggio. Argilla Deh, sì. Forse ch’ancora 3150 Potran le colpe mie nel vostro sguardo Mutar sembiante e quel ch’error vi parve Prenderà di virtù sembianza e forma. Corinta Seguía la bella diva (e ’l cor dal petto Parea rapirmi et a sé trarlo in cielo): 3155 – Io vengo a consolarti e dall’orrende Fiamme e dal precipizio alto e profondo Liberarti non sol; ma se ’l crudele Seme infedel, che del cristiano nome Tanto è nemico, alla costanza tua 3160 L’assedio pon di mille aspri tormenti Perché dal vero Dio ribelli il cuore, Io sarò teco in ogni tua battaglia, Io di fortezza ti vo’ cinger l’armi E voglio esserti scudo 3165 Col rimembrarti sol che quelle piaghe Di che le membra mie trafitte fûro, De’ perpetui contenti: e ’l ferro e ’l foco, 3170 Che mi recise il petto et arse il seno, Tra l’altre vie più lucide e più belle Splendono in cielo immortalmente stelle. Soffri, sostieni e spera: io sarò teco 3175 Per ricondurti in Cielo alma beata Vittoriosa e trionfante meco. – Mosse da quei di sue labbra rubini Così soave, ch’io 3180 Nel suo divin sembiante il Paradiso. Filandro Io, di dolcezza poco men che morto Al folgorar degli irraggiati crini. 3185 I santi spirti di quel lieto coro, E l’aere empiendo intorno 3190 D’un alto armoniosissimo concento, E col vago scherzar d’un lieve vento Che portò l’alma, mia liberatrice. Aliso Di tal confusion piena ho la mente Credi tu così nuove meraviglie, 3200 Filandro entrar nel fuoco e lo credei Arso et incenerito e ’l veggo vivo Ed aver poco o nullo 3205 Patito danno e di lui solo ’l manto Restar dovette delle fiamme preda, Che ’ntorno io non gliel veggio. Filandro Il manto mio è quello ond’è coperta ora Corinta, Flavio È vero, io ’l riconosco. Filandro Io nel nostro ritorno il diedi a lei Perché celando in quello Fusse men conosciuta, 3215 Degli accidenti nostri e dopo quelli Della liberazione, ognun correa Bramoso di vederci, al che parea Dover contravvenir per fuggir noia. 3220 Flavio Io ’l credei morto et arso e vivo ’l miro, Mai sino ad or degli adorati dei, E accorto Filandro: ond’io, che sempre M’appresi in ogni affare al suo consiglio S’ei cangia fé la vo’ cangiar anch’io. Aliso Miracoli son questi, opre divine, 3230 Ma perché attribuirle Ad altro Dio ch’a’ nostri dei possenti Agata, che morì per questo Dio. Ortensia Sia lecito anche a me d’una parola Dimmi, come puoi creder che lo scampo Di Corinta opra sia de’ vostri dei, 3240 Se, mentre d’adorarli è sì nemica, Dal precipizio e dalle fiamme a un tempo Si vede liberata? Anzi gli iddei, Se fusse lor poter quel che tu credi, Ingiurati da lei, sdegnati seco, 3245 Dovean non pur non la salvar, ma crudi Vendicatori e fieri, Giù da quel precipizio in quelle fiamme Trarla ad incenerirsi. Tu ti confondi, Aliso. Or perché taci? 3250 La verità divina ha troppa forza.
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